Rifiuti elettronici, Parlamento UE approva nuova Direttiva

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Helpconsumatori.it
Il Parlamento europeo riunito in sessione plenaria a Strasburgo ha approvato in seconda lettura la revisione della Waste Electrical and Electronic Equipment  (WEEE) che regola la gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Incremento della raccolta, recupero materie prime preziose e maggiore assistenza ai consumatori. Adesso il testo passa al Consiglio Ue. Una volta approvato, gli Stati membri avranno 18 mesi per inserire le disposizioni nella legislazione nazionale.
“Abbiamo raggiunto un accordo ma i negoziati non sono stati facili”. Lo ha detto il relatore responsabile del Parlamento, il tedesco popolare Karl-Heinz Florenz. “Il problema più grande del testo originale della Direttiva, che risale a dieci anni fa, è che permetteva l’esistenza di molti rifiuti illegali di apparecchiature elettriche in tutta Europa”. Prima di arrivare al testo finale, la Direttiva è passata infatti dalla commissione ambiente del Parlamento europeo, dalla plenaria del Parlamento e già dal Consiglio Ue. La seconda lettura di ieri rappresenta l’ultimo passaggio prima della sua definitiva entrata in vigore.

“Non si tratta solo di una questione ambientale ma anche di un serio danno economico”. Karl-Heinz Florenz pone l’accento su “tutto l’oro che va perso quando questi rifiuti vengono gettati indiscriminatamente”. Secondo il relatore tedesco, “si tratta di un valore che non possiamo perdere”. “Siamo gli esportatori di questi prodotti numero uno al mondo, per questo abbiamo bisogno di maggior attenzione nella gestione delle raw materials (materie prime, ndr).”. Sempre secondo Florenz, con un milione di telefonini gettati all’anno, potremmo recuperare più di cento chilogrammi di argento e tanto altro. Per questo motivo, la nuova Direttiva sancisce che i tassi di riciclaggio dovranno salire all’80 per cento per alcune categorie di merci. Inoltre dovranno essere utilizzate le migliori tecnologie di riciclaggio e i prodotti dovranno essere progettati per essere riciclati più facilmente.

Ci vuole più standardizzazione anche nei sistemi di riciclo. “Con 27 sistemi diversi ci troviamo di fronte ad un vero problema”, ha detto Florenz. Il nuovo testo prevede che tutti gli Stati membri debbano incrementare la raccolta dei rifiuti di prodotti elettronici, anche se già soddisfano l’attuale obiettivo forfettario di 4 kg per persona l’anno. L’obiettivo è raccogliere 45 tonnellate di rifiuti per ogni 100 tonnellate di beni messi sul mercato entro il 2016. Entro il 2019, la cifra dovrà salire al 65 per cento o, in alternativa, si potrà raccogliere l’85 per cento dei rifiuti di materiale elettronico prodotto. Più morbidi gli obiettivi di dieci Paesi che devono migliorare le loro infrastrutture, fra i quali non c’è l’Italia (obiettivo intermedio del 40 per cento), Paesi ai quali viene concessa la possibilità di richiedere una proroga fino al 2021 per raggiungere l’obiettivo finale.

Italia in fondo alla classifica della raccolta rifiuti elettronici in Europa. Statistiche Eurostat del 2008, ritraggono il nostro Paese tra gli ultimi del riciclo elettrico, con appena 2,6 kg pro capite. Peggio di noi solo Romania (0,8) e Polonia (1). Tra i Paesi più virtuosi rientra la Svezia (14,8), Norvegia (10,5), la Finlandia (9,8) e la Germania (7,8). Meglio anche i Paesi in difficoltà economica come l’Irlanda (9), la Grecia (4), il Portogallo (3,9).

Facilitare il riciclo per i consumatori. Il Parlamento ha chiesto e ottenuto che ai consumatori sia permesso di restituire ai rivenditori piccoli dispositivi elettronici (come i telefonini) in ogni grande negozio del settore (da 400m2 in su), senza dovere per forza acquistare un altro prodotto. “All’inizio i negozianti non saranno molto felici – ha commentato il relatore Florenz – ma quando verrà messo a punto il recupero delle materie prime, allora cambieranno idea”.

Basta esportare prodotti che in realtà sono rifiuti. Troppo spesso prodotti che non funzionano (computer, telefonini, ecc) vengono esportati in Paesi più poveri, come quelli africani, giusto per sbarazzarsene. Il Parlamento ha negoziato controlli più severi sugli imbarchi illegali per evitare che questi tipi di rifiuti siano inviati in Paesi in cui le condizioni di lavoro sono spesso pericolose per i lavoratori e per l’ambiente. Sarà compito degli esportatori, e non più dei funzionari doganali, dimostrare che le merci sono state spedite per la riparazione o il riutilizzo, a seconda dei casi previsti dalle nuove regole. “Se vuoi esportare qualcosa devi assicurare che il prodotto funzioni – ha concluso Florenz  – I prodotti che non funzionano devono essere smaltiti in Ue”.

 

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