Unione bancaria, l’Europa fa sul serio

0

L’Indro.it
L’unione bancaria che Bruxelles sta per annunciare in pompa magna costituisce senza dubbio il passo più importante degli ultimi anni verso una maggiore integrazione europea. Si sta per assistere ad un passaggio di sovranità senza precedenti dagli Stati nazionali all’Europa (in questo caso Francoforte). “Meno male”, pensano alcuni, “Purtroppo” altri. Una cosa è certa: la proposta che verrà presentata ufficialmente dalla Commissione europea domani a Bruxelles, nel caso venisse ratificata dai Paesi europei, non lascerà di certo le cose invariate.
Detta in parole semplici, l’unione bancaria prevede la supervisione generale di tutte le 6000 banche europee da parte della Bce, che dovrà inventarsi un direttorio apposito. La Bce avrà poteri inediti ed enormi rispetto ad oggi, che non solo interferiranno direttamente con la vita quotidiana degli istituti di credito europei, ma che all’occasione potranno portare addirittura alla chiusura di un istituto potenzialmente pericoloso per l’intero sistema. L’obiettivo è di soffocare sul nascere focolai di contagio creditizio come Bankia in Spagna, Dexia in Belgio e Northern Rock in Gran Bretagna.

Impossibile per una proposta di tale portata rimanere segreta fino alla sua presentazione ufficiale. Vediamone allora insieme i punti salienti. La nuova supervisione bancaria dovrebbe entrare in vigore il 1 gennaio 2013 con un periodo transitorio nel quale verrebbero prese in considerazione soltanto le “banche sistemiche” per poi toccare tutti i 6000 istituti europei dal 1 gennaio 2014 “indipendentemente dal loro modello di business e dalla loro taglia”. Francoforte diventerebbe in questo modo “competente in modo esclusivo per tutti i compiti chiave di sorveglianza bancaria che sono indispensabili per individuare i rischi alla vita di una banca”. Per gli altri compiti di vigilanza (verifica quotidiana delle istituzioni creditizie) la Bce potrà contare sull’aiuto delle autorità nazionali che dovranno però operare secondo le istruzioni dell’Eurotower. Ecco che la Bce potrà valutare le acquisizioni e le vendite di holdings da parte di istituzioni finanziarie e l’eventuale imposizione di cuscinetti ulteriori di capitale alle banche in difficoltà. Nel caso un istituto rappresenti una minaccia per l’intero sistema, la Bce potrà ritirarne la licenza bancaria mettendo in questo modo la parola fine alla sua attività. Nel caso invece un istituto necessitasse di un aiuto in capitale, la Bce potrà intervenire tramite il suo ’braccio armato’, il nuovo fondo salva Stati Ems (in votazione domani alla Corte federale tedesca) che sarà dotato di una potenza di fuoco iniziale di 500 miliardi di euro.

Ma veniamo alle prime perplessità. Neanche a dirlo, i tedeschi hanno qualcosa di (ri)dire. L’onnipresente ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha già sollevato una nota critica di rilievo: come farà l’Ue, o meglio la Bce, a mettere sotto controllo 6000 banche sparpagliate in 27 Paesi membri in così poco tempo? Senza cadere nel disfattismo totale, il compito appare in effetti piuttosto arduo. D’altronde l’Ue ci ha abituati ad obiettivi impossibili, basti vedere che fine stanno facendo gli obiettivi ambientali della strategia EU2020 (ridurre le emissioni di gas serra del 20% rispetto ai livelli del 1990, aumentare le energie rinnovabili al 20% e aumentare l’efficienza energetica del 20%). Per questo motivo il ’ministro di ferro’ ha proposto di partire mettendo sotto controllo le 60 banche più grandi, lasciando fuori per il momento le altre. Un eccesso di realismo che farebbe molto comodo alle Landesbanken e alle casse di risparmio molto legate in Germania al sistema politico locale, che rigorose e trasparenti al 100 per cento non lo sono (nemmeno in Germania), ma che non risolverebbe il crack di banche di medie dimensioni come la spagnola Bankia. Per questo il Commissario Ue al Mercato interno Michael Barnier non ha dubbi: l’intero sistema bancario europeo deve ricadere sotto il controllo della Bce.

Di sicuro la determinazione della Commissione non basterà. Il pacchetto legislativo per essere approvato esige l’unanimità dei Paesi dell’Unione come stabilisce l’articolo 127.6 dei Trattati. Un’unanimità che non è assolutamente scontata. Ai dubbi della Germania si aggiunge lo scetticismo di Paesi come la Gran Bretagna che a Bruxelles (o Francoforte) di controllo toglierebbero anche quello che ha oggi. Ecco allora l’ipotesi che di partire in quarta almeno nei 17 Paesi dell’Eurozona, ma con tanti interrogativi sulle relazioni con gli altri 10 e soprattutto sulla condotta di istituti di credito transnazionali.

Sta di fatto che senza supervisione bancaria europea l’intera unione creditizia auspicata dalla Commissione resterà tutta sulla carta. Presentata qualche mese fa a Bruxelles, questa proposta mirerebbe a spezzare una volta per tutte il legame tra bilanci sovrani e bilanci bancari e con esso, il legame tra i rispettivi debiti. Questo vuol dire che le banche resterebbero localizzate geograficamente nei vari Paesi Ue ma non avrebbero più nazionalità. Quattro gli elementi di un simile progetto: un fondo generale di ricapitalizzazione, un fondo di garanzia per i depositi, un regolatore centrale e un supervisore altrettanto centrale. Ecco che la proposta di supervisione europea soddisferebbe uno dei capitoli fondanti del progetto di Bruxelles, capitolo che da solo non basterebbe ad assicurare il sistema ma senza il quale non si va da nessuna parte.

Infine non bisogna dimenticare il doppio filo che lega questa supervisione e la capacità d’intervento della Bce tramite il suo braccio armato Ems, fondo che verrà giudicato domani dalla Corte federale tedesca, ma questa è un’altra storia.

Leave A Reply