UK, l’eterna tentazione di uscire dall’Ue

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L’Indro.it
Che alla Gran Bretagna l’Unione europea stesse stretta non è mai stato un segreto. Ma adesso dalle parole si è passati ai fatti. L’annuncio fatto dal Ministro degli esteri William Hague di un corposo lavoro di controllo sul reale impatto che il diritto comunitario ha sull’intero Paese ha un chiaro ed implicito obiettivo: trovare quello che non va ed usarlo contro Bruxelles. D’altronde a Londra è da mesi che si parla di un referendum per uscire dall’Ue. Il risultato dello studio commissionato ne potrebbe fornire la scusa perfetta.
Nelle intenzioni della Whitehall c’è quella di redigere una mappatura tecnica dei pro e contro del diritto comunitario nella politica interna britannica. L’audit richiesto dal Ministro Hague chiederà a tutti i dipartimenti governativi di indicare ogni aspetto della vita amministrativa di tutti i giorni influenzato dall’EU law. Un lavoro immenso che si stima completo entro il 2014, giusto un annetto prima delle elezioni politiche del maggio 2015. “Comprendiamo il bisogno dei Paesi dell’Eurozona di andare verso una maggiore integrazione economica e fiscale come conseguenza dell’unione monetaria – ha dichiarato Hague – Ma dal momento che l’Unione europea si sta sviluppando noi abbiamo l’assoluto bisogno di capire quando una decisione è meglio affrontarla a livello nazionale e locale, ovvero vicino alle persone che ne saranno toccate, o a livello europeo”. Un ragionamento che, se letto superficialmente, non farebbe una piega.

Quello che Sir Hague e tutti i deputati tories euroscettici vogliono veramente, al di là di un’uscita immediata dall’Ue che solo i più estremisti caldeggiano – è una rinegoziazione dei termini di rapporto Ue-Uk, ovvero le regole del gioco che regolano l’appartenenza del Regno Unito all’Unione europea. Nel particolare, i capitoli di politica interna che Londra vorrebbe rinegoziare riguardano giustizia e sicurezza (scegliere quali leggi europee in materia delle 130 totali applicare), lavoro e welfare (direttiva Ue sul tempo di lavoro e lavoratori stagionali), servizi finanziari (fa paura la proposta di unione bancaria europea allo studio di Bruxelles) e politiche regionali (fondi destinati allo sviluppo e alla coesione). Per non parlare dell’eterna querelle sulla politica agricola comune (Pac) per la quale la Gran Bretagna riceve già un rebate (risarcimento) annuale negoziato a ferro e fuoco da Margaret Thatcher negli anni Ottanta.

Ma non è tutto qui. Lo studio commissionato dal Ministro Hague potrebbe fornire la piattaforma sulla quale tutte le rivendicazioni euroscettiche potrebbero basarsi. Con un vizio di fondo: come valutare, in positivo o negativo, gli effetti di una determinata legislazione comunitaria nel regno Unito? Chi sarà a decidere sull’effettivo danno ricevuto dal Paese dall’applicazione del diritto comunitario? Ad aver paura è lo stesso leader liberale e vice Premier Nick Clegg: “L’idea che possiamo utilizzare la crisi dell’euro per andare a Bruxelles e chiedere indietro più poteri è indesiderabile”, ha detto Clegg, preoccupato anche, e a ragione, per il ritorno di immagine negativo che Londra nelle altre capitali d’Europa.

Nei prossimi mesi, infatti, David Cameron si troverà a sedere al tavolo europeo dove verranno prese importanti decisioni su unione bancaria europea, obiettivi di bilancio, ruolo della Bce e (forse) tobin tax. Per carità, non facendo parte dell’euro, Mr Cameron avrà una voce in capitolo limitata rispetto ai colleghi Merkel, Hollande e Monti, ma potrà pur dire il proprio parere anche in nome di quel mercato unico che nessuno, nemmeno in Gran Bretagna, osa mettere in dubbio (“it is in our interest”, dicono più o meno tutti i leader politici d’oltre Manica). Ma allora a che pro lanciare questo studio sugli effetti del diritto Ue? Machiavellicamente si potrebbe vederlo come fumo negli occhi per gli euroscettici che da mesi tengono in ostaggio Cameron con la minaccia-promessa di un referendum per uscire dall’Ue. In questo modo il governo avrebbe guadagnato altri due anni di tempo per vedere come vanno le cose con unione bancaria, fiscale e così via. L’unico problema è che il tempo passa in fretta.

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