Sussidi #agricoltura, la carica degli #agricoltori italiani “de minimis”

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Pubblicato su AgroNotizie.it
agricoltura-campo-granoLa Commissione europea lancia una consultazione pubblica per definire le nuove regole degli aiuti di Stato all’agricoltura nel contesto della nuova Pac. C’è tempo fino al 24 marzo per partecipare, le nuove regole entreranno in vigore il 1 luglio. Obiettivi: più chiarezza, meno burocrazia e più coordinazione con gli ordinamenti nazionali. Intanto l’Italia si conferma quarta in Europa per sussidi all’agricoltura, ma la grande maggioranza dei coltivatori italiani sono “de minimis”.
La Commissione europea ha aperto una consultazione pubblica per conoscere il parere di istituzioni, enti pubblici, organizzazioni, imprese e cittadini, sulle future regole relative agli aiuti di Stato nei settori dell’agricoltura, delle foreste e delle zone rurali.
Si tratta di una consultazione più corta del normale, dal 24 febbraio al 24 marzo 2014 (4 settimane invece che le consuete 6) per adattare le attuali norme alla Politica agricola comune del prossimo periodo di programmazione 2014-2020.
Il nuovo regime Ue dovrà entrare in vigore il 1 luglio 2014, esattamente con l’inizio della prossima presidenza italiana dell’Ue (1 luglio-31 dicembre).

L’intero procedimento si iscrive nella revisione del regolamento europeo sugli aiuti di Stato lanciato nel maggio 2012 per diminuirne la burocrazia e gli oneri a carico dei richiedenti. Per partecipare alla consultazione pubblica, bisogna compilare un apposito questionario disponibile a questa pagina per il settore della selvicoltura e a questa pagina per l’Agricultural block exemption regulation (Aber).

Una delle novità principali è costituita proprio dall’estensione dell’applicazione della cosiddetta Agricultural block exemption regulation, ovvero quegli aiuti di Stato che possono essere stanziati senza essere notificati alla Commissione europea – ricordiamo, infatti, che gli aiuti di Stato in senso lato sono proibiti all’interno del mercato unico europeo per tutelare la concorrenza.

Un’altra novità consiste in un maggior numero di aiuti concedibili nel settore della selvicoltura, ad esempio inserendo i danni causati da animali selvatici e protetti, regole più chiare e semplici, una maggiore integrazione con le regole della RD policy (2014-2020) e con i diversi ordinamenti nazionali riguardanti gli aiuti di Stato.

Gli aiuti all’agricoltura devono essere conformi a tre principi generali: coerenza con la politica di concorrenza generale dell’Ue; coerenza con le politiche comuni dell’Unione nel settore agricolo e dello sviluppo rurale; compatibilità con gli impegni internazionali dell’Unione, in particolare con l’accordo dell’Omc sull’agricoltura. Questi diversi principi si sono concretizzati in strumenti giuridici che si applicano unicamente al settore agricolo, nell’ordine: orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo e forestale 2007-2013 (“gli orientamenti”); il regolamento relativo alle esenzioni per categoria nel settore agricolo; gli aiuti di Stato specifici per il settore agricolo previsti nel regolamento relativo ai moduli di notifica (regolamento 794/2004); il regolamento relativo agli aiuti “de minimis” nel settore agricolo.

Agricoltori “de minimis”
A proposito di agricoltori “de minimis” (aiuti inferiori a 200.000 euro), la Commissione europea precisa che le nuove norme non riguardano la loro situazione, visto che un nuovo regolamento Ue apposito è entrato in vigore il primo gennaio 2014 dopo essere stato approvato il 18 dicembre 2013. Questo provvedimento permette agli Stati membri di disporre di un maggiore margine di manovra in quanto, senza richiedere la preventiva autorizzazione della Commissione europea, possono concedere su un triennio, ad ogni agricoltore, fino a 15mila euro (invece di 7.500) di aiuti pubblici. E’ salito anche il massimale dell’aiuto per Stato membro, passando dallo 0,75% attuale all’1% del valore della produzione agricola.

Italia quarta
Un’eccezione che interessa molto l’Italia, visto che la maggior parte degli agricoltori italiani che ricevono aiuti di Stato sono “minimi”, anzi “super minimi”. In base alla relazione finanziaria della Commissione europea nel 2012, dei 1,21 milioni di produttori italiani che hanno ricevuto sussidi, ben 492mila  hanno continuano a ricevere, su base annua, tra zero e 500 euro di finanziamenti, e 288mila produttori hanno ricevuto massimo 1.250 euro.
Una situazione ben diversa dai produttori francesi e tedeschi, ad esempio, che si piazzano davanti all’Italia per l’ammontare totale di aiuti ricevuti: Francia (7,92 miliardi di euro), Germania (5,29 mld), Spagna (5,23 mld) e Italia (4,05 mld). Per completare il quadro italiano, per altri 353mila coltivatori il contributo nel 2012 è ammontato dai 2mila ai 10mila euro, mentre sono stati 3.240 i produttori italiani che hanno beneficiato maggiormente della Pac, con contributi annui che sono andati da 100mila e oltre 500mila euro. Di questi solo 290 hanno ricevuto tra 300mila e mezzo milione di euro l’anno.

In attesa che la consultazione sia conclusa (24 marzo), sulla questione si pronunceranno anche i 28 ministri delle Politiche agricole europei in sedi di Consiglio Ue a metà marzo.

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