Merkel, verso un bilancio europeo comune

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Lettera43
L’appuntamento è fissato per il 17 e 18 ottobre. Stando ad alcune indiscrezioni in quei giorni, a Bruxelles, in occasione del Consiglio europeo, la Cancelliera tedesca Angela Merkel potrebbe proporre una sorta di bilancio provvisorio comune per i Paesi Ue. Almeno per quelli che lo scorso marzo hanno firmato il cosiddetto Fiscal compact (tutti a eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca) o alla peggio tra quelli della zona euro.
VERSO L’UNITÀ FISCALE. Nelle intenzioni di Merkel, si dovrebbe trattare di un primo passo concreto verso quell’unità monetaria e fiscale che è stata l’obiettivo ultimo delle recenti manovre europee.
Nell’ottica tedesca, il progetto è infatti l’embrione di bilancio unico europeo che dovrebbe maturare un giorno in un trasferimento totale di sovranità monetaria e fiscale dalla periferia (governi nazionali) al centro (Bruxelles).
Un metodo per amministrare le spese di tutti i 27 Paesi (o di quelli che aderiranno) senza doverne condividere il debito. Insomma, sì a un bilancio comune, no agli eurobond.
DOPPIA PROPOSTA. A dire il vero, l’idea non è tutta della cancelliera. Nella bozza di riforma della zona euro che il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy presenterà a metà ottobre è possibile che compaia già una proposta simile.
D’altronde, l’idea di un bilancio europeo comune è la chiave di lettura degli ultimi provvedimenti di rilievo approvati dall’Ue: dal cosiddetto six pack (riforma del Patto di stabilità e crescita) al successivo two pack (per una maggiore sorveglianza di bilancio) proposti dalla Commissione; dalla nuova governance economica (sempre della Commissione) al fiscal compact firmato dai leader nazionali lo scorso marzo (proposto dal Consiglio).
Ma nell’ipotetica proposta di Van Rompuy, la struttura e i compiti di un simile bilancio restano tutti da definire.
Idee più chiare sembra invece averle Merkel. In ottica tedesca, «bilancio centrale» vuol dire «controllo centrale» e non semplicemente una raccolta di denaro da destinare ai Paesi in difficoltà (per questo è stato creato il fondo salva Stati Esm).
Già il six pack varato dalla Commissione conteneva la possibilità per l’Ue di pronunciarsi preventivamente sui bilanci nazionali per evitare squilibri come quello greco.
UN PASSO IN AVANTI. Ecco che spostare i bilanci stessi a Bruxelles costituisce un chiaro passo in avanti. Per quanto riguarda gli aiuti, Berlino vede in questa maggiore centralità un ulteriore incentivo a spingere i governi nazionali ad attuare determinate riforme, costi quel che costi.
Insomma, controllo centrale senza condivisione del debito. Se la Germania è favorevole a un trasferimento di sovranità monetaria e fiscale a Bruxelles, è infatti assolutamente contraria a una condivisione del debito con i Paesi più deboli, in particolare quelli del Sud, come dimostra l’ostilità ai cosiddetti eurobond proposti timidamente dalla Commissione europea ma da sempre rifiutati apertamente da Berlino.
Su questo nemmeno Mario Monti ha osato insistere più di tanto con Merkel, diversamente da quanto fece per il piano anti spread al vertice europeo dello scorso giugno.
CONTROLLO SULL’INCASSO. Il piano della cancelliera fa fare invece un passo avanti all’unità fiscale europea. Si tratta di uno dei cavalli di battaglia della Germania e della stessa Ue.
Unire fiscalmente i 27 Paesi membri vuol dire non soltanto trasferire una delle sovranità nazionali più importanti a Bruxelles, ma avere un chiaro controllo sull’incasso e la spesa di tutta l’Unione.
La proposta che Berlino è pronta a mettere sul tavolo costituisce solo un embrione di tutto questo progetto. Il bilancio europeo proposto potrebbe infatti essere rimpinguato all’inizio dall’introduzione dell’annosa tassazione sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax) a livello europeo (o della zona euro).
In teoria, una bozza di questa tassa a Bruxelles c’è da mesi. Secondo la Commissione europea, la sua introduzione con un’aliquota dello 0,05% produrrebbe entrate per ben 450 miliardi di dollari l’anno (650 se venisse adottata anche dalla Gran Bretagna).
Lo stesso presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha più volte affermato che «il nostro obiettivo è di imporre un’imposta sull’85% delle transazioni effettuate sui mercati finanziari».
IL NO DI SVEZIA E REGNO UNITO. Inutile dire che tassare le transazioni finanziarie è off limits per alcuni Paesi come Gran Bretagna e Svezia, pronte ad abbandonare l’Ue piuttosto che accettarla.
Tuttavia, la gestione dell’attuale crisi dell’euro insegna che nulla può essere approvato a livello europeo senza un compromesso. Quindi, se la Germania vorrà avanzare sulla strada di un bilancio europeo comune qualcosa dovrà pur concedere.

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