Hollande, lo spauracchio dei mercati

0

L’Indro.it
Possibile che l’eventuale vittoria di François Hollande all’Eliseo faccia così paura ai mercati? Dati alla mano, si. Nemmeno il tempo di festeggiare la parziale e momentanea vittoria nei confronti del Presidente in carica Nicolas Sarkozy (+ 1,4% al primo turno), il candidato socialista è stato subito accusato di essere all’origine del panico dei mercati, del crollo delle borse europee e di aver assestato il colpo dei grazia all’Eurozona stessa. Insomma, a quanto pare Hollande sarebbe l’uomo nero.
La borsa di Milano chiude lunedì con perdite del 3,8%. L’indice Ftse Mib ha segnato un -3,83% a 13.849 punti, con lo spread ritornato a livelli guardia intorno a quota 410 punti. In netta flessione anche Francoforte (-3,41%); in rosso Amsterdam (-2,83%) che risente dell’incertezza politica, male Londra (-2,1%). Si adeguano ai ribassi le piazze di Lisbona (-1,94%) e Madrid (-3%).

Insomma, le borse di mezza Europa franano, o quasi, e tutti guardano a Parigi. Ma non a Nicolas Sarkozy, Presidente della Repubblica francese da 5 anni, bensì al suo rivale come se con la vittoria, di misura e solo al primo turno di domenica scorsa, avesse innescato una bomba ad orologeria nel cuore stesso dell’Euro. Ma cosa ha fatto per meritarsi questo spauracchio Hollande? O meglio, cosa ha detto?

Sostanzialmente ha detto una cosa soltanto: “Se eletto, rinegozierò il fiscal compact con Bruxelles”. Nella testa del candidato socialista, i parametri previsti dal nuovo trattato di bilancio comunitario, più che varato ’partorito’ dai capi di Stato e di Governo a Bruxelles lo scorso marzo, rappresenta una camicia di forza attorno alla malata Europa, un vincolo magari ne evita il crollo totale, ma al tempo stesso ne impedisce la crescita facendola sprofondare in piena recessione. Da un certo punto di vista, Hollande non ha tutti i torti. Il nuovo trattato di bilancio è stato raggiunto secondo la linea tedesca dell’austerità a tutti i costi e con davvero poca attenzione alla crescita di un continente con il segno negativo da almeno un biennio – tanto a ben guardare, a Berlino la crescita è assicurata. Da qui ecco le misure di austerità severissime imposte ai Paesi meno virtuosi (Grecia, Spagna e Italia) fatte di tagli al pubblico impiego, alle pensioni e alla spesa sociale.

Visto che il vento della crisi sta lambendo i confini della Francia da un un po’ di tempo oramai (ricordiamo che Parigi è stata scippata della tripla A nei mesi scorsi), il candidato socialista ha detto No. Un No più che comprensibile in campagna elettorale, ma che i mercati non hanno di certo gradito.

La fiducia nell’establishment politico e nella sua capacità di mantenere conti e bilanci sotto controllo è stata una condizione indispensabile per arrestare il vortice speculativo che ha stritolato la Grecia nei mesi scorsi e fatto tanta paura all’Italia prima dell’arrivo di Monti. Messa in dubbio l’austerità sulla quale questa fiducia si basa, ecco che la fiducia stessa se ne va a farsi friggere. Tuttavia è anche vero che, al di là della relativa calma di questi mesi, i risultati della tattica messa in pratica dall’Eurozona dallo scoppio della crisi finanziaria non ha dato i risultati sperati.

Con le sue parole Hollande ha infatti messo il ditino proprio nella ferita della strategia made in Germany: con l’austerità non si cresce, e senza crescita (almeno in questo sistema economico mondiale) non si va da nessuna parte. Tuttavia minacciare di far crollare tutto il giorno dopo l’eventuale elezione non è stata una trovata geniale. La storia insegna che dalle crisi se ne esce con il tempo, passi calmierati e qualche sacrificio.

Probabilmente Monsieur Hollande avrebbe fatto meglio a far intendere le proprie intenzioni senza dare i pugni sul tavolo, nonostante i toni della campagna elettorale. Più o meno è quello che sta provando di fare, forse un po’ troppo timidamente, Mario Monti, facendo di tutto per inserire la parola ’crescita’ nei trattati europei e nelle lettere ufficiali inviate agli altri vertici delle istituzioni. È vero, Hollande potrebbe imprimere una sonora accelerazione alla ripresa dell’economia europea, ma per dirla con una citazione cinematografica…”there will be blood”.

Leave A Reply