Lasagne Findus all’inglese e pastissada de caval veronese

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Pubblicato su L’Arena di Verona del 14-02-2013
pastissadaA chi come i veronesi è abituato al “musso” o alla “pastisada de caval”, starà sembrando un’enorme esagerazione. Non la pensa altrettanto qualche milione di consumatore britannico inorridito all’idea di aver mangiato lasagne al ragù di carne di cavallo o addirittura di asino. Da qualche giorno a questa parte in Europa non si parla d’altro, tanto che oggi a Bruxelles la presidenza irlandese di turno dell’Ue ha convocato una riunione straordinaria dei ministri della salute e dell’agricoltura dei Paesi interessati dallo scandalo Findus, Francia, Gran Bretagna e Romania, il tutto alla presenza del Commissario Ue competente, il maltese Tonio Borg, mentre il prossimo 25 febbraio si incontreranno tutti i 27 ministri al gran completo.
Si perché la questione va ben oltre il consumo di una tipologia di carne non abituale in un Paese (a Londra mangiare cavallo è la stessa cosa che mangiare cani o gatti), ma riguarda l’informazione al consumatore e la sicurezza alimentare. La questione è seria soprattutto alla luce della sospetta presenza nelle carni di cavallo in questione di tracce di fenilbutazione, un potente antinfiammatorio utilizzato come analgesico nei cavalli da corsa, e del quale si potrebbe aver abusato negli allevamenti rumeni. Ecco quindi che anche l’Ufficio veterinario europeo ha deciso di avviare delle ispezioni nei vari Stati membri. “Si tratta di voci che non hanno nulla a che vedere con la vicenda delle lasagne”, ha assicurato oggi il portavoce del Commissario Borg. Parole pronucniate con fermezza ma non sufficienti ad acquietare gli animi.

E l’Italia cosa centra? Centra eccome, visto che alla luce dell’alto consumo di carne equina (1,3 kg /anno per abitante contro lo 0,4 kg /anno di media Ue) la produzione nazionale di questo tipo di carne non è sufficiente a soddisfare la domanda interna, e che quindi anche da noi si ricorre all’importazione dai Paesi dell’Est Europa. Una questione particolarmente sentita in Veneto, dove non ci sono allevamenti di cavalli destinati alla macellazione ma si mangia il 7,6% del consumo nazionale di carne equina, dopo Puglia (32,2%), Lombardia (14,3%) Piemonte (10,8%) ed Emilia Romagna (9,2%).

Ecco quindi che si torna a parlare della solita indicazione di origine in etichetta, argomento di competenza europea e sul quale a Bruxelles ci si azzanna da anni. Ad oggi, infatti, sottolinea la Coldiretti Veneto, è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza della carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza, ma non quella della carne di maiale o di coniglio e cavallo. Secondo l’associazione è necessario più che mai estendere l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza “Made in” anche per i prodotti alimentari dove sono più rilevanti i rischi di frodi e inganni, tanto più che all’estero, nel caso dello scandalo Findus, prodotti come “lasagne” e “spaghetti” sono considerati italiani a priori.

@AlessioPisano

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