In arrivo il terzo bailout alla Grecia?

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L’Indro.it
Ma la Grecia è davvero salva? Secondo un report pubblicato recentemente dal Fondo monetario internazionale No, anzi “Ni”. Se la Grecia non troverà al più presto altri 12 miliardi di euro la situazione potrebbe aggravarsi in modo tale che l’Fmi stesso potrebbe vedersi ’costretto’ a bloccare i pagamenti. È scritto a chiare lettere: se non verranno soddisfatte queste condizioni, l’Fmi non sarà parte della soluzione. Una doccia fredda dopo solo qualche giorno il primo assegno ricevuto da 7,5 miliardi di euro dei 130 totali sbloccati dall’Ue. Inutile dire dove verranno trovati questi ipotetici 12,5 miliardi di euro: nelle tasche dei cittadini.

La Grecia ha da qualche giorno approvato il secondo bailout comunitario con 213 voti favorevoli e 79 contrari (ovviamente visto il duro prezzo che si è dovuto pagare per riceverlo). Con i 7,5 miliardi di euro ricevuti, Atene potrà ripagare le obbligazioni detenute dalle altre banche nazionali europee, insomma un primo passo verso il completo pagamento dei debiti. Il nuovo Ministro delle finanze greco ha confermato che 4,66 miliardi verranno usati per ripagare i bond in scadenza la settimana prossima, compresi 200 milioni di interessi. Ma secondo gli esperti del Fmi, questo programma di salvataggio è ’troppo rischioso’ e Atene potrebbe aver bisogno di un ulteriore ristrutturazione del debito con conseguente ulteriore esborso da parte dei partner europei. Insomma, detto in parole povere, il piano di recupero promesso dalla Grecia è troppo ambizioso per il governo greco, e le nuove elezioni fissate per fine aprile – inizio maggio non fanno ben sperare.

Eppure il deficit greco nei primi mesi del 2012 è diminuito del 53% rispetto allo stesso periodo del 2011. Questo si è tradotto in un guadagno di 495 milioni di euro, anche se resta lontano l’obiettivo degli 879 milioni del governo. Allora come si spiegano le previsioni negative al rialzo sulla possibilità greca di farcela? Attenzione, fanno notare gli analisti, questa diminuzione è soprattutto dovuta alla riduzione della spesa nel Programma pubblico d’investimento, qualcosa come 251 milioni in più di tagli alla spesa. Inoltre, cifre alla mano, il prelievo fiscale del paese è diminuito del 13,7% in un Paese già di per se affetto da un’evasione tra le più alte in Europa. Insomma, a ben guardare, la riduzione del deficit è servita soprattutto a sponsorizzare la nomina del vice ministro alle Finanze Philippos Sachinidis a ministro in pectore e poco altro.

Sta di fatto che secondo gli analisti e i grandi investitori, l’ipotesi di un terzo bailout per la Grecia è tutto tranne che irrealizzabile. O meglio, forse sarà anche irrealizzabile, ma potrebbe dimostrarsi necessaria per dare altro ossigeno al Paese. Pacific Investment Management Co., che amministra il più grande bond fund del mondo, si è detta ’cauta’ di fronte all’effettiva messa in salvo di Atene, e se lo dicono loro bisogna crederci. “La montagna da scalare è ancora molto ripida”, ha detto con un’eloquente immagine Harvinder Sian, stratega senior della Royal Bank of Scotland Group Plc a Londra. Insomma, per sua stessa ammissione, l’attuale piano di salvataggio internazionale “non fa niente di sostanziale per mettere la Grecia su un percorso sostenibile. Un terzo bailout sarà necessario”.

La speranza, piuttosto difficile nei fatti, è che nelle capitali europee questa premonizione sia passata inosservata. A Bruxelles non è stato certo questo il caso. Basta una memoria corte per ricordare le difficoltà, politiche, diplomatiche e anche sociali, affrontate in tutta Europa per far passare un secondo bailout approvato dopo settimane intense di gestazione fatte di promesse greche, summit su summit e migliaia di fogli di report e dossier. Eppure il panorama che si sta profilando in questi giorni è lo stesso dello scorso luglio, quando si sapeva benissimo che il primo bailout (allora 110 miliardi di euro) non sarebbe servito ad un granché. Oggi l’Europa ha scucito altri 130 miliardi, ma prima ancora che finiscano tutti nelle tasche di Atene, gli esperti dicono già che non basteranno. Con molta probabilità, si tornerà a parlare (per la terza volta) di default da una parte ed Eurobond dall’altra.

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