Le Commissarie Ue litigano, niente accordo sulle quota rosa nei CdA europei

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I 27 Commissari europei non trovano l’accordo sulla legislazione che avrebbe dovuto introdurre l’obbligo di almeno il 40 per cento di donne nei consigli di amministrazione non esecutivi delle grandi aziende europee quotate in borsa. La Commissaria Ue alla Giustizia, la lussemburghese Viviane Reding, rimanda la decisione a novembre ma promette di non arrendersi. Nei mesi scorsi ben nove Paesi Ue si erano rivolti a Bruxelles per bloccare la legislazione. Domani al voto il candidato (uomo) che ricoprirà l’ultimo posto del board della Banca centrale europea.
I Commissari europei non trovano l’accordo sulle quote rosa. Il collegio dei Commissari non ha trovato l’accordo sulla proposta di legislazione avanzata da Viviane Reding. Fonti interne alla Commissione rivelano che si sarebbero opposte anche alcune donne tra cui la svedese Malmstrom (Immigrazione), l’olandese Kroes (Telecomunicazioni), la danese Hedegaard (Ambiente) e l’inglese Catherine Ashton (Affari esterni). Maggior supporto sarebbe arrivato invece dagli uomini.

La proposta della Reding. La Commissaria voleva imporre una quota del 40 per cento di donne nei consigli di amministrazione delle imprese quotate in borsa entro il 1 gennaio 2020. Secondo Eurostat, l’Ufficio di statistiche dell’Ue, ad oggi la media europea rosa è del 13,7 per cento. Nelle intenzioni della Commissione, le imprese pubbliche dovrebbero applicare la nuova regola entro il 1 gennaio 2018 ma solo per quanto riguarda gli “amministratori non esecutivi”. Non sono comprese le piccole e medie imprese con meno di 250 impiegati e un fatturato inferiore ai 50 milioni annui.

Contrari i Paesi del Nord Europa. A fine settembre ben nove Paesi europei hanno scritto una lettera di protesta al presidente della Commissione europea José Manuel Barroso lamentando un’intromissione di Bruxelles in affari strettamente nazionali. Si tratta di Gran Bretagna, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta e Olanda. “È prima di tutto e soprattutto compito dei Paesi membri di mettere a punto un loro approccio nazionale per raggiungere questo obiettivo – si legge nella lettera – Gli sforzi dei diversi Paesi europei meritano di beneficiare di più tempo per capire se possono raggiungere una più giusta partecipazione delle donne al processo decisionale nei consigli di amministrazione”.

Reding: “Non mi arrendo”. “Ho messo sul tavolo un compromesso che adesso sarà vagliato da tutti i commissari. Ci sono voluti secoli per avere le pari opportunità. Perciò adesso aspettare altre tre settimane non è un problema”, ha detto in conferenza stampa la Reding. Più battagliero il messaggio lanciato su Twitter: “Non mi arrenderò. Barroso ha inserito il punto all’ordine del giorno della Commissione di novembre”. Già nel 2011 la Commissaria Reding aveva provato con l’inziativa “Women on the Board Pledge for Europe” a incentivare l’aumento volontario delle donne nei board delle grandi aziende fissando come obiettivi il 30 per centro entro il 2015 e il 40 per cento entro il 2020. Ma un anno dopo, solo 24 compagnie avevano aderito all’iniziativa.

Roberta Angelilli, vice Presidente del Parlamento europeo suona la carica. “Le istituzioni europee devono dare il buon esempio garantendo un’effettiva uguaglianza di genere, se si vuole chiedere alle società quotate in Borsa d’introdurre le quote rosa”, ha detto in Aula a Strasburgo la Angelilli. “Il 58,5% dello staff dell’Europarlamento è rappresentato da donne, ma quando si sale di livello diventano una minoranza. I capi unità del Parlamento europeo sono per il 74,5%. Nella sua storia il Parlamento Ue ha avuto 29 presidenti e solo due donne: Simon Veil e Nicole Fontaine. Inoltre, le europarlamentari sono soltanto il 34% degli eletti a Strasburgo”.

Tutti uomini alla Bce. Domani (giovedì 25 ottobre) si vota il candidato mancante nel board della Bce. A fare le spese del bisticcio sulle quote rosa rischia di essere il lussemburghese Yves Mersch. La Commissione economico-finanziaria del Parlamento europeo è determinata a confermare il suo parere negativo per incentivare la nomina di una donna (la prima) nel board della Bce.

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