Grecia, vola nei sondaggi il partito degli antieuropeisti. Samaras probabile nuovo premier

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Ilfattoquotidiano.it
Grecia, fallimento ed elezioni. Tra tagli, default e scioperi di massa, la Grecia veleggia verso le elezioni. Ad Aprile il nuovo Premier sarà molto probabilmente Antonis Samaras, leader di New Democracy (centrodestra). Lo premia la sua posizione contro le misure d’austerità volute dall’Ue.  Mariano Rajoy aveva fatto lo stesso in Spagna, dopo essere stato eletto si è rimangiato tutto. Intanto la Troika (Ue, Bce e Fmi) resta in attesa della sua firma sulla lettera d’intenti con cui si impegna a implementare le riforme anche dopo le elezioni.

L’importante è essere eletti. Mentre l’intera Grecia rischia di andare a fondo, la disoccupazione è a record storici e l’intera popolazione è costretta all’ennesimo giro di vite in termini di salari, welfare e pensioni, Antonis Samaras, leader del partito di centro destra New Democracy (Nuova democrazia, ndr) vola nei sondaggi, e con le elezioni alle porte sarà molto probabilmente il prossimo Premier greco.

Per salvare il Paese il parlamento greco non ha trovato meglio da fare che andare verso elezioni anticipate, probabilmente già l’8 di aprile. La data originale, ottobre 2013, è apparsa all’improvviso troppo lontana, almeno per chi, come Saramas, vuole raccogliere subito i frutti della sua ferma opposizione alle misure di austerity approvate dal governo e volute dalla Troika (Ue, Bce e Fmi). Il leader di New Democracy  non ha perso infatti occasione di criticare i tagli al settore pubblico, agli stipendi e alle pensioni, tre forti No che lo hanno fatto schizzare al 31 per cento nei sondaggi (contro il misero 8 per cento dei socialisti). Insomma, un po’ come dire all’assetato che non è giusto togliergli l’acqua.

Purezza d’intenti oppure opportunismo politico? A ognuno la sua interpretazione, ma sta di fatto che l’opposizione di Saramas al ridimensionamento delle pensioni greche ha quasi fatto saltare l’accordo tra il Premier Papademos e i leader dei tre partiti principali, lui, George Papandreou e George Karatzaferis. E che dire di quanto affermato cinque minuti dopo il faticoso accordo raggiunto ad Atene nella nottata del 13 febbraio: “Le misure adottate andranno rinegoziate dopo le elezioni”? Puro populismo oppure verità detta tra i denti che confessa l’unico intento di accaparrarsi i 130 miliardi di fondi europei per poi non rispettare i patti? Sta di fatto che la firma di Samaras sulla lettera d’intento con cui la Grecia si impegna a implementare le riforme anche dopo le elezioni di aprile deve ancora arrivare. Fonti interne a New democracy rassicurano: lo farà entro la serata. Giusto in tempo per l’Eurogruppo di questa sera e, per catalizzare ancora un po’ l’attenzione dei greci.

Si perché le parole di Samaras, anche se erano sicuramente piaciute in madre patria dove ormai è scoppiata la caccia alle streghe dei responsabili del quasi defaul greco e si bruciano bandiere, non sono di certo risultate gradite a Bruxelles, dove il Commissario Ue agli Affari economici Olli Rehn ha precisato che il voto del parlamento greco è solo una delle condizioni che l’Eurogruppo ha posto alla Grecia prima di sbloccare gli aiuti”. E non devono nemmeno essere piaciute a Berlino, dove Philipp Roesler, ministro dell’economia tedesco, ha detto nei giorni scorsi che “è fondamentale attendere l’attuazione delle riforme strutturali perché la meta resta ancora molto lontana”.

Insomma l’opposizione di Samaras alle manovre lacrime e sangue sembra premiare, almeno politicamente, visto che sempre meno politici vogliono metterci la faccia. Il Premier Lukas Papademos ha annunciato in questi giorni che ci sarà presto un rimpasto tra le fila del Governo. A quanto pare almeno sei poltrone, fra ministri e sottosegretari, saranno sostituite con dei tecnici, ovvero persone che non dovranno pagare alle urne lo scotto delle decisioni impopolari che saranno costretti a prendere. Italia e Monti docet.

Di sicuro Antonis Samaras non è l’unico caso in Europa di “populismo da crisi”. L’attuale Premier spagnolo Mariano Rajoy, a capo della formazione di centrodestra che ha mandato a casa José Luis Rodríguez Zapatero dopo 6 anni di governo socialista nel dicembre 2011, aveva stravinto alle elezioni anticipate spagnole promettendo lavoro, fortuna e, soprattutto, niente nuove tasse. Gli sono bastate due settimane di governo per fare un passo indietro e alzare le imposte, l’unica strada per evitare una nuova impennata dello spread, come si é giustificato il suo team economico. “José Zapatero ci aveva messo sei anni a compiere la sua brusca virata e fare tutto il contrario di ciò che aveva sempre promesso. A Mariano Rajoy sono bastati solo sei giorni”, ha scritto El País. Quanto ci metterà in Grecia Antonis Samaras?

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