Portogallo, Corte costituzionale boccia i tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici

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Ilfattoquotidiano.it
Passi l’austerità, ma non solo per i dipendenti pubblici. In questo senso si può leggere la recente sentenze della Corte Costituzionale portoghese che ha sancito l’incostituzionalità dei tagli agli stipendi dei lavoratori dello Stato chiesti e ottenuti dai prestatori internazionali per i 78 miliardi di aiuti concessi a Lisbona. La forbice del governo si è abbattuta in particolare su tredicesime e quattordicesime già nel 2012, ma dall’anno prossimo cambia la musica: o si restituisce il maltolto oppure si tagliano anche gli stipendi dei privati.
I tagli del governo sono incostituzionali perché discriminano i dipendenti pubblici. Non potrebbe essere più chiara la sentenza dell’Alta Corte che boccia una delle misure di austerità principali per battere cassa e raggiungere gli obiettivi di bilancio imposti dalla Troika (Ue, Bce e Fmi) e principalmente il deficit al 3 per cento entro il 2013. Una mossa che a fine 2012 porterà nelle casse dello Stato un miliardo di euro a fronte dei 78 ricevuti dall’Europa. Sta di fatto che a partire dal 2013 (la sentenza della Corte non prende in considerazione il 2012) il governo guidato dal socialdemocratico Pedro Passos Coelho dovrà trovare altrove questa somma.

Un compito non facile stando ai risultati di un’analisi condotta dall’organismo parlamentare che monitora l’implementazione del budget nazionale, secondo la quale il Portogallo rischia di mancare anche gli obiettivi del 2012 se non si farà qualcosa, ad esempio, per migliorare il sistema fiscale nazionale. L’evasione resta infatti troppo alta specie a fronte delle aumentate spese sociali che avallate per l’aumento considerevole della disoccupazione e a una recessione record dagli anni Settanta.

“Il Portogallo deve adottare una nuova strategia se vuole raggiungere gli obiettivi di bilancio prefissati per il 2013″, ha detto Simon O’Connor, uno dei portavoce della Commissione europea a Bruxelles. E questo vorrà dire trovare altre misure di austerità che compensino quelle bocciate dalla Corte costituzionale. Sì ma come? L’anno scorso il deficit del Portogallo era al 5,9 per cento, quest’anno dovrebbe attestarsi al 4,5, ma l’obiettivo del 3 per cento entro il 2013 pare ancora lontano. Specie visto il trend di recessione e gli spread al rialzo che sta interessando l’area mediterranea, Italia e Spagna in primis.

Tuttavia il Premier Coelho continua a esprimere ottimismo. “Voglio ribadire tutta la nostra determinazione a controllare il deficit pubblico e a prendere tutte le misure necessarie per garantire che i nostri obiettivi siano raggiunti”, ha ribadito pubblicamente. Intanto gli interessi sulle obbligazioni portoghesi a 10 anni hanno raggiunto quota 10,33 per cento, ancora lontano dal record di gennaio del 17 per cento, ma tuttavia ancora molto alti. Ecco che il Portogallo discuterà di come fare nel 2013 insieme ai prestatori internazionali verso fine agosto primi di settembre.

Insomma, “economicamente parlando”, la sentenza dell’Alta Corte proprio non ci voleva. Ma nemmeno i privati riescono a contestarla. “Non si tratta di una mossa contro l’austerità ma piuttosto a favore dell’eguaglianza sociale“, ha detto Felipe Garcia della società di consulenza finanziaria privata Informacao de mercados fianceros. “È sensato che i sacrifici siano condivisi da tutti i portoghesi”, ha aggiunto Paula Carvalho di Banco Bpi. Ma allora che fare? Ingenuamente si potrebbe dire: o ridare tredicesima e quattordicesima ai lavoratori pubblici e trovare altre fonti di entrate oppure trovare il modo di tagliarle anche ai privati. Delle due l’una.

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