L’Europa contro i reati informatici, nasce il Centro per la lotta alla criminalità sul web

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Ilfattoquotidiano.it
L’Europa dichiara guerra ai reati informatici e alla pirateria online. Presto verrà istituito un nuovissimo Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica proprio al fine di proteggere i cittadini e le imprese europee dalle minacce che corrono sul Web. Impossibile sottovalutare i dati: si parla di oltre un milione di vittime al giorno e di qualcosa come 388 miliardi di dollari l’anno (290 miliardi di euro). Ma si tratta di stime del tutto approssimative, vista la difficoltà di pesare il reale costo di questi reati.
Il crimine online non risparmia niente e nessuno: si va dalle carte di credito clonate allo spaccio di dati personali, fino al vero e proprio furto d’identità. Secondo la Commissione europea ogni giorno dai 250mila ai 600 mila account Facebook sono chiusi a causa di tentativi di accesso abusivo. Virus di ogni tipo e cavalli di troia hanno infettato oltre 6 milioni e 700mila computer solo nel 2009. D’altronde per comprare una carta di credito clonata basta navigare un po’, e passando da sito a sito se ne può comprare una a tre cifre con solo 1o2 euro di spesa.

Un business che fa davvero paura e che può costare molto caro. Nel 2011 il colosso anti virus Norton ha stimato il prezzo mondiale annuo del crimine online in quasi 388 miliardi di dollari. Secondo l’equivalente del ministro degli Interni britannico, nel 2011 il cyber crimine è costato alla Regina circa 30 miliardi di sterline (43 miliardi di euro), 21 dei quali a danno delle imprese. Un fenomeno in costante aumento in tutto il continente, come registra la Divisione lotta al crimine finanziario ed economico del Belgio, secondo il quale le frodi online erano poco più di 4mila nel 2008 e oltre 7000 nel 2010. Interessati tutti i settori. Per quanto riguarda l’online banking, il futuro degli istituti di credito, nella sola Germania, si è passati da circa 2mila casi nel 2008 a ben oltre 5mila nel 2010, un incremento tondo del 207 per cento, con perdite nette stimabili in 66 milioni di euro.

Ecco che l’Unione europea cerca di metterci una pezza con il nuovo Centro per la lotta alla criminalità informatica, che finirà sotto la giurisdizione di Europol, l’Ufficio europeo di polizia, con sede all’Aja, nei Paesi Bassi. Nelle intenzioni dell’Ue, il Centro dovrà diventare il punto di riferimento europeo per la lotta alla criminalità informatica contro frodi online, carte di credito clonate e furti d’identità. E poi ancora sfruttamento sessuale dei minori online, attacchi informatici contro le infrastrutture nevralgiche e i sistemi d’informazione dell’Unione. “Milioni di cittadini europei utilizzano Internet per usufruire dei servizi di e-banking, acquistare online, programmare una vacanza o rimanere in contatto con familiari e amici attraverso i social network. Non possiamo consentire ai criminali informatici di interferire nel nostro uso quotidiano delle tecnologie digitali”, ha detto Cecilia Malmström, commissario per gli Affari interni. “Un Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica diventerà un nodo di cooperazione per la difesa di uno spazio virtuale libero, aperto e sicuro”.

Insomma le buone intenzioni ci sono tutte, ma passare ai fatti sarà ben più difficile. La Commissione non ha infatti ancora fornito i dettagli operativi del Centro, e i precedenti non fanno ben sperare. Contrariamente a quanto si creda, gli organi preposti ai controlli europei, dall’Olaf ad Eurojust passando appunto per Europol, sono affetti da una carenza di risorse e personale cronica. E visti i dati del crimine online, più che un piccolo centro pieno di buone intenzioni di vorrebbe un intero squadrone di investigatori armati delle ultimissime tecnologie (mentre in alcuni Stati, per ammissione della stessa Commissione, figure di questo tipo non ci sono nemmeno).

Difficile, infine, parlare di crimine informatico senza pensare ad Acta. Il contestatissimo Accordo commerciale anti contraffazione, è al momento pendente alla Corte di giustizia Ue che si dovrà pronunciare sulla sua reale violazione dei principi fondamentali dell’Ue, tra cui la libertà d’espressione. Tutto da definire ancora il ruolo che giocherà questo nuovo Centro rispetto ad Acta qualora l’accordo dovesse venir approvato (eventualità oggi piuttosto difficile). Tuttavia, tra i più pessimisti, non manca chi ci vede un embrione di cellula di controllo informatica a livello comunitario. Ma è ancora presto per giudicare.

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