Grecia, “prima colonia della nuova Europa”

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L’Indro.it
Con il via libera alla seconda tranche di aiuti ottenuta dalla Grecia dopo la riunione dell’Eurogruppo di ieri, ad Atene si potrebbe stappare lo champagne. Non lo si fa prima di tutto per rispetto alle migliaia di persone che hanno perso il lavoro, si sono ritrovati con lo stipendio tagliato di quasi la metà o la pensione rimpicciolita, ma anche perché i dettagli di questo accordo fanno tutto tranne che sorridere. È vero, il Premier greco Lucas Papademos e il ministro delle finanze Evangelos Venizelos si sono detti “molto soddisfatti”, ma potevano dire altro? Non di sicuro dopo aver strappato l’assegno da 130 miliardi di euro agli altri Paesi dell’Eurozona ma, è il caso di dirlo, a che prezzo.

Prima di tutto non si tratta di un assegno unico, ma di un conto “bloccato” ovvero su garanzia: i soldi verranno erogati piano piano da qui al 2014 e solo a condizione che Atene si attenga ai patti concordati in questi giorni in termini di riforme, tagli e privatizzazioni. Se si sgarra, il rubinetto viene chiuso. Bene, ma allora basterà mantenere le promesse. Sarebbe troppo facile. L’accordo di ieri tra i ministri di Eurolandia ha approvato la dura proposta olandese di lasciare nel Paese una rappresentanza permanente della “famigerata” Troika, termini che ad Atene avrà ormai assunto il significato di un insulto ma che in realtà è composta da rappresentanti dell’Ue, della Bce e del Fmi. Insomma, “osservati speciali in casa propria” direbbe qualcuno. Una linea dura che i leader greci, con un debito al 160 per cento e 240 miliardi di euro incassati in aiuti, non potevano proprio ostacolare.

Sta di fatto che ci troviamo di fronte ad un Paese in profonda crisi economica e sistemica, con il tasso di povertà in costante aumento, le cui linee di bilancio e di budget vengono dettate da oltre confine e con una presenza fisica dei controllori al suo interno con diritto di tagliare i viveri in ogni momento. Una posizione che si potrebbe definire in molto modi, ma che l’economista del Financial Times Wolfgang Munchau ha etichettato come “prima colonia della nuova Europa”. Un paragone sicuramente forte ma che rende al meglio lo stato di dipendenza quasi totale della Grecia nei confronti dei propri partner europei. E non solo dal punto di vista economico.

Le recenti sortite del ministro di ferro alle finanze tedesco Wolfgang Schäuble circa l’infelice idea della Grecia di andare alle urne il prossimo aprile, ha fatto alzare la testa anche a quanti, per paura delle ritorsioni finanziarie, ad Atene la tenevano ben bassa. Al di là del fatto che si potrebbe essere d’accordo con il ministro tedesco (lo stesso Mario Monti oggi a Bruxelles ha lasciato intendere che forse sarebbe meglio un governo tecnico), le parole di Schäuble suonano come una chiara intromissione alla politica interna greca, giuste o sbagliate che esse siano. Parole che, viste le bandiere tedesche che già bruciano ad Atene, forse sarebbe stato meglio non pronunciare.

Il clima di sfiducia nella politica greca, e nei suoi leader, è così ormai radicata in Europa, che si cerca di mettere tutto per iscritto, a partire dalla promessa del molto probabilmente nuovo Primo ministro greco Antonis Samaras di mantenere fede agli impegni presi dai suoi predecessori. Un clima che non è sfuggito nemmeno oltre oceano, dove Robert J Samuelson scrive sul Washington Post che il “significato della Grecia è andato oltre la crisi finanziaria”. Secondo l’editorialista, si tratta di una crisi vera e propria del welfare così come lo abbiamo sempre inteso, messo sotto scacco da spread, bond, swap e così via.

Di riflesso in Europa, specie nei Paesi che temono di seguire la Grecia nella roulette russa dei sorvegliati speciali, si sta sviluppando il movimento “We’re All Greek Now!”, che vuole difendere la dignità di un popolo a partire dalla sua libertà ad indire libere elezioni quando gli pare e piace (al di là delle effettiva dubbia convenienza attuale). Il 1 marzo la parola spetterà ai capi di stato e di Governo che si riuniranno a Bruxelles. Sul tavolo, ancora la Grecia.

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