Il Patto Atlantico guarda al Pacifico

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L’Indro.it
Dall’Atlantico al Pacifico. L’attenzione della Nato, alias Patto atlantico, si sta lentamente spostando sempre più ad Est, lasciando indietro uno dei due capisaldi che hanno portato alla sua stessa nascita: la vecchia Europa. Nella cabina di regia dell’organizzazione internazionale restano gli Stati Uniti, che stanno orientando la propria attenzione militare (e non solo) proprio sul versante orientale, complice la rapida espansione militare (e non solo) della Cina. La parola fine potrebbe arrivare con il ritiro delle truppe Nato dall’Afghanistan alla fine del 2014, e con essa potrebbe iniziare un nuovo e inatteso inizio.
Nessuna sorpresa visti i tempi e lo scacchiere mondiale cambiato. Nata con lo specifico scopo di proteggere l’Europa dalla minaccia comunista sovietica, la Nato sulla carta non avrebbe più senso di esistere già da tempo. Se non fosse che tutta una serie di missioni militari nel vicino Medio Oriente l’hanno tirata in campo in più riprese. Da ultima, la missione in Libia, guidata da Gran Bretagna e Francia ma proprio sotto la bandiera della Nato e condotta con successo nonostante l’astensione in sede Onu di Paesi come la Germania. Sta di fatto che anche in quest’occasione, il clima all’interno dell’Alleanza non era più quello di una volta. Questo perché, oltre allo scacchiere mondiale, sono cambiati anche i ruoli degli attori in campo e gli interessi degli Stati Uniti. I critici, hanno visto dietro il ’fate pure’ dato alla Francia e alla Gran Bretagna in occasione della missione libica, la visione del Paese di Muammar Gheddafi come ’non al centro’ degli interessi statunitensi, quindi, in parole povere, della Nato stessa.

Manifesta anche in più di un’occasione l’avversione degli alti graduati dell’esercito a stelle e strisce ad un rinnovato impegno militare nella zona. “L’Europa deve diventare da consumatore a produttore di sicurezza”, ha detto più volte l’allora Segretario alla Difesa americano Robert Gates, esortando gli Stati europei a fare di più sia in termini di uomini che di mezzi nelle missioni militari intraprese. E da un certo punto di vista, gli si potrebbe pure dare ragione, se non fosse che la filosofia stessa della Nato è stata per molto tempo quella di evitare inutili doppioni nei propri contingenti. Ciononostante, le affermazioni di Gates non potevano essere prese che come un preludio ad una emancipazione forzata dell’Europa.

D’altronde i tempi affinché l’Unione europea provveda da sè alla propria sicurezza potrebbero anche essere maturi. Da questo punto di vista, il Segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen sembra avere le idee chiare: i Paesi europei si devono ’specializzare’ in modo da formare una compagine militare autonoma e completa in grado di intervenire in missioni vicine e sensibili come quella in Libia e forse presto, chissà, in Siria. Inutile dire a questo punto che l’Europa avrebbe bisogno di una coordinazione strategica euro centrica che vada al di là dei compiti e delle competenze della Nato stessa.

Ad andare in questa direzione ci aveva provato la Baronessa Lady Ashton a capo del Servizio di Azione esterna dell’Ue, branca della Commissione europea creata ad hoc dal trattato di Lisbona che da all’Unione un volto unico all’estero e, in teoria, una mano sola anche in situazioni di emergenza. La proposta finita sul tavolo nei mesi scorsi era quella di creare un nuovo centro di coordinamento militare che potesse appunto dirigere le forze dei vari Paesi Ue implicati in una missione comune come in Libia. Tutti d’accordo, Italia compresa, la proposta si è infranta sullo scoglio della Gran Bretagna, che ha detto No sia per ragioni di “spese inutili” sia, appunto, per non “creare doppioni con la Nato”.

A questo punto sarebbe interessante riproporre la questione a Londra, proprio in vista del summit di Chicago della Nato il prossimo maggio. La domanda dell’Europa dovrebbe essere una sola: quanto è ancora interessata ad investire in Europa l’Alleanza Nord Atlantica? Il rischio concreto che si potrebbe materializzare nei prossimi anni è quello di un’organizzazione con un piede in Europa ma tutto il resto altrove. E, purtroppo, la Siria è sempre più vicina.

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