Spagna, Rajoy come Berlusconi: ecco lo scudo fiscale

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Ilfattoquotidiano.it
La Spagna si appresta a varare uno scudo fiscale per battere cassa in tempi di crisi. Lo ha annunciato, a malincuore, il governo di Madrid, secondo il quale una tassazione del 10 per cento sui capitali che verranno riportati in patria, all’incirca 25 miliardi di euro, porterà allo Stato 2,5 miliardi puliti puliti (si fa per dire) da versare nel calderone della nuova Finanziara 2012, una maxi manovra da 27 miliardi da raggranellare in tempi record. A fare da esempio è lo scudo fiscale targato Berlusconi-Tremonti del 2009, che grazie ad una misera trattenuta statale del 5 per cento, ha fatto emergere dal sommerso 104 miliardi di euro, con un guadagno di 5,6 miliardi per lo Stato, con buona pace di tutti i contribuenti onesti del Paese.
“Piacerà o meno, ma devo farlo”, ha detto il ministro del Tesoro spagnolo Cristobal Montoro, non nascondendo una certa amarezza. “E’ l’unica via d’uscita in una situazione straordinaria”. A guardare i conti pubblici spagnoli gli si potrebbe quasi dare ragione. Ad oggi il Paese è in completa recessione, con un deficit alle stelle (8,5 per cento nel 2011) e una disoccupazione ormai da record (22,85 per cento, e 50 per cento fra i giovani). Da Bruxelles dopo la carota del deficit concesso al 5,3 per cento nel 2012 (invece che del 3 per cento come previsto dal nuovo patto di bilancio) non si fa altro che agitare il bastone, con continue sollecitazioni a proseguire sulla strada delle riforme e a non mollare la presa dell’austerità. Non perde occasione di palesarlo il commissario Ue agli affari economici Olli Rehn, che la settimana scorsa ha tirato le orecchie al governo Rajoy per aver “allentato la presa” sulle riforme.

Sì, perché in effetti Mariano Rajoy, subentrato al dimissionario José Luis Rodríguez Zapatero lo scorso novembre, si trova di fronte ad una situazione tutt’altro che facile. La nuova manovra lacrime e sangue di Madrid ammonta a 27 miliardi di euro (3 per cento di aggiustamento) da far saltar fuori in parte con nuove tasse (12,3 miliardi), in parte con altri tagli (-16,9 per cento dei bilanci dei ministeri) e in parte con il congelamento degli stipendi pubblici. Neanche a dirlo, tutte misure che gli spagnoli hanno preso davvero male, come dimostra il maxi sciopero di giovedì scorso dove i lavoratori spagnoli hanno protestano in massa, in primis contro la nuova riforma del lavoro.

Ed ecco che i previsti 2,5 miliardi di euro dello scudo fiscale fanno gola più che mai. D’altronde a fare scuola ci ha pensato il governo Berlusconi che, in tempi di “spread ancora non sospetto”, aveva aperto la porta a tutti quegli evasori che avevano trafugato i propri guadagni all’estero chiedendo una misera percentuale del 5 per cento. Su questo la Spagna cerca di osare di più, chiedendo il 10 per cento ma assicurando, come nel caso italiano, l’anonimato totale. Un bello schiaffo a tutti quei contribuenti che hanno sempre pagato onestamente le tasse, fa notare il quotidiano spagnolo El Pais.

E uno schiaffo potrebbe arrivare anche da Bruxelles, dove gli scudi fiscali sono terreno minato. Non tanto e non solo per questioni di etica, quanto per contrasti con il diritto comunitario in materia di Iva e aiuti di Stato. Spieghiamoci meglio. Una misura di condono fiscale come quella di uno scudo potrebbe essere qualificata come “aiuto di Stato” per tutte quelle imprese che hanno evaso il fisco e poi fatto rientrare i capitali. Una chiara “concorrenza sleale” nei confronti di imprese e individui che le tasse le hanno sempre pagate. E poi l’Iva. In pochi lo sanno ma a differenza di gran parte delle imposte dirette (imposte sulle società, imposta sul reddito, ecc.), l’Iva richiede un certo coordinamento da parte dell’Ue per garantire il corretto funzionamento del mercato unico e una concorrenza leale in tutta l’Unione. Per questo motivo l’Ue ha fissato norme a livello europeo in materia di Iva e un’aliquota minima. E nel caso dello scudo fiscale, l’Iva non si paga.

Un inghippo che aveva spinto alcuni eurodeputati italiani (Niccoló Rinaldi, Giommaria Uggias, Luigi De Magistris e Vittorio Prodi) a presentare un apposito ricorso legale alla Commissione europea. Ricorso che è stato tuttavia archiviato, con non pochi dubbi, i primi di marzo, grazie all’impegno del nuovo governo Monti a recuperare l’Iva sui capitali scudati (recupero che può essere anche retroattivo). Una decisione che non è proprio piaciuta a Niccolò Rinaldi (IdV), secondo il quale “le argomentazioni con le quali l’Ue ha archiviato non sono giuridiche ma solo tutte politiche” e, in questo modo, ci è andata di mezzo la “credibilità stessa della Commissione“.

Quello che è sicuro è che è stato creato un precedente. Lo dimostra oggi la Spagna, che con un occhio all’Italia e l’altro a Bruxelles, spera di incassare i 2 miliardi e mezzo senza troppo soffrire.

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