Ttip, a che punto siamo dopo 8° round di negoziazioni

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(Pubblicato su Agronotizie.it)
Ottavo round di negoziati a Bruxelles. Sul tavolo la questione delle indicazioni di origine geografica e il controverso il sistema di risoluzione internazionale. L’Ue: “Fuori dall’accordo ambiente, lavoro e politiche alimentari”. Ma non si placano le polemiche.
Nuovo round di negoziati sul Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership), il trattato Usa-Ue per liberalizzare gli scambi commerciali. Per vincere le critiche gli europei tentano la carta dell’indicazione di origine agroalimentare, ma gli americani sembrano contrari. Resta “la linea rossa” del sistema di risoluzione internazionale tra multinazionali e governi. La Commissaria Ue Cecilia Malmstrom assicura: “Niente ambiente, lavoro e politiche alimentari”. Ma in Europa non si placa l’ondata di contestazioni.

L’ottavo round di negoziati Ttip. La tavola rotonda è durata una settimana ed è guidata dai capi negoziatori Ignacio Garcia Bercero per l’Unione europea e Dan Mullaney per gli Usa. Sul tavolo dei negoziatori, alcuni capitoli generali del partenariato Usa-Ue come le tariffe, le indicazioni di origine geografica, la possibile inclusione di capitoli come l’energia, la regolamentazione finanziaria, appalti pubblici e tanto altro.

Fuori dal Ttip ambiente, lavoro e politiche alimentari. La Commissaria Ue al commercio internazionale, la svedese Cecilia Malmström, cerca di placare le polemiche assicurando che il trattato di libero scambio “non mira ad armonizzare le legislazioni dei due continenti in materia ambientale, di lavoro e di politiche alimentari” precisando che “abbiamo ad esempio migliori standard sul lavoro, ma non per questo possiamo pensare che alzeremo quelli statunitensi”, così come il Vecchio Continente “non abbasserà i suoi, di standard”.

Indicazioni geografiche, gli Usa restano contrari. Una delle querelle storiche tra i due continenti per quanto riguarda il settore agroalimentare resta quella dell’indicazione di origine dei prodotti, basti pensare ai casi del “Parmesan cheese” americano che si ispira, e per certi versi induce in errore il consumatore d’oltre oceano, al Parmigiano reggiano italiano. Una delle proposte avanzate dal lato europeo è quella di prevedere questa indicazione anche per i prodotti americani importati in Europa ma, a quanto pare, l’americano Dairy Export Council, si sarebbe già dichiarato contrario, in quanto alcuni marchi europei ed italiani in primis, secondo loro, sarebbero ormai una specie di patrimonio comune e, come tale, di libero dominio.

Fa discutere il sistema di risoluzione internazionale. Si tratta di uno dei punti più controversi del negoziato. Parliamo del cosiddetto Isds (Investor State Dispute Settlement mechanism) ovvero della possibilità per una multinazionale o semplice azienda privata di citare per danni da mancato profitto uno Stato qualora questo adottasse una legislazione ad essa sfavorevole. Questo sistema di risoluzione delle controversie tra investitori e Stato, appunto Isds, è stata definita da Gianni Pittella, eurodeputato Pd e presidente del gruppo dei socialisti e democratici, come una “linea rossa da non superare”.

Businesseurope: “Vogliamo un nuovo inizio”. È quanto spera la Confindustria europea, che, tramite il suo direttore generale Markus J. Beyrer, chiede alle parti in causa di “discutere di tutto in modo costruttivo, a partire dalle tariffe e ai diritti di proprietà intellettuale, senza dimenticare gli appalti pubblici e la cooperazione normativa”. Intanto si è tenuta in questi giorni a Bruxelles una nuova manifestazione anti Ttip con la partecipazione della ong Friends of the Earth Europe, che ha trainato un un cavallo di Troia gonfiabile di 8 metri per simbolizzare i pericoli “nascosti” nell’accordo commerciale con gli Stati Uniti.

Prossimi passaggi. Mentre i primi round – finora otto – di negoziati sono stati collettivi, ovvero condotti da due intere team di negoziatori e sui criteri generali del partenariato, la seconda fase sarà bilaterale e sui singoli capitoli dell’accordo. Alla fine, una volta raggiunto un compromesso, l’intero trattato dovrà essere approvato dal Consiglio dei ministri dell’Ue (maggioranza qualificata) e dal Parlamento europeo (maggioranza assoluta). A questo va aggiunto il consenso indispensabile del primo vice presidente della Commissione europea, l’olandese Frans Timmermans, al quale il numero uno della Commissione, Jean-Claude Juncker ha dato potere di veto. Infine il Ttip così approvato a Bruxelles, dovrà passare al vaglio dei singoli Paesi dell’Ue – tra cui l’Italia – ognuno dei quali prevede processi differenti per la ratificazione dei trattati commerciali internazionali. In teoria i negoziati del Ttip dovrebbero terminare entro il 2015.

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