Sementi, l’Europarlamento boccia la proposta della Commissione

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Pubblicato su Agronotizie.it
silvestris-sergio-paolo-francesco-fonte-parlamento-europeoPer i 650 deputati contrari, il nuovo regolamento sul materiale riproduttivo vegetale penalizza i piccoli agricoltori. Save the Seeds: “Un regalo alle grandi multinazionali”. De Castro: “Vogliamo tutelare le nostre imprese”. La parola al Consiglio Ue.

Il Parlamento europeo affossa la proposta della Commissione europea sul materiale riproduttivo vegetale, il cosiddetto “regolamento sulle sementi”. 650 eurodeputati (contro 15) lo hanno giudicato inadatto, anzi contrario agli interessi dei agricoltori, specie dei più piccoli che, secondo le associazioni di categoria, non sarebbero stati più liberi di scambiarsi liberamente le proprie sementi e sarebbero stati gravati da un pesante fardello amministrativo.
Nei mesi scorsi il dossier è stato presentato come una battaglia tra piccoli produttori e grandi multinazionali.
Adesso la parola passa al Consiglio Ue Agricoltura che dovrà decidere come procedere sulla questione.

Si tratta del “Plant reproductive Material law” che raggrupperebbe ben 12 direttive oggi vigenti in materia in un unico regolamento che dovrebbe entrare in vigore nel 2016. Tra i capisaldi di questa proposta troviamo un presunto miglioramento del sistema di registrazione delle sementi utilizzate in Europa, l’istituzione di un organo di controllo che analizzi e approvi ogni pianta e seme coltivati e maggiori controlli per quanto riguarda la coltivazione industriale.

Un inutile fardello amministrativo per gli agricoltori e un regalo alle grandi multinazionali. Questo era stato il principale argomento dei contrari, soprattutto le associazioni di categoria che nei mesi scorsi si sono rivolte in massa agli eurodeputati. La Ong tedesca Save our Seeds, ad esempio, ha parlato subito di “regalo fatto a multinazionali come la Monsanto e Dupont Pioneer”, le uniche, secondo l’associazione, in grado di percorrere l’iter amministrativo profilato dalla nuova normativa, se non fosse altro che per una questione di costi.

“Una decisione forte e trasversale che vuole tutelare le nostre piccole e micro imprese e dare un messaggio chiaro ai cittadini europei e alle molte organizzazioni non governative che in questi mesi hanno fatto sentire la loro voce”, ha commentato Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo, che lo scorso 12 febbraio aveva votato contro questa proposta (guarda la videointervista).
“In questi ultimi mesi abbiamo ascoltato con attenzione le profonde perplessità di agricoltori e cittadini nei confronti di un testo faceva una sintesi forzata di temi complessi e differenti tra loro come la commercializzazione delle sementi e del materiale da propagazione sotto il termine ombrello di ‘materiale riproduttivo vegetale'”.

“Tenere distinti tre settori”, questa è una delle proposte di De Castro annunciata in conferenza stampa: “Produzioni e commercializzazione di semi, piante di propagazione (come olivo, alberi da frutto) e piante forestali”. Sempre De Castro si è stupito e lamentato che la proposta della Commissione sia stata fatta “senza presentare alcun studio di impatto”.

“L’ampia maggioranza, sia commissione Agri che oggi in plenaria, è la riprova di una posizione condivisa. Non potevamo decidere in modo frettoloso sulla proposta, che è cruciale per molte associazioni di coltivatori, imprese e cittadini”, ha detto il relatore del dossier Sergio Paolo Francesco Silvestris (Ppe), che invita “il Consiglio Ue a rispettare la volontà del Parlamento europeo”.

Prossime tappe
Dopo la bocciatura della proposta della Commissione, la rappresentante dell’Esecutivo comunitario presente in Aula a Strasburgo ha palesato la volontà di non ritirare la proposta e quindi di non presentarne una nuova. Per questo i deputati hanno votato ed approvato (511 favorevoli, 136 contrari e 16 astenuti) una risoluzione legislativa che ha chiesto la conclusione della prima lettura (passaggio del processo legislativo) per portare la questione in Consiglio Ue.
I 28 ministri dell’Agricoltura dovranno adesso decidere se approvare il rigetto della normativa, il che porterebbe alla conclusione del processo legislativo, oppure modificare il testo originale della Commissione e avviare i negoziati propedeutici alla seconda lettura.

Quello che è sicuro è che sarà un’altra Commissione e un altro parlamento europeo a proseguire il dossier viste le imminenti elezioni europee di maggio e il successivo rinnovo del gabinetto dei Commissari Ue.

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