Pro e contro della Tobin Tax

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L’Indro.it
Dopo il via libera da parte di 11 Paesi Ue, la tassazione sulle transazioni finanziarie (Financial Transaction Tax FTT), la cosiddetta Tobin Tax, sta per diventare realtà. Dopo mesi, anzi anni di discussioni a livello europeo e non solo, 11 Paesi (Francia, Germania, Belgio, Portogallo, Slovenia, Austria, Grecia, Italia, Spagna, Estonia e Slovacchia) hanno deciso di andare avanti anche senza l’accordo di tutti i membri Ue tramite la procedura della ’cooperazione rafforzata’, che permette ad un terzo degli Stati membri dell’Unione (9 Paesi) di proseguire su una determinata politica anche senza l’accordo degli altri. Compatto più che mai il fronte degli oppositori capitanati dalla Gran Bretagna, pronta a dar battaglia a muso duro in sede di Consiglio europeo.
Ma quali sono le ragioni del Sì e del No? Conviene veramente introdurre la Tobin tax solo in 11 Paesi membri? ’L’Indro’ lo ha chiesto ad Andreas Botsch, membro del board di Finance Watch, un network di associazioni nato a Bruxelles nel 2010 per studiare le dinamiche finanziarie europee in piena crisi economica.
Cosa succederà adesso in Europa?

La cooperazione rafforzata è una procedura relativamente nuova. Scontati i tentativi dei Paesi come la Gran Bretagna di ostacolare questo procedimento, che dopo il voto degli 11 Paesi che lo hanno innescato dovrà raggiungere la maggioranza qualificata al Consiglio europeo. Tuttavia ci sono anche Paesi, come la Polonia, che non vogliono introdurre subito la FTT, ma che voteranno a favore, soprattutto per vedere cosa succede e valutarne gli effetti. Questi Paesi non hanno ancora calcolato le conseguenze per i loro mercati finanziari.
Quali sono gli argomenti principali del No?

Sicuramente lo spauracchio della fuga dei capitali. Non aiuta l’esperienza negativa della Svezia, che alla fine degli anni Ottanta ha introdotto una sorta di FTT mal progettata che ha causato una reale fuga di investimenti verso la vicina Londra. Ma in quel caso il problema non fu della FTT in sé, ma del modo in cui questa era stata concepita. Per quanto riguarda il rischio attuale di fuga di capitali, non penso si tratti di una possibilità concreta e rilevante anche perché determinati investimenti, come i fondi pensione privati, sono vincolati a determinati mercati.
Ma allora anche i fondi pensione sarebbero tassati?

Si, ma chiariamoci, solo quelli privati. E poi attenzione: tassare questi fondi è addirittura auspicabile in quanto sarebbero messi al sicuro da tutta una serie di rischi.
Ci spieghi meglio.

Tassare i fondi pensione (privati, nda) è positivo perché in questo modo verrebbero presumibilmente dirottati dai loro gestori finanziari verso investimenti più sicuri e statici. Oggi troppo spesso questi fondi finiscono in trading ad alto rischio senza che il proprietario del fondo stesso, il cittadino, sia veramente al corrente di cosa viene fatto con i suoi soldi. In teoria questi fondi dovrebbero essere investiti in investimenti a lungo termine, ma non sempre è così. Inutile dire che l’industria della finanza fa molti soldi con questo traffico.
Ma allora come spiega la forte contrarietà della Gran Bretagna?

Principalmente per la forte influenza che ha la lobby della City finanziaria nei confronti del governo. I protagonisti della City, soprattutto le grandi banche d’investimento, non vogliono la FTT perché non vogliono pagare le tasse e basta. Come risultato anche la finanza della Gran Bretagna ne pagherà il prezzo senza vederne in benefici.
Quali sono secondo lei questi benefici?

Prima di tutto la stabilizzazione dei mercati finanziari tramite la riduzione del trading ad alta frequenza, e in tempo di crisi non davvero poco. Poi si ricaverebbe una nuova entrata per i bilanci nazionali ed europei. Infine, come già detto, si metterebbero in sicurezza alcuni fondi, come quelli pensione (privati, nda) ad oggi talvolta instabili.
Quale sarà il prossimo passo?

Attendiamo una nuova proposta della Commissione europea in seguito alla richiesta di cooperazione rafforzata avanzata dagli undici Paesi allo scorso Ecofin. Questa proposta verrà poi votata da questi Paesi, e solo da questi, per poi essere discussa in sede di Consiglio europeo. Noi di Finance Watch valuteremo questa proposta per evidenziarne i punti deboli e migliorarla ulteriormente. In teoria la FTT sarà realtà già a inizio 2013.

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