Riforma del biologico, si va verso l’accordo europeo

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Via libera dell’Italia alla proposta del Consiglio Ue Agricoltura ma con riserva su eventuali modifiche sui punti più caldi, ovvero la frequenza dei controlli sui produttori e la soglia delle sostanze non autorizzate. Tre le principali novità: accesso più facile al bio per le piccole aziende, controllo annuale “a basso rischio” e stessi standard per chi importa bio in Europa. Adesso il negoziato continua al Parlamento europeo.

Biologico, tre le principali novità
Il compromesso proposto dalla presidenza lituana dell’Ue sulla riforma dell’agricoltura biologica sul quale i 28 ministri dell’agricoltura hanno sostanzialmente detto sì, prevedere tre principali novità: la modifica del regime di importazione dei prodotti biologici, in base alla quale i Paesi terzi potranno esportare in Ue prodotti biologici solo conformemente alle norme produttive europee o in base a regimi di reciprocità. Poi l’introduzione della certificazione di gruppo che mira ad agevolare l’ingresso nel mercato del biologico delle piccole aziende produttive. Infine resta l’obbligo di un controllo annuale con relative norme mantenute all’interno del regolamento del biologico per una maggiore semplificazione e chiarezza.

Sì con riserva dell’Italia
Al termine del Consiglio Ue Agricoltura, il sottosegretario Giuseppe Castiglione ha detto che “considerando l’importanza del dossier e i progressi fatti, accettiamo la proposta in uno spirito di compromesso, ma riteniamo importante rilasciare una dichiarazione sulla necessità di migliorare il testo nel corso dei futuri negoziati in modo da considerare maggiormente le esigenze che abbiamo rappresentato per i nostri consumatori”. Insomma l’Italia insiste sulla strada “dei controlli per assicurare un alto livello di fiducia nei prodotti bio da parte dei consumatori” e che “vengano chiarite e rafforzate le procedure in caso di sostanze non autorizzate”.

Dubbi sulla “decertificazione bio”
L’Italia non è riuscita a portare dalla sua parte la maggioranza dei Paesi Ue sulla cosiddetta “decertificazione bio”, ovvero la possibilità – osteggiata dal governo italiano – di revocare il marchio bio in caso venga certificata la presenza “evitabile” o “deliberata” di eventuali sostanze non autorizzate in un determinato prodotto alimentare. Per il momento non esiste alcune soglia specifica in quanto spetterà alla Commissione europea fissarla e armonizzare le procedure di valutazione fra i 28 Paesi membri. Ad oggi, quindi, non esiste ancora una soglia comune per agrofarmaci e altre sostanze non autorizzate.

Controlli annuali ma “a basso rischio”
Quanto alla frequenza dei controlli, in principio sarebbero annuali, ma sulla base di una valutazione di “basso rischio”, per alcuni operatori potrebbero avvenire tramite documenti cartacei ogni 12 mesi e solo ogni tre anni ‘in loco’. Su questo punto l’Italia aveva insistito per controlli annuali a prescindere dal rischio, mentre altri Paesi europei, appunto, avevano chiesto verifiche previo possibile allarme.

Vietato vietare altri prodotti bio
Se da una parte ogni Paese membro potrà mantenere in vigore la propria regolamentazione in materia di biologico fino al 2021, dall’altra nessun governo potrà vietare la circolazione all’interno del proprio territorio di prodotti con il marchio bio di altri Paesi Ue magari con criteri diversi.

I prossimi passi
L’accordo raggiunto in sede di Consiglio Ue – che riunisce i 28 ministri dell’agricoltura europei – adesso vedrà il proseguo dei negoziati in sede di Parlamento e Commissione europea. Il rischio è che, in caso di mancato accordo finale, la Commissione ritiri la sua proposta di riforma in assenza di progressi significativi e ricominci l’intera procedura daccapo.

(Pubblicato su Agronotizie.it)

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