Verso una nuova Costituzione europea?

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L’Indro.it
Rilanciare l’idea di una Costituzione europea è davvero possibile? L’idea espressa nei giorni scorsi dal Ministro degli esteri tedesco Guido Werstewelle è passata quasi inosservata in una Bruxelles tutta impegnata a tappare l’ennesima buca della crisi finanziaria, nel particolare la Spagna di Mariano Rajoy. Eppure negli uffici che contano a Bruxelles, la notizia è arrivata eccome. Il Presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso ha espresso scetticismo, soprattutto visto il contesto di lacrime e sangue generali. Ma, paradossalmente, potrebbero essere proprio questi sacrifici ad agevolare un maggiore integrazione europea e con essa la redazione di una vera e propria carta costituzionale.

“Siamo in una fase di consolidamento di quanto è stato fatto”, ha detto la portavoce del presidente Barroso, Pia Ahrenkilde, ricordando il difficile parto del fiscal compact, firmato solo da 25 Paesi Ue e ancora tutto da ratificare. “Ci sembra molto difficile mettere ora sui binari una riflessione istituzionale di tale portata, che possa portare a considerare una Costituzione europea”, ha aggiunto. Come non darle ragione visti i sacrifici immani fatti negli ultimi mesi per concordare un nuovo patto di bilancio europeo, tra strappi e fratture più o meno rientrate.

Eppure Berlino ci ha provato a giocare la carta della ’super integrazione’. La Germania è intenzionata a testare la disponibilità dei partner europei. Guido Westerwelle li ha invitati tutti ad una cena informale il 20 marzo nella capitale tedesca e, sopresa sorpresa, ben nove paesi (tra cui l’Italia) avrebbero deciso di raccogliere l’invito. Gli altri sono Danimarca, Belgio, Francia, Italia, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna e Austria.

Ma un ritorno della Costituzione europea è davvero possibile oggi come oggi? Forse si, o meglio, forse si tratta di un processo che si è già innescato. La Costituzione europea propriamente detta (ufficialmente Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa) è stato un progetto di revisione dei trattati fondativi dell’Unione Europea, redatto nel 2003 dalla Convenzione Europea e definitivamente abbandonato nel 2009 a seguito dello stop alle ratifiche imposto dai no ai referendum in Francia e Paesi Bassi.

Alcuni suoi passi fondamentali sono stati successivamente riciclati nel trattato di Lisbona entrato in vigore il 1 dicembre 2009 dopo un tormentato doppio passaggio in Irlanda. La situazione di crisi di oggi e la soluzione che è stata data, ovvero una maggior convergenza nei bilanci comunitari e maggior controllo da parte di Bruxelles, sembrerebbe spianare la strada al passo successivo, ovvero una revisione del ruolo stesso delle istituzioni europee. Ce lo spiega Antonio Padoa Schioppa, giurista e storico italiano, fratello maggiore dello scomparso economista Tommaso Padoa-Schioppa, e attualmente professore ordinario di storia del diritto italiano all’Università degli Studi di Milano.

Secondo Padoa Schioppa, “c’è una generale consapevolezza, anche da parte di Angela Merkel, che a suo tempo l’Europa dovrà raggiungere un livello dove la Commissione europea sarà il nuovo governo, il Consiglio la camera degli Stati e il Parlamento europeo aumenterà le proprie funzioni”. Questo perché, secondo il giurista, “è verosimile che a misure come il nuovo fiscal compact devono far da contrappeso maggiori strutture di governo” indispensabili per “una spinta verso la crescita e al rafforzamento dell’economia europea, ad esempio con maggior investimenti strutturali in ricerche e infrastrutture”. Ecco che allora, nel momento del bisogno ci rendiamo contro che c’è bisogno di “qualcosa che vada al di là degli accordi intergovernativi”.

Secondo Padoa Schioppa, queste nuove misure di bilancio necessitano “un ancoraggio democratico, una legittimazione democratica di queste politiche, cosa che può venire solo dall’unico organo legittimato a farlo ovvero dal Parlamento europeo, che dovrebbe avere un ruolo superiore rispetto a quello di oggi”. Insomma, per sintetizzare, “se mettiamo insieme una codecisione costante del Parlamento (maggior voce in capitolo nei processi legislativi, ndr), un vero Governo della Commissione europea e un processo decisionale in cui non c’è più potere di veto di un governo, ecco nascere una nuova Costituzione europea”.

Ma come costruire il consenso attorno ad un simile trattato che modificherebbe radicalmente l’attuale funzione delle istituzioni europee? Inutile cercare di tirare dentro la Gran Bretagna. Secondo Padoa Schioppa, “Londra non ci starà mai. Un grande vantaggio del fiscal compact è stato proprio l’auto esclusione della Gran Bretagna”. Ma allora chi sono i veri soggetti da convincere? “Ancora una volta Francia e Germania. Il problema è che la Francia pensa troppo alla Francia e la Germania ha paura di pagare i debiti dei Paesi del sud. Ciononostante Berlino conserva la propria anima federalista, il Paese länder. E poi a Parigi forse con Hollande qualcosa potrebbe cambiare”. E l’Italia dopo il 2013? “Siamo sempre stati un Paese filoeuropeo. Bisogna solo vede se avremo un ruolo d’avanguardia oppure no”.

Insomma, a ben guardare una nuova Costituzione europea non è impossibile, tutt’altro. D’altronde fiscal compact e Carta dei diritti fondamentali ci sono già. Adesso è solo una questione di tempo. E l’Europa ha dimostrato di averne da vendere.

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