#Ungheria, Viktor #Orban e il #nazionalismo ungherese

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Pubblicato su L’Arena di Verona – Brescia oggi
OrbanL’affinità tra Budapest e Bruxelles è andata affievolendosi nel tempo nonostante proprio l’Ungheria sia stato uno dei primi Paesi dell’ex blocco comunista dell’Europa dell’est ad entrare nell’Ue dopo il crollo del muro di Berlino (precisamente nel 2004).
Gli ultimi due anni sono stati caratterizzati da una serie di scontri aperti con la Commissione europea per tutta una serie di misure proposte e parzialmente messe in atto dal governo di Viktor Orban. Tra il 2012 e il 2013, la maggioranza schiacciante in Parlamento del partito Fidesz ha approvato una serie di leggi e modifiche alla costituzione in violazione di alcuni principi fondamentali dell’Unione europea, scatenando così la reazione di Bruxelles. Prima di tutto i diritti civili, con una stretta sull’autonomia delle università e sulla libertà di lavorare all’estero dei giovani laureati, il freno sui diritti dei conviventi e la criminalizzazione dei cittadini senza fissa dimora. Poi una modifica delle competenze della Corte costituzionale per permetterle di intervenire solo su questioni procedurali e non di merito. Toccata anche la giustizia, con la facoltà di spostare con maggiore facilità i processi in corso e l’obbligo di pensionamento dei giudici anticipato da 70 a 62 anni – una misura che ha permesso al governo di sbarazzarsi di una buona fetta di togati scomodi e sostituirli con nomine più gradite. Nel mirino del governo era finita anche l’indipendenza della Banca centrale e dell’Autorità per la privacy nazionale. Annosa la questione della libertà di informazione, con un vero e proprio tentativo tuttora in atto di imbavagliare la stampa scomoda e sostituirla con quella amica.

Bruxelles è intervenuta in base alle proprie competenze sancite dai trattati internazionali, riuscendo a proteggere l’indipendenza della Banca centrale, aggiungendo la volontarietà al prepensionamento dei giudici e trascinando Budapest in Corte di Giustizia Ue per l’indipendenza dell’authority per la protezione dati – la cui sentenza del 7 aprile ha dato ragione all’Ue. Difficile intervenire sugli altri capitoli, come la libertà di stampa, visto che l’Ue non ha simili poteri di screening sui Paesi che sono già membri ma solo su quelli che aspirano ad esserlo. Unico modo di far pressione – e così è stato fatto nel febbraio 2012 con il congelamento di 495 milioni di fondi strutturali – è bloccare i fondi europei con motivazioni sulla carta giustificabili ma dall’innegabile valore politico.

La riconferma del governo di Orban e l’aumento dei consensi dei partiti di estrema destra come Jobbik, notoriamente allergici alle ingerenze di Bruxelles, renderà molto probabilmente questo rapporto ancora più conflittuale e aumenterà il senso di forte nazionalismo irriverente dell’Ungheria.

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