“Sospette frodi” all’Ue, l’Italia rischia di perdere quasi 400 milioni

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Quasi 400 milioni di euro per 11 anni di irregolarità. È questo il conto che l’Italia potrebbe trovarsi a pagare per una “rettifica finanziaria” – ovvero la restituzione dei fondi Ue nel periodo 2014-2020 – per quanto contestato dall’Ufficio anti frode europeo (Olaf) all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea). Sotto accusa il sistema informatico agricolo nazionale (Sian), utilizzato per gestire tutte le operazioni relative alla politica agricola comunitaria in Italia.

Scoperto una specie di registro parallelo al Sian
L’indagine dell’Olaf e della Guardia di Finanza italiana ha portato alla scoperta di un registro utilizzato dal 1999 al 2013 dove le situazioni opache, invece di essere approfondite e risolte con il recupero del denaro da Agea negli anni, sono state ammucchiate in un angolo nascosto del Sian, lasciando che finissero in prescrizione. Tanto che i dirigenti di Agea, passati e alcuni presenti, rischiano il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. Secondo le accuse, gli indagati non avrebbero controllato l’esatta contabilizzazione dei pagamenti eseguiti e avrebbero trasmesso all’Ue dichiarazioni relative ai conti annuali degli organismi pagatori omettendo di informare la Commissione “del numero effettivo e della reale entità delle posizioni debitorie conseguenti alle erogazioni indebitamente erogate”.

La rettifica finanziaria
In una lettera della direttrice della direzione generale Agri Christina Borchmann dell’aprile 2015 si legge: “Date le preoccupazioni sollevate dall’audit, la dg Agri intende proporre una rettifica finanziaria relativa a tutti i debiti non recuperati anteriormente al 2010. L’importo massimo della correzione ammonta a 388.743.938 milioni, di cui 388.728.816 finanziati dal Fondo europeo agricolo di garanzia (Feaga) e 15.121 dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr)”. Nella lettera si fa anche presente che per il momento non sono stati presi in considerazione i 152milioni di euro delle cosiddette “banche dati non gestite”, vale a dire un altro ambiente del Sian di cui i conti non quadrano e le cifre iscritte, nonostante riportino la dicitura “nazionale”, sono in parte comunitarie.

Le prime irregolarità riscontrate già nel 2009
L’Olaf parla di irregolarità per 17 milioni di euro già nel 2009 all’interno del cosiddetto schema “set-aside” (in inglese, letteralmente, mettere da parte) un regime agronomico adottato nell’ambito della politica agricola comune nel 1988 e in vigore fino al 1998 e che prevedeva la possibilità per i proprietari di terreni non coltivati di ricevere alcuni finanziamenti. In questo contesto erano state riscontrate documentazioni false e manipolazioni dell’intero sistema con pagamenti non dovuti fino a 100mila euro a beneficiario fino al 2006.

L’ultimo precedente: utilizzo di fondi Pac in Sicilia
L’ultima indagine condotta dall’Olaf e riguardante l’Italia risale al giungo 2013 sull’utilizzo di alcuni fondi Ue in Sicilia, con 28 milioni di euro recuperato e 47 persone indagate.

Italia seconda in Europa per sospette frodi ai fondi Ue
Secondo il rapporto 2014 dell’Ufficio anti frodi Ue, l’Italia con 61 inchieste nazionali aperte è seconda in Europa per sospette frodi ai fondi europei nel periodo 2007-2014. In tutto sono 61 i casi, alle quali si aggiungono sette indagini condotte direttamente dall’Olaf nel corso del 2014 e riguardanti l’utilizzo di fondi comunitari da parte delle amministrazioni nazionali o regionali italiane. È quanto emerge dal rapporto 2014 dell’ufficio europeo che ha come obiettivo il contrasto delle frodi, la corruzione e di qualsiasi attività illecita lesiva degli interessi finanziari dell’Ue. Tuttavia Giovanni Kessler, direttore italiano dell’Olaf sostiene che “l’Italia è un Paese che ha questo tipo di reati ma dove, in confronto ad altri Paesi, c’è una buona reazione nello scoprire le frodi e reagire alle truffe sui fondi europei”.

(Pubblicato su Agronotizie.it)

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