Veto in Ue, Cohn-Bendit “Catastrofe democratica”

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L’ex eurodeputato francese parla di “arma dei deboli contro l’ignoranza dei forti”.

All’interno dell’Ue il diritto di veto nasce nel 1966 dopo la cosiddetta crisi della ‘sedia vuota’ ovvero il boicottaggio da parte della Francia delle riunioni dell’allora Comunità europa formata da sei Stati dopo che la Commissione europea aveva proposto l’istituzione di un bilancio europeo autonomo. Il Compromesso di Lussemburgo introdusse il principio dell’unanimità in seno al Consiglio ogni volta in cui fossero stati in gioco interessi molto importanti anche per uno solo degli stati membri.

Oggi il diritto di veto viene usato – spesso a sproposito – come una vera e propria minaccia nei confronti dei propri partner europei per soddisfare i propri bisogni nazionali e portare a casa qualcosa da Bruxelles. Nel caso del bilancio Ue 2017 il diritto di veto nazionale – minacciato dal primo ministro italiano Matteo Renzi – non può essere usato in quanto questa procedura in Consiglio si vota a maggioranza qualificata: bastano 16 Paesi che rappresentino almeno il 65% della popolazione mentre per la minoranza di blocco serve un numero di Paesi che rappresenti almeno il 35% della popolazione. Il diritto di veto nazionale si può invece usare – forse è questo che intendeva Renzi – sul quadro di bilancio pluriennale che decide le risorse e quindi le contribuzioni finanziarie di ogni Stato membro per un periodo di programmazione di sette anni (MFF), periodo di programmazione che andrà ritoccato in quanto il Parlamento europeo ha chiesto un aumento consistente delle spese per il prossimo anno e sul quale, eventualmente, potrà pesare il diritto di veto nazionale.

Daniel Cohn-Bendit, ex eurodeputato verde francese e cofondatore del Gruppo Spinelli a Bruxelles, parla apertamente di “catastrofe democratica” e invita a “ripensare l’intero funzionamento dell’Unione europea nel rispetto delle realtà locali e statali”.

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