Polonia, una moneta pesante

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Pubblicato su Left (15-22 marzo 2013)
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Euro si o Euro no? Per il momento la Polonia sceglie “Euro forse”. Varsavia non riesce a decidersi, tant’è che si è aperto un vero e proprio dibattito nazionale sull’adozione o meno della moneta unica. Il Premier Donald Tusk, europeista convinto, a priori l’Euro lo vorrebbe, ma visto l’imperversare della crisi economica e i mal di pancia dell’opinione pubblica polacca (solo il 41% a favore), ha lasciato intendere che non se ne farà niente prima delle elezioni del 2015.
Lontano da ogni preconcetto di sorta, la Polonia fa un ragionamento ineccepibile: l’Euro può essere sì una risorsa ma se adottato nella maniera giusta. Il Ministro delle Finanze polacco, Jacek Rostowski, ha infatti detto che “dalla crisi economica si può imparare una lezione di base” ovvero che “per trarre un reale vantaggio dall’adozione della moneta unica non basta soddisfare i parametri del trattato di Maastricht ma bisogna essere pronti al cento per cento”. Solo in questo modo, secondo  Rostowski, “l’Euro può aumentare la crescita e lo sviluppo economico nazionale e quindi rafforzare il peso politico di un Paese in Europa. Viceversa, gli effetti possono essere diametralmente opposti”. Difficile dargli torto. Secondo importanti economisti, infatti, la difficoltà a recuperare dalla crisi della Grecia, e anche i guai finanziari di altri Paesi come l’Italia, sarebbero parzialmente riconducibili ad un’adozione un po’ frettolosa della moneta unica, la quale non viene quindi vista come il male assoluto ma come potenzialmente dannosa se una data economia non è pronta a riceverla (ovviamente tenendo in considerazione i fattori scatenanti della crisi stessa, come le speculazioni bancarie, il legame tra debito bancario e debito pubblico e l’elevata corruzione). Nel caso dell’Italia, l’allora governo Prodi fece un’autentica corsa ad ostacoli per centrare i parametri di Maastricht (stabilità dei prezzi, la situazione delle finanze pubbliche, il tasso di cambio, i tassi di interesse a lungo termine), mentre nel caso della Grecia si parla addirittura di conti truccati.

Ad oggi la Polonia soddisfa solo uno di questi parametri, ovvero il debito pubblico inferiore al 60% del Pil, ma vista la progressiva diminuzione di inflazione, tassi di interesse e deficit, potrebbe soddisfarli tutti entro il 2015. Tuttavia, come è stato detto in questi giorni, non c’è assolutamente fretta, almeno finché non verrà raggiunto un livello economico di flessibilità tale da cogliere dell’Euro solo gli aspetti positivi.

Si perché fino adesso Varsavia ha colto solo quelli positivi di starne fuori. Grazie alla padronanza della propria politica monetaria garantita dallo Złoty, la Polonia ha potuto giocare a piacimento sui tassi di cambio per sostenere un’economia che da una parte agevolava le esportazioni, soprattutto verso i partner dell’Eurozona, e dall’altra attirava massicci investimenti stranieri vista la convenienza di materie prime e manodopera. Il risultato è un Paese in costante crescita da oltre un decennio, capace di crescere anche in piena crisi economica (4,3% nel 2011, 2% nel 2012 e si prevede 1,2% nel 2013), con un tasso di inflazione passato dal 3,9% del 2011 all’1,8% del 2012 e la disoccupazione di poco sopra il 10% nel 2012. Ecco che, ad esempio, il Pil polacco è cresciuto del 3,8% nel 2010 , e questo anche grazie ai 67 milioni di euro di fondi Ue aggiudicati per il periodo 2007-2013 (Fondi strutturali, di Coesione e della Politica agricola comune), la fetta più importante di tutti i 27 Paesi Ue e completamente indipendenti dall’Euro. Grazie a questi fondi, il Paese ha potuto, oltre che finanziare i propri coltivatori diretti, mettere in pratica un ammodernamento generale delle proprie infrastrutture come ferrovie, sistema stradale e aeroporti.

Ma allora perché avvicinarsi all’Euro? Secondo il Premier Tusk, che a Bruxelles qualcuno vede come successore papabile di Barroso alla Commissione europea, “fare parte dell’Europa a metà è un’illusione”. Probabilmente Tusk si sta rendendo conto che per contare davvero al tavolo europeo bisogna far parte al cento per cento della squadra, soprattutto quando si inizia a parlare di questioni che, in un modo o nell’altro, riguardano tutti, come l’unione bancaria europea. Ma in fondo, sembra davvero convinto che alla lunga la moneta unica convenga. Ecco l’esempio dell’Estonia dove, secondo il Premier polacco, “il successo dell’Euro, fondamentale per uscire dalla crisi, è un ottimo esempio  da seguire”.

E poi c’è la Lettonia. Piuttosto in controtendenza rispetto al vento che euroscettico che soffia in Europa, la piccola repubblica baltica ha approvato a fine gennaio scorso l’adozione dell’euro che si concretizzerà nel 2015. Secondo uno studio della società di gestione indipendente East Capital Baltic Fund, Riga avrebbe molto da guadagnare dall’adozione della moneta unica, vista la propria “piccola economia flessibile, aperta e diversificata, già dominata dall’euro a cui è ancorata da tempo la moneta nazionale, il Lats” (Pil cresciuto nel 2012 del 5,6%).

Insomma, tornando alla Polonia e per dirla come il suo ministro alle finanze Rostowski, il fatto che l’adozione dell’euro sia un successo o meno, non sembra “tanto una questione di si o no o di date, ma piuttosto di preparazione”.

@AlessioPisano

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