Ricetta Liikanen contro le crisi bancarie future

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L’Indro.it
Un titolo più accattivante sarebbe stato ’Mai più la crisi’. A Bruxelles è stato consegnato alla Commissione europea il rapporto Liikanen, 150 pagine redatte dal gruppo di esperti guidato dal governatore della Banca centrale finlandese, Erkki Liikanen, che suggerisce cinque misure per prevenire futuri terremoti finanziari come quello che sta scuotendo l’Europa da due anni a questa parte. Prima di tutto la separazione legale tra attività di credito e quella di trading finanziario. “E’ ora di porre fine al sistema in cui si privatizzano i profitti e si socializzano le perdite”, ha detto Liikanen. Una frase ad effetto in giorni in cui mezzo Sud Europa è sceso in piazza per protestare contro le misure di austerità imposte dai rispettivi governi.
Formato nel febbraio 2012, il gruppo di undici esperti (tra cui l’italiano Marco Mazzucchelli) guidato dal finlandese Erkki Liikanen è stato incaricato dal Commissario Ue al Mercato Interno Michael Barnier di studiare le mosse per prevenire eventuali future crisi del settore finanziario e le conseguenti ricadute sulle casse pubbliche, i risparmi dei contribuenti e il finanziamento dell’economia reale. Dal 2008 al 2011, infatti, il soccorso europeo alle banche del continente è costato ben 4500 miliardi di euro di fondi pubblici, ovvero il 36,7 per cento del Pil europeo. Una cifra da capogiro che è stata finanziata sostanzialmente con le tasse dei contribuenti, i tagli alla spesa sociale e la sottrazione di capitali ad imprese ed aziende.

Ecco che secondo gli esperti raggruppati da Barnier è fondamentale separare una volta per tutte le attività di trading da quelle di credito. Secondo il rapporto, questa separazione dovrebbe riguardare l’attività di compravendita in proprio, i derivati, prestito ed esposizione non garantire verso gli hedge fund, investimenti strutturati e in private equity. Una separazione che dovrebbe scattare qualora gli asset bancari impiegati nel trading superano il 15-25% di quelli totali della banca o eccedano i 100 miliardi di euro. Nelle intenzioni del gruppo non si tratterebbe di bandire le cosiddette ’banche universali’, perché la divisione tra queste due attività potrebbe essere fatta in seno allo stesso istituto.

E poi più ’bail-in’ e meno ’bail-out’, ovvero coinvolgere maggiormente i creditori in un’eventuale operazione di ristrutturazione di una banca in difficoltà. Facendo un esempio concreto, nel caso delle banche greche, i grandi creditori internazionali (tedeschi e francesi) avrebbero dovuto partecipare maggiormente alla sofferenza comune (ben oltre l’haircut concordato) evitando che l’intero peso del debito venga scaricato sul cittadino contribuente. Non va infatti dimenticato che la cosiddetta ’crisi dell’Euro’, che poi tutta dell’Euro davvero non è, ha attecchito in Europa spinta dall’implosione delle subprime americane, conseguenza inevitabile di un mercato finanziario gonfiato all’inverosimile, portando alla nazionalizzazione della Roskilde, banca danese, poi le inglesi Northern Rock e Bradford&Bingley, infine le scozzesi Royal Bank of Scotland e Halifax Bank of Scotland. Il resto è storia.

Ma non è finita qui. Il rapporto comprende anche la possibilità di isolare, ed eventualmente chiudere, quella parte di una banca contaminata, ad esempio, da alcuni titoli tossici. Una proposta che riecheggia quella contenuta nella proposta di unione bancaria europea presentata dalla Commissione europea prima della pausa estiva. Ovviamente per giudicare quale settore di una banca corre dei rischi ci vuole una supervisione generale, ruolo che potrebbe essere svolto in parte dall’European Banking Authority Eba.

E poi ancora nuovi requisiti di capitale per l’attività di trading e prestito immobiliare. Qui si finisce in uno dei capitoli fondamentali della legislazione internazionale sulle banche di Basilea III, che vorrebbe aumentare i requisiti minimi di capitale di base (soldi liquidi detenuti dalle banche) per evitare, o almeno limitare al minimo, altre crisi ed effetti domino globali.

“Sono sicuro che le nostre raccomandazioni, se adottate, contribuiranno a costruire un sistema bancario più sicuro e stabile al servizio dei cittadini, l’economia europea e il mercato interno”, ha detto Liikanen alla presentazione del rapporto. Una sola la nota negativa: le misure proposte, interessanti e per un certo verso attese da molto, serviranno solo a prevenire le crisi future, non a risolvere quella attuale.

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