L’onda nera di Marine #LePen scuote la #Francia

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Pubblicato su L’Arena – Il Giornale di Vicenza – Brescia Oggi
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La principale minaccia euroscettica all’Europa arriva proprio dalla Francia, uno dei Paesi fondatori dell’Ue, quello che ha dato i natali a Jean Monet, padre e ideatore dell’attuale Unione europea, nonché negli anni uno dei principali beneficiari dei fondi Ue specie tramite gli aiuti all’agricoltura.

IL FRONT NATIONAL SUONA LA CARICA – Proprio da Parigi è pronta a partire per Bruxelles e Strasburgo una nutrita pattuglia di eurodeputati euroscettici rassemblati sotto la bandiera del Front National di Marine Le Pen. La figlia d’arte di Jean-Marie Le Pen è riuscita infatti a dare concretezza al sogno del padre consolidando il FN come il terzo partito del paese, anzi addirittura secondo in base ai sondaggi sulle prossime elezioni europee. Il buon risultato alle elezioni comunali di fine marzo, che ha visto il FN al 6,84 % dei voti e accaparrarsi una quindicina di comuni – tra cui Béziers, Le Luc, Le Pontet, Beaucaire, Villers-Cotterets, Hayange, Cogolin eHénin-Beaumont diventerà secondo tutti i pronostici ottimo alle prossime europee di maggio, dove la retorica anti europeista del FN avrà libero sfogo. Secondo OpinionWay ed Ipsos, il Front National potrebbe diventare alle europee il secondo partito in Francia con il 21,5 % dei consensi, il che si tradurrebbe in un cospicuo bottino di 18 eurodeputati.

IL GRUPPO EUROSCETTICO – Proprio loro saranno i protagonisti della già annunciata alleanza euroscettica al Parlamento europeo con gli olandesi del Partij voor de Vrijheid dell’anti islamista Geert Wilders, dei fiamminghi belgi secessionisti del Vlaams Belang e della Lega Nord (qualora superasse lo sbarramento nazionale del 4 %). Un nuovo gruppo parlamentare destinato a diventare a Bruxelles e Strasburgo il terzo per importanza, tanto da costringere – come si vocifera a Bruxelles – Socialisti e Popolari ad una sorta di große koalition in salsa europea.

SVOLTA A DESTRA – Primo partito dovrebbe tornare – come alle elezioni municipali con il 45,9% dei voti – il partito di centrodestra Ump con il 23 % dei consensi, mentre i socialisti di François Hollande dovrebbero accontentarsi del 18 %. Una Francia ancora più trazione di destra se a questi risultati si aggiunge l’8,5% dell’Udi (Union des démocrates et indépendants), formazione liberale gemmata nei mesi scorsi dall’Ump, e il tracollo dei Verdi (Europe Ecologie – Les Verts), orfani di Daniel Cohn-Bendit, detto “Dan il Rosso”, che ha già annunciato la sua non ricandidatura al Parlamento europeo e che, ad ogni modo, era già in rotta da tempo con i compagni di partito per le sue posizioni più liberiste di un tempo.

DISOCCUPAZIONE E CRISI – Sembra esserci poco spazio per gli slanci europeisti nella Francia moderna, Paese interessato da un tasso di disoccupazione del 10,4% e da una crescita del Pil di un misero 0,2%. Come se non bastasse, ad aumentare il risentimento nei confronti di Bruxelles, ci pensano e le tirate d’orecchi che arrivano di tanto in tanto per il bilancio deficit-Pil. L’ultimo richiamo è arrivato in questi giorni direttamente dal Commissario Ue agli Affari economici Olli Rehn, e dire che proprio la Francia aveva ricevuto nella primavera scorsa una proroga di due anni insieme a Spagna e Olanda prima di riportarlo nei limiti del 3%.

ARIA DA EUROPEE – La Francia arriva quindi alle elezioni europee spinta da crisi occupazionale, risentimento nei confronti dell’Ue e rancore da quello che è percepito come un mal governo socialista, un cocktail perfetto per eleggere 74 eurodeputati – uno in più dell’Italia – buona parte dei quali con il dente avvelenato nei confronti dell’Europa. Va precisato che le elezioni in Francia avvengono per circoscrizioni e con liste bloccate, senza quindi la possibilità di esprimere una preferenza.

I CANDIDATI ALLA COMMISSIONE EUROPEA – Ma Parigi non pensa solo al Parlamento europeo. A partire da giugno si rinnoveranno anche i Commissari europei e le altre cariche dell’Ue. Il prossimo Commissario europeo francese dovrebbe essere Pierre Moscovici, precedente ministro socialista alle Finanze. Sulla carta per la corsa alla Presidenza della Commissione in quota verdi risulta anche l’eurodeputato José Bové, ma si tratta di una candidatura di bandiera visto che a livello europeo è praticamente impossibile che i Verdi vincano le elezioni.

 

 

 

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