L’Europa e lo spauracchio spagnolo

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L’Indro.it
La Spagna fa paura e rischia di litigare (metaforicamente) con l’Italia per questioni di budget. Si perché la tempesta della crisi del debito, lungi dall’essere confinata alla sola Grecia, guarda adesso ad Ovest, a quella Madrid che pensava di aver risolto ogni problema con il cambio di governo e le promesse di Mariano Rajoy. A lanciare l’allarme, senza mezzi termini, è stato il Premier italiano Mario Monti, che di deficit e spread alle stesse se ne intende.

“La Spagna ha fatto di sicuro molte riforme nel mercato del lavoro ma non ha prestato la stessa attenzione alle finanze pubbliche. Questo è origine di preoccupazione perché i tassi salgono e ci vuole poco per ricreare un contagio che potrebbe allargarsi”, ha detto il capo del governo italiano al suo intervento al Forum di Confcommercio a Cernobbio. Apriti cielo. Neanche a dirlo, i cugini spagnoli non potevano che prenderla male, anche se, dati alla mano, il rischio è tutto tranne che irreale e le illazioni tutt’altro che infondate.

Lo sa bene Bruxelles, dove anche il commissario agli affari economici Olli Rehn ha tirato le orecchie a Madrid. “La Spagna è sul giusto cammino per raddrizzare i propri conti. Ma l’impressione è che il Paese abbia rallentato la corsa verso i suoi obiettivi budgetari. Nelle ultime settimane stiamo assistendo a una reazione dei mercati con un’impennata di diverse decine di punti nei tassi d’interesse che, per la prima volta dopo molto tempo, hanno superato quelli italiani”. Insomma, “questo mostra quanto la situazione resti fragile”, ha aggiunto il Commissario, che ha esortato ancora una volta Madrid a tenere duro nel corso del 2012 e 2013.

Di sicuro non sarà facile per una Spagna in recessione del 1,7% nel 2012. Ce ne si era accorti a inizio marzo quando Madrid ha palesato a Bruxelles l’inevitabilità di mancare l’obiettivo di contenimento del deficit promesso inizialmente al 4,4%. Dopo una manovra diplomatica a dir poco ’mielosa’, la Spagna era riuscita ad ottenere un 5,3% di deficit di tolleranza per il 2012, una notevole eccezione rispetto al 3 % contemplato dai nuovi accordi di bilancio e solo lievemente più basso di quel 5,8 chiesto inizialmente. Un favore che non sarà nemmeno facile onorare, visto che a fine 2011 il deficit spagnolo è stato del 8,5% e le previsioni davano davvero brutto tempo. Tant’è che l’agenzia di rating Moody’s ha espresso non poche preoccupazioni la settimana scorsa, e l’esperienza insegna che quando una delle tre sorelle si preoccupa c’è davvero da attendersi il peggio.

“La Spagna non è mai stata così prossima al default”, ha detto l’economista capo di Citigroup, ma si tratta di un’eventualità di fronte alla quale l’Europa preferisce chiudere gli occhi. Eppure secondo il Ministro dell’Economia spagnola Luis de Guindos, tutti i paragoni con la Grecia “sono del tutto infondati”. Sta di fatto che alle casse di Madrid mancano 35 miliardi di euro per stare tranquilli, senza i quali i 15 raggranellati dal governo Rajoy in questi pochi mesi serviranno davvero a poco. Ma allora dove trovare i soldi restanti? Due le soluzioni: regioni e cittadini.

Ma a proposito di regioni, non aiuta di certo il governo Rajoy la sconfitta incassata in questi giorni in Andalusia, che si conferma in questo modo roccaforte socialista della Spagna. E gli ultimi mesi e l’esperienza italiana, ci mostrano quanto mercati ed investitori siano suscettibili ai successi e specie agli insuccessi dei governi. Difficile per Rajoy fare credere che tutto va bene, specie visto il deficit imbizzarrito, lo spread in salita e il popolo in agitazione. Eppure Mariano aveva promesso in campagna elettorale di “non mettere le mani nelle tasche degli spagnoli”, tanto per parafrasare un noto politico nostrano. Vista l’evidenza dei fatti, sarà una promessa difficile da mantenere.

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