Paesi Bassi, nuovo governo nuovi tagli

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L’Indro.it
Dopo 47 giorni di negoziazioni i Paesi Bassi hanno trovato un accordo per la formazione del nuovo governo. Sarà un coalizione cosiddetta “viola” perché composta dai laburisti di Diederik Samson (PvdA) e dai liberali di Mark Rutte (VVD), Premier uscente e molto probabilmente riconfermato alla guida del Paese. Ma la vera notizia sono i tagli che le due formazioni si apprestano a fare: spesa sociale, assistenza e ricerca e sviluppo. Tagli importanti e sorprendenti per un Paese a tripla A finanziaria ma affetto da un alto deficit (4,7 per cento nel 2011 e 4,6 nel 2012). Certo che se i Paesi Bassi tagliano anche sulla ricerca e sviluppo (R&D) allora c’è davvero qualcosa che non va.
L’obiettivo del nuovo governo è tagliare 16 miliardi di euro nei prossimi quattro anni, una bella cifra per un Paese di 16,8 milioni di abitanti (6 dei quali vivono in Olanda, una delle regioni del Paese). Tagli dolorosi ma secondo il governo necessari per azzerare il deficit nazionale entro il 2017. Deve ripeterselo quotidianamente soprattutto Diederik Samsom, leader dei laburisti, che ha condotto la propria campagna elettorale sotto il vessillo del “no austerità” e che adesso deve apporre la firma su una manovra fatta di tagli e rinunce.

Nel dettaglio parliamo di tagli sostanziali alla spesa sociale, aumento dell’età pensionabile e sussidi di assistenza sanitaria più difficile da ottenere. E poi ancora riduzioni nella cosiddetta “tax relief” sui mutui dal 52 al 38 per cento, meno sussidi ai disoccupati e tagli addirittura al settore della ricerca e sviluppo, settore trainante dell’economia olandese. Tutte pillole amare da mandare giù tanto che sono state accompagnate da un giro di vite per i permessi degli immigrati che non parlano la lingua, un occhiolino strizzato alla pancia meno tollerante del Paese.

Che questi tagli contribuiscano ad ammorbidire la posizione degli olandesi nei confronti dei Paesi del Sud Europa stretti nella morsa dell’austerità dei propri governi? Difficile a dirsi. Molto più probabilmente potrebbero influenzare la loro visione tutto sommato positiva dell’Europa. “Siamo pronti ad aiutare il rafforzamento dell’Unione europea e dell’Euro. Ma non ad ogni costo”, hanno detto all’unisono Rutte e Samsom presentando il loro accordo. “Il nostro supporto dovrebbe andare di pari passo con reali sforzi da parte di tutti i Paesi per aggiustare i propri conti”.  Inevitabile il commento sarcastico di Geert Wilders, leader del partito estremista e xenofobo Partij voor de Vrijheid (Partito della Libertà) secondo il quale si tratta di “scelte sbagliate per i Paesi Bassi alle quali ci opporremo con tutte le nostre forze”.

E mentre anche l’Olanda si avvia lungo la strada dell’austerità, la Banque de France pubblica un rapporto che ripassa gli ultimi due secoli di crisi finanziarie ed economiche europee evidenziando come proprio le misure di austerità, se non accompagnate da un rilancio dell’economia e un gioco sull’inflazione finalizzata a incentivare le esportazioni, non è mai stata una scelta felice. Il quotidiano francese economico Le Echos, analizza vari esempi, soprattutto francesi, di recessione causata proprio dalla mancanza combinata di questi tre fattori. Impossibile ormai giocare sull’inflazione vista la moneta unica, e difficile rilanciare l’economia in un contesto come quello attuale. Ovviamente l’analisi della banca francese si concentra maggiormente sulla propria situazione nazionale, visto che molto probabilmente l’anno prossimo il debito pubblico francese oltrepasserà la soglia allarmante del 90 per cento.

Ma per il momento, nelle prossime settimane, a stringere la cintura in nome di una maggior disciplina di bilancio saranno Paesi Bassi.

@AlessioPisano

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