Monsieur Normale che cambia l’Europa

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L’Indro.it
Il nuovo Presidente francese François Hollande può piacere o meno ma una cosa è sicura: non lascia indifferenti, almeno in Europa. Lo aveva detto e lo ha fatto. L’Europa non può pensare solo all’austerità ma deve spingere sull’acceleratore della crescita. Un ritornello ripetuto allo sfinimento in campagna elettorale e affermato con vigore al Consiglio europeo del 23 maggio. Un summit dove anche se “non sono state prese decisioni”, come ha ribadito il Premier italiano Mario Monti prima e dopo la riunione, si è rivelato molto più interessante di tante altre riunioni fatte di tante parole di circostanza e fiumi di documenti dove comparivano mai i concetti che davvero contano. Uno su tutti: gli Eurobond.
Gli Eurobond (tecnicamente stability bond) sono delle obbligazioni (non ancora esistenti) del debito pubblico dei Paesi facenti parte dell’eurozona da emettersi a cura di un’apposita agenzia dell’Unione europea, la cui solvibilità sia garantita congiuntamente dagli stessi Paesi dell’eurozona. Nelle intenzioni della Commissione europea, che ha fine novembre scorso ha presentato un libro verde con la loro teorizzazione, costituiscono l’unica e vera contromisura in grado di risolvere la crisi del debito greco e prevenire (o contrastare) il contagio dell’eurozona. Peccato che la Germania è da sempre contraria all’emissione di obbligazioni comuni, prima di tutto questo renderebbe comune il debito sovrano dei Paesi della zona Euro (quindi non si potrebbe parlare più di debito greco, spagnolo, ecc ma di debito europeo) e poi perché queste obbligazioni, dal punto di vista tedesco, minerebbe la filosofia di autoausterità indispensabile al mantenimento sotto controllo dei bilanci nazionali da parte dei rispettivi governi.

Ma adesso c’è Hollande. Fino ad oggi la posizione tedesca ha prevalso in quanto la Cancelliera ha potuto contare sull’appoggio incondizionato dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, e Monti, fino a ieri più o meno segretamente favorevole agli Eurobond, era da troppo poco tempo in Europa (succeduto a Berlusconi nel novembre scorso). Hollande, detto ’M. Normal’ (Signor Normale) aveva palesato già in campagna elettorale la sua ferma intenzione non solo di mettere mano al fiscal compact così come firmato a marzo ma di rilanciare la crescita in Europa a tutti i costi. “Bisogna mettere sulla tavola tutte le proposte possibili, ciascuno deve dire la propria – ha detto all’ingresso del summit europeo. “Nessuna proposizione deve essere eliminata per principio. Farò in modo che per la fine di giugno (vertice europeo, ndr) sia presa una decisione”. Secondo Hollande, infatti, bisogna agire dal momento che “le previsioni di crescita per il 2012 sono molto negative in tutta Europa” e “restano pessime per tutto il 2013”.

La posizione della Merkel – ma non è una novità – non potrebbe essere più diversa. “Gli Eurobond non servono a niente per la crescita” e poi “i trattati europei non consentono l’emissione di obbligazione comuni”. Tuttavia, più che una presa di posizione, le parole della Cancelliera sono suonate come un mettere le mani avanti nei confronti di una richiesta sulla quale sono d’accordo in molti e che, con l’appoggio di Hollande, ha anche il peso politico che serve. Non è un caso, infatti, se Monti prima del vertice questa volta ha incontrato privatamente Hollande. E non è nemmeno un caso se il Presidente francese sia venuto a Bruxelles in treno con il collega Premier spagnolo Mariano Rajoy, che è addirittura di un altro schieramento politico. La Merkel, invece, non ha visto nessuno.

Ecco allora che per la prima volta da quando la crisi è scoppiata , un argomento spinoso come gli Eurobond sono finiti sul tavolo del Consiglio europeo, un tabù fino a solo un mese fa, dove nessuno osava pronunciali alla stessa tavola con la signora Merkel. Il risultato è indubbiamente un netto spostamento degli equilibri politici tra i leader europei, e la Merkel deve essersene accorto benissimo, tant’è che oggi, dopo soli due giorni, a Berlino già si vocifera di un ’piano B’ per evitare il contagio della crisi nel resto dell’Eurozona.

Insomma, in un modo o nell’altro, M. Hollande ha davvero compiuto un’impresa, e questo, forse, lo rende un po’ meno ’normale’.

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