Riapre scalo Zaventem, file e un pò di paura

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Lunghe file e qualche disagio alla riapertura della sala partenze dell’aeroporto di Zaventem quaranta giorni dopo l’attentato terroristico del 22 marzo 2016 che è costato la vita a 16 persone e causato centinaia di feriti nel terminal principale dell’aeroporto.
A decine di passeggeri non è bastato venire all’aeroporto tre ore in anticipo come consigliato dall’autorità aeroportuale Brussels Airport alla luce delle lunga serie di controlli messi in atto fin dall’uscita dell’autostrada. “Tre ore servono solo a passare il controllo dei bagagli e ad entrare nel terminal, ma poi ci vuole un’altra ora per i controlli interno e per arrivare al gate d’imbarco”, sbotta un gruppo di passeggeri che ha perso il volo. A non arrivare in tempo anche l’ex premier del Belgio, Yves Leterme, che preferisce non alimentare le polemiche limitandosi a dire “prenderò il prossimo volo”. Ma la maggior parte dei passeggeri che non ce l’hanno fatta dovranno solo rinunciare a partire, come denuncia la stessa Brussels Airlines, la compagnia di bandiera belga, secondo la quale l’attuale situazione “non è commercialmente sostenibile”.
“Non mi sento assolutamente sicuro, qui siamo tutti ammassati, siamo un obiettivo perfetto per eventuali terroristi, questa soluzione non va assolutamente bene”, attacca Carlos, spagnolo, in fila all’esterno del terminal dove è avvenuto l’attacco del 22 marzo. Carlos parla sottovoce, non vuole allarmare gli altri passeggeri, la maggior parte dei quali si dice più o meno tranquilla. Non parla invece sottovoce Bryan, israeliano: “Se volessi fare qualcosa di brutto lo farei qui, guarda quanti siamo, e io vengo da un Paese dove questo pericolo è all’ordine del giorno”. “Sì un pò ci penso al rischio terrorismo, ma cosa possiamo fare? La vita deve continuare”, dice Margherita, spagnola anche lei. “Non penso sia probabile un secondo attacco dopo solo un mese, per un pò, secondo me, possiamo stare tranquilli”, sostiene Cristophe, fiammingo, in partenza per una settimana di vacanza con la famiglia. “Pensare che là dentro, a qualche centinaio di metri sono morte 16 persone fa rabbrividire, non riesco quasi a crederci, ma non possiamo vivere nella paura”, aggiunge Laura, anche lei spagnola. Nelle strutture temporanee allestite fuori dai terminal, il personale dell’aeroporto e la polizia passano allo scanner tutti i bagagli e chiedono l’apertura di qualche valigia per un controllo più approfondito.
“Queste misure di sicurezza sono state decise dal governo federale belga”, spiega Anke Fransen, portavoce di Brussels Airport, che aggiunge come “le strutture temporanee resteranno per garantire i controlli dei passeggeri per la durata dei quali aspettiamo la valutazione del governo”. Ad oggi viene assicurato il transito dell’80 per cento dei passeggeri totali prima degli attentati e si conta di arrivare al 100% prima delle vacanze estive.
Una volta entrati nel terminal, tutto diventa più veloce, i passeggeri sono finalmente liberi di affrettarsi verso il proprio gate d’imbarco dove avviene l’ultimo controllo finale dei documenti e del bagaglio a mano. I desk aperti per i check in sono quasi tutti aperti ad eccezione di quelli in prossimità dei luoghi dove sono avvenute le esplosioni. Lo stesso vale per il personale aeroportuale e degli esercizi commerciali. “Mi sento tranquilla, le forze di polizia belghe e della sicurezza dell’aeroporto stanno facendo il massimo, non ho più paura a venire a lavorare”, dice Francoise, giovane impiegata di Brussels Airport all’ingresso del terminal uno. In prossimità del punto delle esplosioni, dove ci sono pareti provvisorie, ci sono le foto delle vittime, fiori e candele per terra, decine di firme e dediche sul muro dei passeggeri che hanno avuto un po’ di tempo da dedicare al ricordo prima di imbarcarsi.
(Pubblicato su Ansa Europa)

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