Ue meglio senza Londra? Assolutamente no

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Lo storico corrispondente da Bruxelles di Liberation, Jean Quatremer, invita i cittadini inglesi a divorziare dalla Ue nel referendum sulla Brexit del 23 giugno. Mi dispiace, ma non sono d’accordo.

Caro Jean, se pensi davvero che l’uscita del Regno Unito dall’Ue sia un bene per l’Europa, ti stai sbagliando. Su una cosa siamo d’accordo: un eventuale uscita sarebbe sicuramente un duro colpo per gli inglesi, economicamente, politicamente e socialmente. A pensare il contrario sono rimasti solo Farage e Johnson e quei poveretti che, per ignoranza o faciloneria, si stanno bevendo le loro panzane euroscettiche.

Ma che un eventuale Brexit diventi un toccasana per il resto d’Europa è un azzardo. È vero, a volte uno shock può fungere da stimolo e spingere alla ripresa, ma qui non parliamo di uno spintone, bensì di un pugno nei denti. Prima di tutto non bisogna dimenticare che il Regno Unito, con tutti i suoi difetti – in primis questa arroganza tutta British che li spinge a volere condizioni speciali su tutto – resta uno dei Paesi cardine di questa Unione europea. Piaccia oppure no, ma il Regno Unito più di tutti incarna quei valori ai quali la stessa Ue si ispira, a partire dalla sua democrazia interna, dalla sua società multiculturale, dal rispetto dei diritti sociali e civili dei suoi cittadini e da molti aspetti legali per i quali il Commonwealth resta un esempio internazionale.

Inoltre non va sottovalutato il cosiddetto effetto domino che l’uscita del Regno Unito dall’Ue avrebbe negli altri Paesi. Oggi più che mai, alla luce del durare della crisi, ci sono movimenti e partiti medio grandi che nei principali Paesi Ue non aspettano altro che un simile precedente per suonare le loro trombe demagogiche e chiedere l’uscita dei loro ‘popoli’ – come dicono loro – dall’Unione europea. E ricordiamo bene come un certo populismo possa fare male nelle campagne referendarie quando tira una certa aria – Francia e Paesi Bassi nel 2009. La ‘brutta fine’ che farebbe Londra fuori dall’Ue – come prevedi giustamente – non sarebbe così immediata da fungere da esempio agli altri Paesi che, a cominciare forse proprio dalla Francia, avrebbero il tempo di seguire la pecora smarrita inglese. E poi siamo proprio sicuri che sia il Regno Unito il problema principale dell’Europa? Diciamo la verità, ogni Paese ci mette del suo, a partire proprio dalla tua Francia che dai tempi della ‘crisi della sedia vuota’ del 1965 cerca di far pesare oltremisura i propri interessi nazionali…vogliamo rinunciare alla doppia sede del Parlamento europeo di Strasburgo una buona volta oppure no?

Contrariamente, una vittoria del ‘remain’ al referendum potrebbe sancire una volta per tutte l’appartenenza di questa recalcitrante isoletta alla ‘madre patria Europa’, riportarla ‘in the heart of the EU’ – per dirla alla Blair – e mostrare ai vari Farage, Johnson, ma anche ai Le Pen, Salvini etc, come i loro concittadini siano molto più europei di quanto pensano, di come sono loro ad essere antistorici e di come la loro demagogia possa solo servire a garantire loro quel 7-20 per cento di consenti utili a avere un senso nel mondo e a garantire loro uno stipendio.

Certo nel caso del ‘remain’ i leader europei non dovranno abbassare le braghe al ‘figliol prodigo’ londinese. Altro che concessioni e prebende, da Bruxelles Londra non dovrà ottenere assolutamente niente – questo sì che sarebbe pericoloso e ingiusto. Se decidono di restare devono restare secondo le regole che valgono per tutti, come in una vera comunità. È qui che i vari leader nazionali ed europei – ad iniziare da Jean-Claude Juncker – dovranno dimostrare carisma e personalità politica, se no ci ritroveremo punto e daccapo.

Ho iniziato questa risposta chiedendoti se pensi davvero che l’uscita del Regno Unito sia una cosa positiva perché, leggendo il tuo editoriale, non ne sono davvero convinto. Il tono con cui inviti gli inglesi ad andarsene, anche se “per loro sarà un disastro” ma “per noi è meglio così”, è troppo sarcastico, mi fa pensare piuttosto ad una grossa presa in giro, una ’boutade’ fatta da un francese ai cugini d’oltre Manica. Insomma, l’ennesimo caso di quella cara vecchia rivalità franco-inglese di cui in Europa non potremmo mai fare a meno.

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