Ue, in arrivo la clonazione degli animali da allevamento?

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Due le proposte di direttiva della Commissione europea che, se approvate, daranno ai Paesi Ue la possibilità di proibire la clonazione e la commercializzazione dei prodotti derivati per cinque anni, ma lasciano la porta aperta alla ricerca.

Le due proposte della Commissione europea
Nel dicembre 2013, l’Esecutivo comunitario ha presentato due proposte di direttiva Ue: la prima propone la possibilità per gli Stati membri di vietare la clonazione degli animali da allevamento, l’importazione di cloni di embrioni e animali clonati, ma non il divieto di importare seme ed embrioni di animali clonati; la seconda prevede la sospensione della commercializzazione di alimenti provenienti da animali clonati.
La Commissione europea prevede una valutazione etica, di impatto e di benessere anche degli animali entro cinque anni dall’adozione di questa normativa da parte dei Paesi membri. Sempre la Commissione europea ha anche valutato l’etichettatura per questo tipo di prodotti ma, dal momento che questa sarebbe complessa e costosa, non può imporla ai Paesi membri – sta preparando uno studio che sarà pronto entro il prossimo ottobre. La Commissione europea ha ritenuto opportuno non includere l’argomento clonazione all’interno della nuova legislazione sui cosiddetti “novel food”, ovvero gli alimenti prodotti con nuove tecnologie.

Nessun rischio per la salute umana
Secondo i quattro pareri dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) –  2008, 2009, 2010 e 2012 – che ha preso in considerazione i dati disponibili su bovini e suini, non c’è nessuna preoccupazione per eventuali effetti negativi sulla salute umana dovuto al consumo di carne e latte derivati da animali clonati. Inoltre non si registra nessuna differenza tra la progenie di animali clonati e non. Secondo Tobin Robinson dell’Efsa, i problemi restano l’alta mortalità dei capi d’allevamento, gli insufficienti progressi tecnologici e gli scarsi risultati – per i bovini il successo è del 15 per cento, per i suini del 6 per cento. L’autorità europea scarta invece ogni rischio per l’ambiente e la biodiversità.

I vantaggi della clonazione animale
Jan Venneman, dell’European forum of farm animal breeders (Effab), ha evidenziato che il principale aspetto positivo della clonazione consiste nella possibilità di accorciare il tempo generazionale e il tempo di allevamento dei capi nonché limitare il rischio di diminuzione del numero di animali preziosi. Pertanto l’Effab è favorevole alla proposta della Commissione europea perché si basa sulla valutazione di rischio dell’Efsa e contempla un divieto solo temporaneo della clonazione e la possibilità di rivalutare la situazione in futuro e, infine, non contempla il divieto per la ricerca e lo sviluppo dei dispositivi medici.

Clonazione poco interessante per gli allevatori europei
Secondo Xavier David, vicepresidente del gruppo di lavoro della Copa-Cogeca sulle attività zootecniche, c’è poco interesse da parte degli allevatori europei per una serie di motivi: mancati progressi da una generazione all’altra, alti costi, poca efficienza (secondo l’Efsa solo il 13-25 per cento), scarsissima accettazione dei prodotti ricavati da animali clonati sul mercato europeo.
Secondo la Copa-Cogeca bisogna tuttavia continuare sulla strada della ricerca per conoscere meglio i meccanismi per avere capi più fertili e sani, mantenere la concorrenzialità delle equipe scientifiche europee e per le discussioni internazionali. Secondo l’associazione, inoltre, servirebbe una base dati centrale a livello europeo anche perché la tracciabilità del bestiame è molto costosa e quella degli animali clonati richiederebbe una registrazione elettronica ancora più difficoltosa. Infine servirebbe una distinzione chiara tra cloni e progenie.

I problemi della clonazione animale
Il professor Donal Broom del Centre for animal welfare & anthrozoology, afferma che ad oggi l’unica tecnica di clonazione possibile è la Somatic cell nuclear transfer (Scnt) che prevede la creazione di una coltura di cellule staminali derivanti da un embrione che viene successivamente sacrificato. Secondo l’esperto, gli effetti negativi si verificano sia sulle madri che sulla progenie: ad esempio, i bovini possono sviluppare mastiti, disturbi alle gambe e riproduttivi, e poi ancora anomali placentali e fetali con conseguenti difficoltà di parto per la madre. Inoltre è più difficile per gli animali clonati adattarsi alle nuove condizioni a causa dell’uniformità genetica. Sempre per i bovini e i suini si registra un’alta mortalità, per ovini e caprini serve la chirurgia per seguire le evoluzioni degli embrioni. Tra gli aspetti positivi, il fatto che c’è bisogno di meno animali per gli allevamenti.

La posizione del Parlamento europeo
Secondo l’eurodeputata italiana Giulia Moi (M5S), responsabile del dossier per la commissione agricoltura e sviluppo rurale, “su questa nuova norma  che c’è ancora molta incertezza scientifica, non solo per quanto riguarda la salute degli animali coinvolti nel processo della clonazione e la loro selezione, ma anche sui possibili e non trascurabili effetti che il consumo di alimenti ricavati dai cloni potrebbe avere sull’uomo”. Per questo l’eurodeputata confida che “uno studio approfondito di tutta la letteratura in materia ci porterà a redigere un testo che, con la collaborazione di tutti i colleghi, metta al primo posto l’interesse dei cittadini-consumatori europei”.

(Pubblicato su Agronotizie.it)

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