La Grecia può aspettare

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L’Indro.it
“Il 20 novembre tutti i problemi troveranno una risposta”. Sprizza ottimismo il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker al termine della riunione dei ministri delle finanze dell’eurozona di questa notte. Al prossimo summit si troverà “una soluzione buona e adeguata” a tutti i capitoli ancora aperti del dossier Grecia. Ma più che ai giornalisti Juncker sembra parlare direttamente ai mercati, dopo che il dossier della Troika presentato ieri sera aveva scatenato il panico nelle borse europee (Atene meno 3,63%).
In una settimana l’Eurogruppo dovrà appianare le divergenze con l’Fmi di Christine Lagarde su come finanziare il tempo supplementare che si vuole concedere ad Atene e sulla sostenibilità del debito ellenico. Tra una decina di giorni Atene finirà i soldi, ma Juncker risponde ancora con un sorriso: “La Grecia non farà default”.

In ballo c’è la tranche da 31,2 miliardi di euro indispensabile alla Grecia per non fallire. I 17 ministri dell’Eurozona sono d’accordo nel concedere due anni in più (dal 2014 al 2016) per ridurre il deficit al 3 per cento alla luce degli sforzi fatti. Ma a decidere non sono da soli, visto che per stanziare gli aiuti è indispensabile l’accordo dell’Fmi, con il quale restano le divergenze sul dove trovare i 32 miliardi derivanti dai due anni in più concessi ad Atene e sulla sostenibilità del debito.

Sul debito, infatti, l’Fmi si è opposto ai due anni in più (dal 2020 al 2022) proposti dai ministri per centrare l’obiettivo del 120 per cento rispetto al Pil. E poi dove trovare i 32 miliardi stimati dalla Troika per concedere più tempo (2016) ad Atene sul deficit? Il rapporto presentato ieri dai ’men in black’, sul tavolo delle discussioni fino a tarda notte, stima che per estendere il programma di assistenza finanziaria alla Grecia per altri due anni servono circa 32 miliardi, e chi ce li mette? “Non certo i contribuenti”, ha tuonato a margine del vertice il ministro austriaco Maria Fekter, che non vuole immaginare “gli altri ministri andare di nuovo dai contribuenti o davanti ai parlamenti a chiedere un nuovo pacchetto di aiuti”.

“Abbiamo bisogno di una decisione politica”, aveva detto all’ingresso della riunione il ministro francese Pierre Moscovici. “Il voto parlamentare di ieri (sul bilancio greco, nda) rappresenta enormi sacrifici per il Paese e noi dobbiamo dimostrare di poter trovare un’intesa complessiva”. La Francia, assicura Moscovici, “avrà un atteggiamento costruttivo e positivo”. Meno positivo sembra a dire il vero l’atteggiamento di Germania e Finlandia. Il tedesco Wolfgang Schaeuble ha ribadito che “prima di prendere decisioni bisogna che il Bundestag sia consultato”, come a dire che senza l’ok del popolo di Berlino non si va da nessuna parte.

Insomma alla Grecia non resta che incrociare le dita in attesa del 20 novembre. In settimana Atene avrà bisogno di 5 miliardi di euro per pagare una tranche dei propri debiti. La vendita di obbligazioni dovrebbe, secondo le stime ufficiali, portare in cassa circa 3,5 miliardi, e i restanti? Niente paura, secondo il Commissario Ue agli Affari monetari, la Grecia “potrà finanziarsi attraverso il roll over delle obbligazioni a breve scadenza, in attesa che arrivi la tranche di aiuti da 31,2 miliardi”, per la quale l’Eurogruppo confida che “le procedure di esborso possano essere completate entro fine novembre”. Ma il condizionale è d’obbligo.

Restano le divergenze sui due anni in più per gli obiettivi di riduzione del debito con l’Fmi come pure l’interrogativo sul dove trovare i 32 miliardi in più che la Troika reputa indispensabili a coprire tale deroga. Volente o nolente, potrà essere inevitabile chiederli ai parlamenti nazionali. E in alcuni Paesi, tra cui Italia e Germania, le elezioni si avvicinano.

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