Hollande rischia di bisticciare con Cameron per la Thatcher

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L’Indro.it

Dopo il ’bisticcio’ con Angela Merkel sugli Eurobond, il nuovo Presidente francese François Hollande rischia di innervosire anche David Cameron per la questione del ’rebate’. Anche se non si sa ancora chi la spunterà, una cosa è certa: per dire se Hollande faccia bene o male all’Europa è ancora presto, ma di sicuro non risulta indifferente.
Parliamo di ’UK rebate’, ovvero il rimborso che ogni anno la Gran Bretagna prende per il mancato utilizzo dei fondi europei destinati all’agricoltura. Negoziato nel lontano 1984 dalla ’Lady di ferro’ Margaret Thatcher, il rebate si basava sul fatto che la Gran Bretagna, viste le caratteristiche della propria economia, utilizzava un’esigua parte di questi fondi in un periodo in cui la spesa per l’agricoltura costituiva l’80 per cento dell’intera spesa comunitaria. In quegli anni la Thatcher costrinse i partner europei ad accordare questo rimborso a Londra dopo l’accanita battaglia ’Give my money back’ che minacciava di ’distruggere’ tutto se la Gran Bretagna non fosse stata accontentata. Come risultato Londra si porta a casa ogni anno 2,7 miliardi di sterline (3,4 miliardi di euro) puliti puliti, poco importa che la percentuale di fondi europei destinati allo sviluppo rurale sia drasticamente diminuita.

Sta di fatto che in un questi giorni oltre la Manica si stanno mettendo le mani avanti: “che ad Hollande, nella sua smania di riformare l’Europa, non venga in mente di toccare l’UK rebate”. A suonare la carica ci pensano alcuni deputati del neonato gruppo euroscettico alla Camera dei Lords, ’Fresh Start’, che starebbero galvanizzando il, secondo loro, troppo tenero Premier Cameron a “difendere gli interessi britannici a Bruxelles in modo più aggressivo”. La paura è proprio che a Parigi si tiri fuori la calcolatrice e si dimostri che il rebate non è più aggiornato e quindi andrebbe ritoccato.

Durante la presidenza di Nicolas Sarkozy vigeva il tacito accordo tra GB e Francia che vedeva da una parte il mantenimento del rebate e dall’altra nessuna obiezione ai cospicui fondi europei che finiscono in terra francese ogni anno. Per questo la Gran Bretagna sta cercando di far passare il messaggio, per il momento in modo soft, che mettere le mani sul rebate vorrebbe dire farlo anche al capitolo primo della Politica agricola comune (PAC) che prevede, al momento, diretto supporto ai contadini europei. La deputata inglese Andrea Leadsom ha chiarito che “con l’Eurozona in assoluta crisi, l’impatto su tutte le economie europee sarà disastroso. Dobbiamo davvero iniziare a reagire”.

Insomma un compito davvero non facile per Cameron che deve, da un alto difendere gli interessi britannici in Europa, dall’altro mediare con i partner europei e, in mezzo, tenere testa al robusto fronte oltranzista anti Ue che si è sviluppato oggi più che mai nel parlamento di Londra. Di sicuro il Premier inglese non potrà fare come Tony Blair, che nel 2005 accordò un taglio al rebate di 7 miliardi di sterline per un periodo di 7 anni. A meno che non voglia essere accompagnato fuori dal numero 10 di Downing Street con la scorta.

La revisione della Politica agricola comune sta tenendo banco proprio in questi mesi in Europa, con ogni Stato membro impegnato a trovare il modo di guadagnarci il più possibile e di perderci il meno possibile. Ed è qui, complice la crisi economica, che una richiesta di rivedere l’ammontare dell’UK rebate potrebbe scattare. D’altronde le intenzioni di Hollande di favorire la crescita in Europa a discapito dell’austerità a tutti i costi voluta finora dalla Germania, avrà di sicuro un prezzo. E questo prezzo, potrebbe essere proprio il buon rapporto con l’altra parte della Manica.

 

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