Ogm, a ogni Stato la sua decisione

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La Commissione europea ha presentato la sua proposta di revisione decisionale per l’autorizzazione degli organismi geneticamente modificati come alimenti e mangimi.
La revisione presentata dalla Commissione europea prevede che un Ogm autorizzato in Europa come alimento o mangime, possa essere invece vietato dagli Stati membri nella loro catena alimentare (misure di opt-out). Per far questo, le misure di opt-out dovranno fondarsi su motivi legittimi diversi da quelli valutati a livello dell’Ue, vale a dire su rischi per la salute umana o animale o per l’ambiente. Gli Stati membri dovranno giustificare la compatibilità delle loro misure di opt-out con la legislazione sul mercato interno dell’UE e gli obblighi internazionali dell’Ue e dell’Omc.

Dopo la coltura, ecco gli alimenti e i mangimi
Questa proposta riguardante l’uso di Ogm nell’alimentazione umana (alimenti) o animale (mangimi) riflette e integra i diritti già conferiti agli Stati membri per quanto riguarda gli Ogm destinati alla coltivazione diretta (direttiva UE 2015/41) basata su un recente accordo tra il Parlamento europeo e il Consiglio ed entrata in vigore all’inizio di questo mese. In base a questo accordo, gli Stati membri hanno ottenuto la possibilità di vietare al proprio interno la coltura di Ogm autorizzati a livello europeo.

Greenpeace attacca: “Una farsa”
Secondo l’associazione ambientalista, la proposta della Commissione europea è “completamente inutile” in quanto non modifica alla base la procedura di autorizzazione degli Ogm in Europa.
“Se dovesse passare – attacca Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia – consentirebbe alla Commissione di continuare a ignorare la grande opposizione dei cittadini europei contro gli Ogm, in barba alle promesse fatte dal presidente Juncker di consentire alla maggioranza degli Stati membri la facoltà di bloccare le decisioni della Commissione sugli Ogm”.

Come funziona oggi l’autorizzazione Ogm in Europa
Le aziende che vogliono commercializzare prodotti transgenici in Europa devono presentare domanda in primo luogo all’autorità competente di uno Stato membro. Questa viene poi trasmessa all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che è responsabile della valutazione scientifica del rischio sia ambientale sia per la salute umana e animale.
La valutazione del rischio è effettuata in stretta collaborazione con gli organismi scientifici degli Stati membri. Successivamente il parere è reso disponibile al pubblico e viene avviata una consultazione pubblica che rimane aperta per un mese.
Entro tre mesi dal ricevimento del parere dell’Efsa, la Commissione europea prepara una proposta di decisione di esecuzione per rilasciare o rifiutare l’autorizzazione che viene trasmesso agli Stati membri e soggetto a votazione a maggioranza qualificata.
Se il comitato permanente e il comitato d’appello non riescono ad adottare la decisione a maggioranza qualificata entro un determinato periodo di tempo, spetta alla Commissione adottare la decisione finale.

I prossimi passi
Questa proposta legislativa sarà ora trasmessa al Parlamento europeo e al Consiglio e seguirà la procedura legislativa ordinaria.

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