Italia e Spagna, guerra tra poveri

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L’Indro.it
Per dirla con un proverbio, la querelle di questi giorni tra Spagna e Italia si potrebbe definire una ’guerra tra poveri’. Il botta e risposta poco diplomatico e molto stizzito tra il Premier spagnolo Mariano Rajoy e quello italiano Mario Monti lascia poco spazio ai dubbi: la crisi dell’Euro è tutt’altro che finita. Le affermazioni fatte da Monti durante la sua visita in Medio Oriente, secondo cui “l’Italia paga lo scotto della crisi spagnola”, non hanno fatto di certo piacere a Madrid, facendo saltare sulla sedia un Rajoy sommerso dalle cambiali. Oggi il tutto sembra rientrato, potere della diplomazia. Ma chi doveva intendere ha inteso, mercati compresi.

Veniamo ai fatti, o meglio ai dati. Succede che gli spread italiani e spagnoli (il differenziale degli interessi tra le obbligazioni nazionali e quelle più forte in Europa, i bund tedeschi) sono tornati sopra il 4%. Quelli spagnoli a dieci anni hanno addirittura toccato il 6%, raggiungendo così l’apice della crisi. Ecco che le emissioni di 4,9 miliardi titoli italiani a media e lunga scadenza non è andata come ci si aspettava. I tassi di prestito sono in salita. Di sicuro all’origine di questa situazione ci sono molti fattori, ma una sembrerebbe proprio il deterioramento del mercato spagnolo.

A dirlo prima di Monti è stato Pier Carlo Padoan, economista capo dell’Ocse, secondo cui “l’innalzamento dello spread italiano è influenzato dal contagio spagnolo”. Proprio la Spagna, conferma Padoan, “è il Paese che deve affrontare l’aggiustamento budgetario più sostanzioso, ancora superiore a quello che Monti si è trovato di fronte lo scorso novembre”. Ecco che secondo l’economista, la riforma del lavoro messa in campo da Monti “va nella buona direzione” anche se “adesso il governo deve adottare delle riforme strutturali che ridiano fiducia ai mercati, anche se queste richiederanno del tempo”.

Insomma, parafrasando l’economista, sembra buona parte colpa della Spagna. Una constatazione che forse Monti, non avvezzo alla politica da lunga data, avrebbe forse fatto meglio a tenere per se. “Mi auguro che i leader europei che hanno fatto certe dichiarazioni si assumano la responsabilità di quello che dicono e che siano più prudenti in futuro”, è stata la pronta risposta di Rajoy, che anche se non ha nominato apertamente il collega italiano, ha lasciato davvero poco spazio ai dubbi. “Noi non parliamo degli altri Paesi europei, anzi auguriamo loro tutto il bene possibile”. Parole che in ’diplomatese’ hanno un bel peso.

Sta di fatto che Rajoy, magari legittimamente indispettito per la tirata d’orecchi del collega italiano, non può certo negare la precaria situazione spagnola. Le statistiche nazionali mostrano che la produzione industriale è crollata per il sesto mese di fila, raggiungendo nel mese di febbraio un livello del 5,1 per cento inferiore all’anno precedente. Con questa situazione, e una disoccupazione giovanile al 50%, per il neo eletto governo di centro destra sarà un miracolo centrare l’obiettivo del 5,4 per cento del deficit interno entro la fine del 2012.

Una mano arriva da Francoforte, dove Benoit Coeuré, membro del consiglio d’amministrazione della Bce, ha detto che l’istituto è pronto a lanciare un altro programma di acquisto di bond spagnoli, anche se non si è ancora fatto esplicito riferimento al ricorso al nuovo fondo salva Stati Ems che entrerà in vigore il prossimo luglio e sulla cui potenza di fuoco ci sono ancora tanti dubbi.

E l’Italia? Come abbiamo visto, il contagio spagnolo, per ammissione dell’Ocse stessa, ha avuto già i suoi effetti, come la recente asta di obbligazioni ha dimostrato. D’altronde perché investire in Italia e Spagna, visto che ci sono altri bond (o meglio bund) più sicuri sul mercato?

Ad ogni modo, la querelle italo-spagnola sembrerebbe rientrata. Rajoy ha fatto sapere di aver ricevuto una telefonata da Monti che ha negato di aver detto quanto gli era stato attribuito dalla stampa italiana. Insomma, adesso basta chiamare qualche grande investitore e cercare di convincerlo che ’tutto va bene’.

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