Grecia verso l’uscita dall’Euro? E in Europa cosa cambia?

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 Si avvicina l’uscita della Grecia dall’Euro. Il crollo dei negoziati tra i partiti greci all’indomani delle elezioni nel Paese aggravano la condizione finanziaria di Atene. I mercati internazionali hanno accusato il colpo con perdite sostanziali in tutte le principali borse europee. L’instabilità politica impedisce al Paese di prendere le misure indispensabili a soddisfare i dettami della Troika (Ue, Bce e Fmi) alla base dei prestiti internazionali. L’aggravamento del debito e del deficit del Paese potrebbe presto obbligare il Paese a uscire dalla moneta unica per poter svalutare la “nuova dracma” e rilanciare la propria competitività (soprattuto nel turismo), cosa impossibile all’interno della moneta unica.
 Non rassicurano le raccomandazioni di Bruxelles. Nonostante le parole del presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Junker (“La Grecia continuerà a far parte dell’euro”) e del Commissario Ue agli Affari monetari Olli Rehn (“Vorremmo che la Grecia rimanesse nell’euro e torni a crescere con una solida finanza pubblica”), l’Ue non si dimostra unita nel voler mantenere la Grecia all’interno dell’Eurozona. Alle indiscrezioni trapelate da Berlino in settimana, circa la possibilità di “andare avanti anche senza la Grecia”, alcune dichiarazioni a margine dell’Eurogruppo e dell’Ecofin di questa settimana non lasciano spazio a dubbi: i ministri europei sono più che divisi sulle sorti del Paese ellenico. Tra le dichiarazioni più dure, quella del ministro austriaco Maria Fekter, secondo la quale per la Grecia ”uscire dall’Euro non è possibile, ma è possibile uscire dall’Unione europea”. Duro anche i commento del ministro svedese delle Finanze, Anders Borg: “Il risultato delle nuove elezioni porterà probabilmente la Grecia al capolinea”.

L’uscita della Grecia indebolirebbe l’intera moneta unica. Anche se gli stessi economisti internazionali sono in disaccordo sulla convenienza di mantenere la Grecia all’interno dell’Euro, su una cosa sono tutti sicuri: il primo effetto dell’uscita di Atene dall’Eurozona avrà effetti negativi su tutto il sistema. Questo perché l’Euro si dimostrerebbe agli occhi dei mercati e dei grandi investitori non più come una moneta indistruttibile ma come un “accordo di cambio”, ovvero la situazione in cui alcuni Paesi scelgono di vincolare il tasso di cambio delle rispettive valute mantenendo la sovranità monetaria. Questo avrebbe ripercussioni sul sistema finanziario mondiale in quanto l’Euro non ispirerebbe più l’attuale fiducia né tanto meno i singoli Paesi, che potrebbero essere all’occasione sospettati di avviarsi volontariamente verso il default per poter svalutare.
Un danno per tutti, Paesi del Nord e del Sud, Italia compresa. I Paesi del Nord, i cosiddetti “falchi a tripla A” pagherebbero l’uscita dalla Grecia soprattutto a seconda del livello di esposizione delle proprie banche in titoli e bond greci (è il caso della Germania con forti interessi nelle banche greche). I Paesi del Sud (come l’Italia) dovrebbero pagare tassi d’interesse più alti sul loro debito dal momento che chi investe in questi Paesi si assume un rischio maggiore dal momento che questi potrebbero seguire l’esempio greco ed uscire dall’Euro. Questo a sua volta aumenta il rischio speculazione con conseguente aumento dei rendimenti.
Incognita Francia. Che ruolo giocherà Hollande? Il nuovo Presidente francese durante la sua visita a Berlino ha confermato alla Cancelliera Angela Merkel che intende rinegoziare il fiscal compact (il nuovo trattato di bilancio europeo) firmato a Bruxelles lo scorso marzo. “Integrare la crescita nel trattato”, questo è l’obiettivo di Hollande, che intende “mettere tutte le idee sul tavolo e vedere come possono essere messe in pratica”. “Senza crescita non possiamo rispettare gli impegni che ci siamo prefissati in termini di riduzione del debito e del deficit”, ha dichiarato il neo presidente francese. In campagna elettorale Hollande aveva promesso di portare il deficit al 3% nel 2013 e di presentare i bilanci in pareggio entro il 2017. Meno rosee le previsioni della Commissione della scorsa settimana, secondo le quali senza addizionali misure la Francia raggiungerà un deficit del 4,2 % l’anno prossimo. La riforma Hollande a Bruxelles potrebbe avere effetti inaspettati anche sulla situazione della Grecia e, di conseguenza, sull’intera tenuta dell’Eurozona.

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