L’Euroscetticismo unisce il vecchio continente

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L’Indro.it
Se fossero stati solo i francesi a dire ’no’ all’Euro ci sarebbe da stare relativamente tranquilli. Ma se l’euroscetticismo monta anche in Germania, Paese con tanti difetti ma di sicuro stampo europeista, allora in Europa c’è qualcosa che non va. Al sondaggio promosso da Ifop per il periodico francese ’Le Figaro’, secondo il quale la grande maggioranza dei francesi oggi direbbe No al trattato di Maastricht, ha fatto eco quello della Fondazione tedesca Bertelsmann in Germania, secondo il quale anche la maggioranza dei tedeschi inizia a vedere di malocchio la moneta unica. Ma facciamo il punto della situazione.
Secondo il sondaggio realizzato da Ifop, quindi, la maggioranza dei francesi oggi voterebbe No al trattato di Maastricht, la pietra fondante dell’Euro. Nel 1992 il Si passò per un soffio in Francia, con il 51 per cento, mentre oggi i No sono al 64 per cento. Insomma, vent’anni dopo non ci sarebbe bisogno di ricontare le schede: il trattato di Maastricht non passerebbe mai.
A voler essere ottimisti per forza, si potrebbe dire che i francesi non sono mai stati degli europeisti convinti. Per sciovinismo o semplice ’amour de France’ che dir si voglia, non è la prima volta che la Francia ostacola il processo europeo. Lo fece il generale de Gaulle agli albori della Comunità europea, contribuendo a far evolvere la CEE (oggi Ue) nella forma intergovernativa attuale (forte peso del Consiglio europeo) piuttosto che comunitaria, lo hanno ripetuto i cittadini francesi nel 2005 bocciando la Costituzione europea poi riciclata in parte nel trattato di Lisbona.
Ma quando l’euroscetticismo attecchisce anche in Germania, Paese europeista per motivi storici e perno economico dell’Ue di oggi, allora a Bruxelles bisogna iniziare a preoccuparsi. Ecco che oggi, secondo un sondaggio della Fondazione tedesca Bertelsmann, il 63 % dei tedeschi rimpiangono il marco, e il 49% vede nell’Ue non una opportunità ma un ostacolo a una maggiore crescita economica. Se poi si toccano gli aiuti internazionali che sono e devono ancora essere pagati alla Grecia, allora apriti cielo.
E negli altri Paesi non va certo meglio. Al di là del sorprendente risultato delle elezioni olandesi, dove i due partiti pro Europa hanno vinto debellando gli euroscettici ed estremisti di Wilders che avevano fatto cadere il governo Rutte, i focolai di euroscetticismo spuntano come funghi. Dalla Gran Bretagna, che da quando Bruxelles ha iniziato a parlare di regolamentazione bancaria è stata colta da orticaria indipendentista alla Polonia, il Paese europeo che più di tutti ha attinto dal calderone dei fondi strutturali europei per svilupparsi in senso moderno (sempre secondo il sondaggio , che ha preso in considerazione anche Varsavia, il 28% dei polacchi crede che starebbe meglio senza l’Ue).
E l’Italia? Il Belpaese è stato il secondo in Europa, dopo la storicamente euroscettica Gran Bretagna (che non fa parte né dell’eurozona né dell’area di libero scambio di Schengen) a chiedere addirittura un referendum sull’Europa. A lanciare il sasso la Lega Nord di Bobo Maroni e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, il primo dei quali ha chiesto l’accorpamento del quesito referendario alle prossime elezioni nazionali, il secondo dei quali, per il momento, si è limitato alla pubblicazione di un post sul suo visitatissmo blog.
“È una questione di democrazia”, dicono entrambi, riecheggiando le lezioni di ’demos e kratos’ (potere del popolo) di Niegel Farage, leader dell’UK Independence Party ed eurodeputato euroscettico per eccellenza, all’Europarlamento.
Ma com’è possibile tanta disaffezione nei confronti della moneta unica e dell’Ue stessa? Facile, se di ’crisi dell’Euro’ si tratta davvero, allora è normale e logico che il popolo se la prenda proprio con l’Euro e che, quindi, vorrebbe sbarazzarsene. Peccato che in realtà la crisi non sia propriamente dell’Euro, ma che abbia origini lontane (Stati Uniti), dinamiche altre da quelle dell’eurozona (mercato finanziari internazionali) e che non solo i Paesi dell’aria euro sono stati colpiti (Lettonia, Islanda). Sta di fatto che l’euroscetticismo continua a montare, e il compito dell’Ue di tenere insieme i pezzi di un’Unione forse eccessivamente demonizzata potrebbero non bastare più.
Tuttavia non tutti perdono l’ottimismo. L’ex Premier italiano Romano Prodi si è detto sicuro che, nel caso di referendum sull’Ue, gli italiani si esprimerebbero a favore dell’Europa. Chissà che presto la sua previsione non venga messa alla prova.

Discussion2 Comments

  1. Buon giorno, lei ha scritto “Peccato che in realtà la crisi non sia propriamente dell’Euro, ma che abbia origini lontane (Stati Uniti)”.
    Premetto che fino al 2012 non condividevo e non capivo le critiche all’euro; poi ho iniziato a documentarmi ed ho cambiato idea.
    L’euro è IL PROBLEMA.
    Uno dei libri migliori è stato scritto da Alberto Bagnai. Lo ha letto? Se si, che ne pensa?
    Grazie
    Cordiali saluti
    Sergio
    p.s. votavo PRC, ma in futuro voterò il partito che più chiaramente e con maggior fermezza proporrà l’uscita dalla moneta unica. Per ora la proposta più chiara e ferma è quella di Matteo Salvini (mentre Grillo “ondeggia”).
    Pensi un po’ lei: l’Euro forse mi farà diventare leghista

    • Bagnai ha posizioni molto contrarie all’euro ma la sua è una voce tra tante, ci sono fior fiore di economisti – come Jacques Attali – che sostengono il contrario. Tuttavia ti invito a non fare l’errore di appiattire tutto il discorso dell’Ue sull’euro perché sarebbe riduttivo. Dai un’occhiata alla sezione Documentati del mio blog.
      La retorica anti euro è uno specchietto per le allodole usato da certe formazioni politiche per attrarre voti in tempo di crisi, io non ci cascherei.

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