Ritratto di un continente reale

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Pubblicato su Left 20-27 luglio 2013
Screen Shot 2013-07-25 at 14.20.49Sarà per la crisi, sarà per la modernità o sarà che il tempo passa per tutti, ma alcune delle monarchie più antiche del vecchio continente non godono più dei grandi sfarzi del passato, e soprattutto del vasto consenso popolare che avevano un tempo. Sempre più “sudditi”, infatti, si stanno dimostrando insofferenti verso corone e scettri, e la condotta di alcuni reali di certo non aiuta. Anche se i monarchi d’Europa non sono più i protagonisti delle politiche nazionali ed internazionali ma restano più o meno relegati ai cerimoniali e alle occasioni mondane, cresce il numero dei cittadini europei che si pongono la stessa domanda: ma perché li dobbiamo mantenere noi? Dal Belgio alla Spagna cresce l’insofferenza per il sangue blu e le spese reali. Unica eccezione è l’Inghilterra, dove in molti hanno ancora negli occhi i flash del matrimonio di William e Kate.

BELGIO

Belgio, re nuovo ma guai vecchi. Il 21 luglio il Re del Belgio Albert II abdica dopo vent’anni di trono in favore del figlio 53enne Philippe (o Filip, alla fiamminga). Un passaggio di consegne che era nell’aria da tempo ma che, tra la crisi dell’euro e quella del governo belga, si è protratta per mesi, anzi anni. Di sicuro non un bel momento per il Re dimissionario, travolto dallo scandalo della presunta figlia illegittima Delphine Boël, con tanto di processo di riconoscimenti in corso, e i tentativi della madre Fabiola di non pagare le tasse di successione. Di mezzo un popolo, i belgi, divisi tra amore e odio per un sovrano che “tutto sommato non ha regnato male”, si dice a Bruxelles.

Sì perché in Belgio il re sulla carta avrebbe un ruolo fondamentale, almeno nella nomina del governo federale, ma il pasticcio successivo alle ultime elezioni che ha lasciato il paese senza un governo per un anno e mezzo ha dimostrato chiaramente come a contare veramente siano gli accordi politici tra le due anime del paese, quella vallona e quella fiamminga, e come la funzione del re sia soltanto di facciata.

Sta di fatto che proprio la parte fiamminga del Belgio, il 60 per cento della popolazione, sta dimostrando di averne davvero abbastanza dei reali. Ne è una prova evidente la lettera scritta e firmata dai cinque principali partiti fiamminghi (N-VA, Groen, CD&V, Open VLD e LDD) e consegnata pubblicamente al principe ereditiere Philippe/Filip, adesso re, dove si legge che “la monarchia non è nient’altro che un anacronismo”. “Non è un segreto di pulcinella dire che più o meno nessun partito vorrebbe vedere il principe Philippe/Filip (figlio di Albert II)  sul trono”, ha detto senza peli sulla lingua Bart De Wever, il carismatico leader della NV-A e dallo scorso gennaio anche sindaco di Anversa. Troppo tardi. Sì perché se Re Albert II e consorte (regina Paola di origini italiane, calabresi per la precisione) non sono amati da molti belgi (non tutti per carità), l’idea di vedere il principe Philippe diventare re fa a dir poco accapponare la pelle. “Il potere politico che eredita Philippe/Filip, solo perché è figlio di suo padre, appartiene ad una tradizione passata”, ha detto Wouter Van Besien, presidente di Groen, il partito verde fiammingo. “La monarchia non è un sistema democratico”, incalza Karl Vanlouwe, senatore NV-A e presidente della commissione affari esterni del senato federale. “E quello che è peggio è che non possiamo nemmeno avere un referendum a livello federale per dire addio alla corona, visto che una simile consultazione popolare si può indire solo fare a livello locale”. Secondo Vanlouwe, il fatto che la costituzione belga non preveda un referendum a livello federale non è altro che una protezione per la monarchia. “Nel 1951 c’era stato un referendum sul ruolo del re durante la seconda guerra mondiale. L’allora monarca, Leopold III, fu salvato da solo il 52 per cento dei votanti”.

