Polizia greca in sciopero contro il nuovo piano tagli chiesto dalla Troika

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Ilfattoquotidiano.it
Dopo studenti, disoccupati, operai, pensionati e medici, adesso è la volta dei poliziotti scendere in piazza e scioperare contro le misure di austerità messe in atto dal governo di Atene e imposte senza mezzi termini dalla Troika (Ue, Bce e Fmi). Agenti di polizia, vigili del fuoco e guardia costiera hanno proclamato un’azione sindacale per dire No ai tagli agli stipendi annunciati dal governo di centro-destra di Nea Dimokratia compresi nel pacchetto di 11,9 miliardi di euro (per il biennio 2013-2014) da trovare prima della nuova visita degli ispettori internazionali prevista in settimana.
“Stiamo già vivendo sotto la soglia di povertà. Stiamo sopravvivendo solo grazie a delle assicurazioni speciali”, è il lamento di Christos Fotopoulos, presidente dell’associazione dei poliziotti. Eppure da qualche parte i soldi per ricevere gli aiuti internazionali Atene li deve trovare a tutti i costi.

I rappresentanti sindacali dei cosiddetti “lavoratori in uniforme” dicono che si tratterà di “uno sciopero ad oltranza” finché il governo guidato dal premier Antonis Samaras non accetterà la loro richiesta di congelare i tagli agli stipendi. Per questo cercheranno pure di ottenere un incontro con il ministro delle Finanze Yannis Stournaras e di vedere gli ispettori della Troika, i cosiddetti Men in black. Giovedì la manifestazione si sposterà dalla piazza antistante il ministero delle Finanze al  Panathenaic Stadium.

Sotto accusa i tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici, quindi anche delle forze dell’ordine, dai quali, insieme a tagli a sussidi per l’assistenza sanitaria e aumenti delle tariffe per i trasporti pubblici, il governo guidato da Samaras spera di ricavare 8 miliardi dei 11,9 chiesti dalla Troika (i restanti dovrebbero arrivare dalle riduzioni alle pensioni, per le quali si stanno organizzando alte manifestazioni dalle categorie interessate). L’obiettivo è assicurarsi la seconda tranche di aiuti internazionali da 174 miliardi di euro promessa e accettata da Bruxelles prima della pausa estiva ma tuttora appesa al filo della prossima missione della Troika. In caso di pollice verso, Atene sarà irrimediabilmente destinata al default guidato e quindi all’uscita dall’Euro.

Si tratta della prima volta che vengono toccati gli stipendi dei militari, che insieme a diplomatici, militari, magistrati, medici e altre cosiddette “categorie speciali” di statali, subiranno una decurtazione in busta paga del 12 per cento (riduzioni retroattive a partire dal primo luglio scorso). Previsto anche il congelamento di tutti gli avanzamenti di grado nei ranghi militari e della polizia, con un ulteriore risparmio di 165 milioni di euro. “Sarà doloroso ma è inevitabile affinché la Grecia riconquisti credibilità”, ha detto il premier Samaras, che ha poi cercato di addolcire la pillola assicurando che “sarà anche l’ultimo (sforzo) perché la società greca non può più sopportare tali misure di austerità”.

All’inevitabile sofferenza del dramma di migliaia di famiglie che verranno toccate da questi tagli fa da contro altare la sproporzionata grandezza dell’esercito greco. Parliamo di circa 124mila soldati a fronte di una popolazione di appena 11 milione di persone, un contingente enorme e sparpagliato in modo incoerente ed economicamente irrazionale sull’intero territorio nazionale. Circa 500 le basi militari e almeno 17 i centri di addestramento, davvero tanto per un Paese che non è in guerra. E poi le spese militari. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), la Grecia, fino a non molto tempo fa, era paradossalmente uno dei massimi importatori mondiali (in proporzione) di armamenti, con 4,6 miliardi di euro speso solo nel 201, il 2,1 per cento del Pil nazionale (la media dei Paesi Nato è del 1,6 per cento).

Secondo il Ministro della Difesa Panos Panagiotopoulos, vanno bene i tagli ma non agli stipendi. Il personale militare, secondo lui, ha già perso il 37 per cento dei propri income, una situazione che non ammette altre riduzioni. Proprio questa posizione lo ha portato a un battibecco con il ministro delle Finanze Yiannis Stournaras sui 900 milioni di tagli previsti nel 2013-2014. Totalmente congelati i nuovi arruolamenti tant’è che l’unica soluzione possibile sembra essere l’aumento dell’obbligo di leva per i diciottenni.

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