Ungheria, Brexit e austerità in Grecia: ma sono davvero democratici i referendum?

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In Europa fioccano i referendum. Sull’Ue, sui migranti, sull’austerità. La parola al popolo, sempre, o meglio, quando conviene. Ma in fondo il referendum è davvero democratico?

Chiedere a un greco se gli vanno bene le misure di austerità, a un inglese se ama Bruxelles e ad un ungherese (e non solo) se gli va di accogliere i migranti, è quella che in francese in dice una “boutade”, in italiano un puro esercizio retorico, per non dire una fesseria. Sempre più spesso in Europa governanti e governini si nascondono dietro al volere del popolo per accumulare consenso e scrollarsi di dosso le proprie responsabilità di eletti.

L’ultimo caso è quello ungherese. Un bel referendum indetto da Viktor Orban sulle quote di ripartizione di migranti decise a livello europeo e che non fa altro che chiedere ad ogni Paese membro di far fronte a un’emergenza umanitaria internazionale, ognuno con le proprie forze. Nonostante il quorum non raggiunto, Orban è stato lesto a raccogliere il messaggio politico: gli ungheresi i migranti non li vogliono – i fondi europei invece sì, ma questo ha avuto il buon gusto di non dirlo. Perché? Invece gli altri Paesi muoiono dalla voglia di accogliere migliaia di disperati? Forse no, almeno non tutti, ma alla fine lo fanno, magari a denti stretti, ma salvando così tonnellate di vite umane, come l’Italia, impegnata praticamente da sola nel Mediterraneo.

Prima di Orban è toccato a quel genio di David Cameron, che dopo aver giocato per anni con il fuoco euroscettivo di un Paese che nell’Ue non si è mai davvero integrato, ha dovuto farlo davvero un referendum, e il Brexit gli è scoppiato in faccia. Un ‘leave’ preceduto da una campagna vergognosa e intrisa di luoghi comuni su migranti (europei) ed euroburocrati. Sta di fatto che, il giorno dopo, nel Regno Unito si è registrato un picco di ricerche su google su “What is the EU”, un dato che la dice tutta sulla reale conoscenza dell’Ue da parte di buona parte dei sudditi di Sua Maestà.

Prima ancora ci aveva pensato Alexis Tsipras ad avere l’accortezza di chiedere ai cittadini greci, vessati e affamati da anni di austerità, se accettassero le nuove misure chieste dalla famigerata Troika. Visto che sulla scheda mancava la possibilità di scrivere parolacce, ha vinto il No. Ecco il salvatore del Peloponneso festeggiare il piazza e fare la voce grossa con Bruxelles, per 24 ore, salvo poi mettere in atto, una dopo l’altra, tutte le misure chieste dai prestatori internazionali, perché, sostanzialmente, i soldi ad Atene servivano e queste erano le condizioni per averli. Purtroppo.

La lista dei referendum farlocchi è lunga e passa attraverso al No alla costituzione europea di francesi e olandesi del 2009, ognuno dei quali, com’è stato successivamente scritto in abbondanza, non facevano altro che esprimere un forte dissenso nei confronti del governo nazionale di turno e la Costituzione europea – scritta a dire il vero in modo abbastanza incomprensibile – non sapevano neanche cosa fosse.

Insomma, la domanda è: i referendum sono davvero democratici o servono piuttosto da paravento per le debolezze politiche e le mire elettorali dei nostri politicanti? Lo scrivo a chiare lettere per prevenire i rigurgiti dei Don Chisciotte della Rete: chiedere al popolo di esprimersi su determinate questioni è fondamentale. In una democrazia ‘matura’ il popolo dovrebbe potersi esprimere su tante questioni – magari non su tutto visto che la vita è breve e il tempo libero è sempre troppo poco. Ma in una democrazia ‘matura’, appunto, le campagne prereferendarie non sono fatte di falsità starnazzate e proclami irrealizzabili, in una democrazia ‘matura’ il popolo è messo nelle condizioni di poter scegliere in modo responsabile, anche grazie a una preparazione accettabile – anche di cultura generale. In attesa che una simile democrazia ‘matura’ diventi realtà, qualche Stato membro limita saggiamente l’utilizzo della consultazione referendaria, come l’Italia, dove, ad esempio, la Costituzione non prevede questo esercizio per i trattati internazionali. E un perché ci sarà pure.

@AlessioPisano

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