Impasse sul glifosate

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Niente decisione al comitato di esperti dei 28 Stati membri a Bruxelles in occasione del voto sul rinnovo dell’autorizzazione all’uso del glifosate per un massimo di 18 mesi.
Non è stata raggiunta la maggioranza necessaria, la palla passa alla Commissione europea. A pesare al momento del voto sul rinnovo dell’autorizzazione all’uso del glifosate sono state le astensioni di sette Paesi, fra cui l’Italia, insieme a Francia e Germania, poi Austria, Grecia, Portogallo e Lussemburgo. Malta è stato l’unico Paese a votare contro, mentre gli altri 20 Paesi Ue hanno votato a favore.

Commissione chiama Stati Ue a loro responsabilità
L’esecutivo europeo ha palesato la propria volontà di non voler decidere al posto degli Stati membri. Il collegio dei Commissari europei ha deciso a Strasburgo di rimandare la decisione in appello al Comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi (sezione fitosanitari) (Paff) – composto da esperti nazionali in materia – che dopo sul disaccordo di fine maggio dovranno cercare nuovamente una posizione comune. Se tale maggioranza non sarà raggiunta, il compito di decidere spetterà allora alla Commissione europea, secondo la stessa procedura, che vale sull’import di organismi geneticamente modificati, in presenza di una “non decisione” da parte dei Paesi Ue.

30 giugno scade autorizzazione
Il prossimo 30 giugno scadrà l’autorizzazione attuale all’uso del glifosate nel’Unione europea. Nel caso in cui l’esecutivo Ue, se continuasse lo stallo dei governi dei 28, decidesse di non rinnovare il permesso per altri 18 mesi, gli Stati membri avranno un massimo di 6 mesi per esaurire le scorte ancora in vendita e un massimo di 18 mesi, in totale, per fare uso di quelle già acquistate. Secondo quanto riferisce Greenpeace, solo quest’anno l’esecutivo Ue ha già esteso le licenze di 37 agrofarmaci.

Lettera produttori a Juncker
“Rinnovare l’autorizzazione all’uso del glifosate, altrimenti si rischia di minare tutto il sistema di sicurezza alimentare nell’Ue ed in particolare il ruolo dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare”.
Lo scrivono in una lettera al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, le organizzazioni agricole e cooperative dell’Ue (Copa e Cogeca) che riuniscono oltre 23 milioni di produttori e 22mila cooperative in Europa.
Nella lettera le associazioni scrivono che “non autorizzare la sostanza attiva del glifosate può avere un impatto negativo sul clima e sul territorio, in quanto il suo uso riduce sostanzialmente la necessità di lavorare la terra con meno emissioni gas serra e una minore erosione del suolo”. Il ritiro della sostanza attiva poi “creerebbe serie distorsioni di mercato mettendo in pericolo la competitività degli agricoltori europei” in quanto i produttori extra-Ue potrebbero continuare a usarla.

Agrofarma a favore del glifosate
L’associazione sottolinea che non ci sono evidenze scientifiche che giustifichino la riduzione del periodo di autorizzazione rispetto agli ordinari 15 anni e che le prove a sostegno del rinnovo dell’autorizzazione sono chiare e inconfutabili, nonché sostenute dalle autorità regolatorie di tutto il mondo e non solo europee. Secondo Agrofarma, inoltre, il mancato rinnovo dell’autorizzazione indebolirebbe gravemente l’architettura e l’autorevolezza del sistema scientifico di autorizzazione e di controllo di tutti gli agrofarmaci.

Che cos’è il glisofato
Presente in oltre 750 diserbanti, il glifosate è una sostanza attiva brevettata nei primi anni ’70 dalla Monsanto ed utilizzata come erbicida ad ampio spettro ed è presto diventato una delle sostanze più vendute. Allo scadere del brevetto, nel 2000, il glifosate è stato commercializzato da molteplici aziende e diverse centinaia di prodotti fitosanitari contenenti glifosate sono attualmente registrati in Europa per l’utilizzo nel settore agricolo. Il prodotto è diffuso soprattutto nei Paesi che permettono la coltivazione degli organismi geneticamente modificati, poiché le piante Ogm sono resistenti alla sostanza e ne permettono l’utilizzo senza danni evidenti anche dopo la semina.

(Pubblicato su Agronotizie.it)

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