Grecia, in o out

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Lindro.it
 C’è chi la vuole dentro, c’è chi la vuole fuori, c’è chi la vuole un po’ dentro e un po’ fuori. Parliamo ancora di Grecia, il cosiddetto ’tallone d’Achille’ di un’Europa che stenta a guarire da una crisi economica opprimente e contro la quale i fondi salva Stati e i nuovi patti di bilancio si stanno rivelando inutili. Ennesimo capitolo della saga Atene è stato l’Eurogruppo di ieri e l’Ecofin di oggi a Bruxelles, infinite tavole rotonde attorno alle quali ormai si è detto di tutto.
 Nel tentativo di far chiarezza è intervenuto il dimissionario Presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker, che ieri notte in conferenza stampa ha scandito di fronte ad una platea di giornalisti assonnati che “la Grecia continuerà a far parte dell’euro”. “Vogliamo mantenere la Grecia nell’euro e faremo tutto il possibile perché ciò accada”, ha ribadito Juncker tentando di svegliare la sala. “E’ un non senso parlare di Grecia fuori dalla moneta unica”. “Non mi piace questo modo di trattare la Grecia”. “Io sono contrario, non contemplo neanche per un secondo l’ipotesi che la Grecia lasci l’euro, è un’assurdità, è solo propaganda. Siamo 17 Stati membri, co-proprietari della nostra moneta comune. Bisogna evitare di offendere la democrazia greca”.

Se non fosse che in giornata si era detto tutto e il contrario di tutto, gli si sarebbe potuto anche credere. Ma dopo che un collega di Juncker, precisamente il Ministro delle Finanze austriaco, Maria Fekter, aveva detto, rispondendo alla domanda sull’eventualità dell’abbandono della moneta unica da parte del Paese ellenico, che “uscire dall’euro non è possibile, ma è possibile dall’Unione europea”, è difficile prendere per buone le rassicurazioni del lussemburghese. E ad alimentare i dubbi ci ha pensato oggi il Ministro svedese delle Finanze, Anders Borg, secondo cui “il risultato delle nuove elezioni porterà probabilmente la Grecia al capolinea”. Secondo lo svedese “la Grecia deve decidere se vuole attuare questi accordi, magari con delle modifiche accettabili di aspetti minori, o se preferisce lasciare l’Eurozona”. Gli aveva fatto eco, anche se in modo meno catastrofico, il solito Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble secondo il quale “il voto anticipato in Grecia non cambia la situazione” e “Atene deve attuare il suo programma per rimanere nell’euro com’è nella volontà della maggioranza dei suoi cittadini”.

Ma allora i Ministri dei 27 vogliono davvero cacciare la Grecia? A spostare nuovamente la lancetta sul No ci ha pensato addirittura il commissario al Mercato interno, Michel Barnier, dopo l’Ecofin: “Il popolo greco sarà di nuovo consultato: sono loro che hanno nelle mani il destino della Grecia”. Il Commissario ha ammesso che “gli sforzi richiesti da Ue, Bce e Fmi sono enormi, al limite del sopportabile, ma è meglio che il popolo greco affronti queste difficoltà nel quadro di una disciplina e solidarietà europea”.

Di certo non aiuta il definitivo collasso dei negoziati di formazione del nuovo Governo ad Atene. I principali leader greci, Samaras, Venizelos, Tsipras, Kouvelis e Kammenos non sono riusciti a trovare la sintesi e ognuno resta sulle proprie posizioni. Il primo partito Nea Dimokratia e i socialisti del Pasok, al Governo ininterrottamente dal 1974, sono osteggiati senza tregua da Alexis Tsipras, leader del Syryza, il quale, molto probabilmente, non vede l’ora di andare nuovamente alle urne ed incassare il probabile successo elettorale. Già si parla del 17 giugno come data possibile. Inutile dire che i mercati hanno già incassato il colpo e il miliardino di euro promesso da Bruxelles entro l’estate fa davvero sorridere.

A questo punto l’uscita della Grecia dall’Euro potrebbe essere una scelta che non spetterà più nemmeno Bruxelles ma ad Atene stessa. E ci si domanda già quanto potrà valere la nuova dracma.

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