‘Politico.eu’, a parlare di Europa ci pensano gli americani

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Se a parlare di Europa abbiamo bisogno degli americani, allora abbiamo davvero un serio problema.

Il fatto che Politico.com, il sito Internet/giornale che dal 2007 ha rivoluzionato l’informazione politica di Washington, abbia deciso di aprire un secondo hub mondiale a Bruxelles è più che significativo. Gli americani hanno capito che lo spessore politico di “Brussels” (Bruxelles in inglese) è in costante aumento e che ormai è nella capitale belga che si prendono le decisioni che davvero contano in Europa. Nella nota di lancio di Politico.eu si parla espressamente di “due capitali del mondo”, Washington e Bruxelles. Altrettanto significativo il fatto che si tratti di una joint venture al 50 per cento con la Axel Springer Se, il colosso editoriale tedesco che possiede Die Welt, Bild e Fakt.

Insomma mentre in Italia si continua a parlare di “Ue questa sconosciuta”, confondere istituzioni che non c’entrano niente le une con le altre – come Consiglio europeo e Consiglio d’Europa – e a parlare della politica europea in modo grottesco e superficiale, americani e tedeschi lanciano l’avventura mediatica europea più importante di sempre in quella che viene giustamente vista come una delle capitali della politica mondiale, sia pure in divenire: Bruxelles.
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Intanto in Italia si continua a parlare di Europa come di “esteri” e si racconta Bruxelles con i soliti stanti e fuorvianti luoghi comuni sulle zucchine. E mentre il mestiere del “vaticanista” conserva il suo prestigio professionale quello di “cronista europeo” sembra destinato a restare uno slogan da studente Erasmus. “Al diavolo chi dice che Bruxelles è importante ma noiosa”, si legge sempre nella nota di lancio di Politico.eu, che si propone, in perfetto stile americano, di diventare “leader nell’informazione europea”, un ruolo al quale noi italiani, nonostante la vicinanza anche geografica, abbiamo abdicato ormai da tempo.

Nel suo video editoriale di lancio, John F. Harris, redattore centrale di Politico.com, sprizza entusiasmo e determinazione professionale a raccontare “politics” e “policies” europee, una distinzione quasi sconosciuta in Italia: da una parte le dinamiche strettamente politiche tra partiti e politici, dall’altra le questioni sulle quali la politica lavora, come l’energia, i trasporti e così via. Ma noi italiani, giornalisti compresi, preferiamo crogiolarci nel “teatrino della politica”: pagine e pagine sul quotidiano e sterile botta e risposta tra questo e quel politico, questo e quel sindacalista, una “boutade” qua, una “puttanata” là. E intanto il mondo cambia, le relazioni tra i Paesi mutano, il commercio mondiale vede nuovi poli e la politica europea, appunto, diventa sempre più importante per la vita di tutti noi.

Poi c’è chi accusa gli americani di essere “neo colonialisti” e i tedeschi “neo nazisti”, ma a capire l’importanza di raccontare l’Europa in modo moderno e puntuale sono, guarda caso, loro. Noi invece restiamo a guardare, inebetiti. Aspettiamo che (gli americani) sbarchino in Sicilia per liberarci da questa politica e informazione autoreferenziale e provinciale, che perde tempo a parlare di euro e zucchine. E quando ci decideremo al alzare lo sguardo dal nostro ombelico sarà forse troppo tardi.

Ps: il fatto che Politico.eu, oltre che una corposa redazione centrale a Bruxelles, ha deciso di aprire, almeno all’inizio, degli uffici di corrispondenza a Berlino, Londra e Parigi e non a Roma, la dice lunga sull’importanza internazionale della politica italiana.

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