Qui si fa l’Europa, federale !

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L’Indro.it
La presentazione di oggi del libro ’Per l’Europa! Manifesto per una rivoluzione unitaria’ di Guy Verhofstadt e Daniel Cohn-Bendit non è una presentazione come le altre. Come non è un caso che sia stata scelta proprio Roma, sede della firma del Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea CCE nel 1957. Se a questo uniamo le riforme ’europee’ che stanno avendo luogo in questo periodo a Bruxelles (unione bancaria, unione fiscale, sorveglianza bancaria europea, nuova governance economica europea e così via) e perfino le parole di Pier Luigi Bersani, che in occasione di un recente incontro pubblico a Bruxelles ha parlato di ’convention europea’, il quadro è chiaro: qualcosa di importante sta succedendo.
Prendiamo i due personaggi autori a quattro mani del libro che verrà presentato domani. Guy Verhofstadt è leader del gruppo dei liberali e democratici al Parlamento europeo, ex premier belga, liberista economicamente (nel senso nord-europeo del termine), favorevole al nucleare, e Presidente mancato della Commissione europea (’trombato’ dal veto britannico in seguito alla sua ferma opposizione alla guerra in Iraq). Daniel Cohn-Bendit (franco-tedesco) è leader del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo, e per descriverlo basti pensare che da quarant’anni viene chiamato ’Dan il Rosso’ (anche se recentemente ha mollato i verdi francesi dell’Europe Ecologie-Les Verts EELV perché, come ha detto lui, con l’opposizione al Fiscal Compact si sono spostati “troppo a sinistra”).
Ebbene cosa hanno in comune questi due politici? Poco, se non fossero entrambi fermamente a favore di una Federazione europea. Il libro che verrà presentato domani, infatti, è a loro dire un vero e proprio manifesto dell’Europa che verrà. Il presupposto comune è che gli Stati nazionali abbiamo fatto il loro tempo, incapaci, come si stanno rivelando, a gestire l’attuale crisi.
“Da quando è scoppiata la crisi, l’Ue ha investito 4600 miliardi di euro” ma “il problema non sono tanto i bilanci di alcuni Paesi membri quanto la mancanza di un Tesoro comune, di un mercato interno obbligatorio e così via”, spiega Verhofstadt in una intervista al quotidiano belga ’La Libre Belgique’. E questo perché, secondo il leader liberale, “gli Stati nazionali hanno avuto un ruolo molto importante nella civilizzazione europea ma adesso sono superati. L’Europa federale è il cammino per proteggere la nostra sovranità e preservare il nostro modello sociale in un mondo dominato da imperi come gli Usa, la Cina, l’India, la Russia e il Brasile”.
Volente o nolente, il cammino dell’Europa sembra andare proprio in questa direzione. Il perfezionamento di unità economica e monetaria allo studio del Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, così come l’unità bancaria europea che sta prendendo forma passo dopo passo secondo la proposta della Commissione, non lasciano spazio a dubbi: l’Europa si sta stringendo attorno a se stessa nonostante i mal di pancia alla sua periferia, dove un disagio sociale senza precedenti stra strangolando la popolazione. E questo perché, secondo i Verhofstadt, i Cohn-Bendit e tutti i federalisti europei, una moneta unica non può esistere senza uno Stato unico alle spalle. Nel caso dell’Euro, infatti, l’esistenza di una moneta unica senza una comune banca (che agisca come una vera banca centrale e non sia solo la guardiana dell’inflazione), un comune budget, un’unica fiscalità e (piaccia o meno alla Germania) un comune debito (eurobond), ha impedito all’Ue di fronteggiare come si deve l’attuale crisi del debito.
Se n’è accorto pure Bersani, che venerdì scorso in un incontro dal nome ’I Democratici per gli Stati Uniti d’Europa’ a Bruxelles, ha parlato della necessità, in occasione delle prossime elezioni europee del 2014, di creare una ’convention europea’ in grado di mettere mano ai trattati Ue e di colmare i buchi attuali in senso federalista. Questo vorrà dire soprattutto prendere per le corna il toro del deficit democratico che sta crescendo di pari passo ad una più integrata Unione europea. Più potere a Bruxelles esige, infatti, un maggiore potere e controllo del popolo, in primis attraverso un ruolo rafforzato del Parlamento europeo, ma non solo. Insomma, quella di oggi non è una presentazione di un libro qualsiasi, ma qualcosa di leggermente più importante.

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