Sangue blu e abitudini dorate. Secondo Theo Franken, un altro deputato della NV-A, non solo “la famiglia reale costa al contribuente belga circa 35 milioni di euro l’anno tutto compreso, dotazioni più spese, ma non c’è trasparenza nella gestione di questi fondi stanziati. Non abbiamo alcuna idea di cosa fanno con questi soldi”. Una situazione ancora più amara in tempo di crisi, dove “tutti sono costretti a fare tagli, mentre non solo la famiglia reale resta ricca ma non si degna nemmeno di essere trasparente”. Attenzione poi all’eccezione belga: Franken spiega che “non solo il principe Philippe riceve 1.3 milioni di euro l’anno (adesso riceverà la dotazione reale, nda), ma siamo gli unici in Europa a pagare per tutti i figli del re, che di conseguenza non hanno alcun bisogno di lavorare”.

E i recenti scandali che hanno coinvolto la ex regina, Fabiola de Mora y Aragón (di chiare origini spagnole), con la villa delle vacanze in Spagna intestata a una fondazione locale per non pagare le tasse di eredità del passaggio di proprietà ai nipoti, di certo non è stato un  toccasana per la reputazione reale. Tanto che pure il Premier Elio Di Rupo, mettendo da parte il bon ton politico più tipico ai politici valloni nei confronti della corona, sembra intenzionato ad andare avanti con la proposta di ridurre la dotazione reale e fa pagare loro l’Iva, dalla quale oggi sono Sua Maestà è esente.

Insomma Philippe/Filip riceve la corona in un momento tutt’altro che splendente per la monarchia belga, e le indiscrezioni sulla condotta pubblica del neo re non fanno presagire un aumento nei consensi tra i sudditi.

SPAGNA

I tempi in cui re Juan Carlos veniva esaltato come salvatore della patria sembrano ormai lontani. Il vortice di scandali che ha investito la famiglia reale e la drammatica crisi economica che stanno patendo gli spagnoli, lasciano poco spazio ai nostalgici dei tempi andati. Per anni gli spagnoli hanno chiuso un occhio, spesso due, nei confronti degli sfarzi di re Juan e delle sue scorribande amorose, ma adesso, con la disoccupazione al 27 per cento, quella giovanile sopra il 50 per cento e migliaia di famiglie sfrattate per le rate del mutuo non pagate, la pazienza è finita. A far traboccare il vaso è stata la battuta di caccia grossa in Botswana da 10mila euro al giorno con tanto di foto di un elefante abbattuto alle spalle di re Juan Carlos, che, ironia della sorte, era pure presidente onorario del WWF Spagna. Poi lo scandalo dell’accusa di truffa per evasione fiscale e altri reati da 7,8 milioni di dollari ai danni della figlia Cristina e del genero Urdagarin sulla quale sta investigando la magistratura spagnola. Ed ecco che aumentano le voci di un possibile referendum per chiudere per sempre con la monarchia e passare alla repubblica.

PAESI BASSI

Nei Paesi Bassi la dinastia degli Oranges se la passa relativamente bene, ma solo perché la tradizione liberale e fondamentalmente repubblicana, almeno nei fatti, relega i reali olandesi a una certa distanza dalla politica. La regina Beatrix (nome completo Beatrix Wilhelmina Armgard van Oranje-Nassau), che ha abdicato recentemente a vantaggio del figlio maggiore Willem-Alexander (e poi ancora “Claus George Ferdinand van Oranje-Nassau”) si è contraddistinta negli anni più per il suo impegno nel sociale che per il ruolo politico, praticamente inesistente.

GRAN BRETAGNA

L’eccezione che conferma la regola. La famiglia reale britannica gode sostanzialmente di un discreto sostegno da parte dei suoi sudditi. Un recente sondaggio dell’ICM rivela come il 69 per cento degli inglesi pensi che Sua Maestà la Regina Elizabeth II stia facendo “un buon lavoro” contro un 22 per cento che vorrebbe se ne andasse. A quanto pare il gigantesco e super mediatico matrimonio del principe William e Kate Middleton ha rinvigorito i cuori monarchici d’Inghilterra. Attenzione però, ad essere fieri della corona sono soprattutto gli “inglesi” non tutti gli abitanti del Regno Unito (composto da Scozia, Galles e Irlanda del Nord). Nel 2014, infatti, gli scozzesi voteranno in un referendum per l’indipendenza che potrebbe sottrarre al regno l’intera terra degli highlander. Gli inglesi, invece, così restii a “mandare i loro soldi a Bruxelles”, come dicono loro, non sembrano altrettanto parsimoniosi con le spese della corona, o almeno non per ora.

@AlessioPisano

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