Spagna, alla caccia di una poltrona alla Bce

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L’Indro.it
Il candidato lussemburghese al posto vacante del board (Comitato esecutivo) della Bce, Yves Mersch, ha incassato la terza bocciatura in pochi mesi. Dopo lo stop della commissione ECON economica del Parlamento europeo e dell’intera Aula a fine ottobre, anche la Spagna dice no a Mersch. Niente di personale per il cosiddetto ’falco’ del Lussemburgo, ma solo interessi divergenti. Se il Parlamento ha infatti rifiutato due volte la sua candidatura per questioni di genere (il board della Bce è ad oggi interamente costituito da uomini), dietro il no spagnolo c’è una ragione tutta politica.
A lasciar vacante il posto lo scorso giugno proprio uno spagnolo, Josè Gonzalez Paramo, giunto a fine mandato. Già pronta a Madrid la candidata perfetta: Belén Romana, esperienza lunga decenni, ex Direttore generale del Ministero del Tesoro spagnolo, precedentemente candidata alla guida del fondo salva Stati Ems e soprattutto donna.

La Spagna è stata il solo Paese a porre il suo veto nei confronti della nomina del lussemburghese Yves Mersch nel board della Bce nel contesto della procedura scritta lanciata dal Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy con la quale doveva essere formalizzata la nomina. Nessuna motivazione addotta per ora dalla Spagna, che al prossimo summit europeo del 22-23 novembre o del 13-14 dicembre dovrà fornire una spiegazione formale agli altri leader europei.

La notizia è stata accolta positivamente dal Parlamento europeo. Le doppia bocciatura dell’Aula (in commissione parlamentare e dal Parlamento nel suo complesso) era stata bypassata da Van Rompuy che, in seguito al sollecito tedesco e all’esigenza di avere un board Bce completo al più presto, aveva deciso di andare avanti lo stesso (d’altronde sulla nomina dei membri Bce il Parlamento non ha potere di veto ma solo consultivo). “È un vittoria per la democrazia”, esulta la deputata francese e liberale Sylvie Goulard.

Soddisfatta anche l’italiana Roberta Angelilli, in quota popolare (Pdl) e vice presidente del Parlamento europeo, che dopo il voto di fine ottobre aveva dichiarato che “non è ammissibile che il comitato esecutivo della Bce sia costituito esclusivamente da uomini, situazione che lo stesso Presidente Draghi ha definito un problema”. Secondo la Angelilli, infatti, “devono essere per prime le Istituzioni Ue a dare il buon esempio contro le discriminazioni e i pregiudizi nei confronti delle donne, che devono far parte a pieno titolo del processo decisionale europeo”.

Ma è davvero solo una questione di pari opportunità? Prima di tutto vediamo chi è Yves Mersch, giurista e avvocato, è Governatore della Banca del Lussemburgo sin dalla sua formazione nel 1998 (fatto per cui è oggi già membro del consiglio dei Governatori della Bce). È considerato un ’falco’ nella politica dei tassi d’interesse bancari, e per i suoi numerosi interventi ammonitori nei confronti della gestione dell’attuale crisi bancaria è da sempre ben visto da Berlino. A renderlo un candidato ’ancora più perfetto’, si è aggiunta lo scorso luglio l’investitura ufficiale di Jean-Claude Juncker, lussemburghese pure lui e presidente dell’Eurogruppo. Anzi, a dire il vero proprio la nomina di Mersch nel board Bce era stata la conditio sine qua non per l’ok di Juncker ad altri sei mesi di presidenza dell’Eurozona.

Ma veniamo alla Spagna. Con un’occhio sulla situazione economica spagnola e l’altro sull’attualità di questi giorni, il veto nei confronti di Mersch si può leggere più che con gli occhiali delle quote rosa con quelli del peso politico in un’istituzione europea, la Bce, che sta vivendo un’esponenziale crescita del proprio potere. Dalla supervisione bancaria che verrà affidata proprio alla Bce (sia pure presso una sua sezione creata ad hoc) all’azione concreta del fondo salva Stati Ems (che dipende proprio dalla Bce), le competenze dell’Eurotower sono tirate ai confini del proprio mandato.

Ecco che per la Spagna diventa importante, se non vitale, avere una voce amica cella cabina di regia di questa istituzione. Proprio in questi giorni, il giornale tedesco ’Welt am Sonntag’ ha pubblicato alcune indiscrezioni riguardanti 17 miliardi di prestiti concessi dalla Bce alla Spagna negli scorsi mesi grazie a 80 miliardi di Bonos (titoli di Stato spagnoli) giudicati dalla Bce più sicuri di quanto non fossero in realtà. Inutile dire che se questa indiscrezioni venissero verificate, oltre all’imbarazzo generale, la Bce dovrà giustificare com’è stato possibile un simile trattamento speciale nei confronti di Madrid. Ecco un altro buon motivo per avere un membro spagnolo nel board della Bce, almeno per Madrid.

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