Grecia, impossibile pagare le tasse

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L’Indro.it
Il sistema di riscossione delle multe emesse per evasione fiscale in Grecia fa acqua da tutte le parti. Ad ammetterlo è lo stesso Ministro delle Finanze Yannis Stournaras, appena insediatosi dopo le dimissioni flash di Vassilis Rapanos (restato in carica appena una settimana), che si è fatto due conti e si è arreso di fronte all’evidenza. Ad oggi è stato riscosso meno del 5% del dovuto e i casi pendenti in tribunale sono circa 180mila. Tra le cause un sistema informatizzato molto datato e soprattutto troppo poco personale.
Ma allora perché non assumere? Non si può, lo dicono i prestatori internazionali.
Dei 13,2 miliardi di euro di multe (il 6,2% del Pil nazionale) sono stati riscossi solo 630 milioni, ovvero il 4,77%, davvero poco. I dati si trovano sul sito stesso del Ministero, costretto ad ad ammettere la debacle. Ad esempio lo Stato non è stato in grado di prelevare nemmeno un singolo euro dei 4,8 miliardi di multa affibbiati ad Acropolis stock brokerage per lo scandalo dei bond strutturali del 2009. E a soffrirne è l’intero budget nazionale, in declino dell’1,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Soldi che ad Atene farebbero più che comodo visti i 31,5 miliardi di aiuti internazionali (parte dei 130 accordati da Bruxelles) appesi ad un filo.
Si perché proprio recentemente i ’men in black’ della Troika (rappresentati di Ue, Fmi e Bce) sono arrivati di nuovo ad Atene per accertare lo stato delle misure obbligatorie per ricevere la prossima tranche di aiuti. E il risultato non è stato positivo. Il neo primo Ministro conservatore Antonis Samaras ha dovuto ammettere di essere in ritardo rispetto alla tabella di marcia chiesta dai prestatori internazionali in termini di tagli alle spese, riforme, privatizzazioni e, appunto, lotta all’evasione fiscale. Il Ministro Stournaras ha cercato di giustificare il ritardo con “due difficili elezioni” ma ha cercato di evidenziare che se “il programma è in ritardo per alcuni aspetti è in ordine per altri”. Per tutta risposta il Ministro si è sentito dire ironicamente che non avrebbe ricevuto un caloroso benvenuto alla prossima riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles. D’altronde con l’economia in recessione per il quinto anno consecutivo, un greco su quattro a casa e le pesanti misure di austerità imposte non deve certo essere facile tirare il carretto.
Come non sarà facile ottenere una rinegoziazione delle clausole degli aiuti internazionali, anche alla luce del pessimo risultato nella lotta all’evasione fiscale (che resta stimata al 5% del Pil nazionale). Samaras punta ad avere due anni in più per centrare gli obiettivi di deficit, tagli mirati alle tasse e lo stop ai licenziamenti dei dipendenti pubblici in cambio di un’accelerazione nelle privatizzazioni. Di questo si inizierà a parlare presto a Bruxelles. Ma l’Ue non decide da sola. Un’eventuale rinegoziazione dovrà passare anche dal Fmi e quindi dalla sua direttrice la francese Christine Lagarde, che in questi mesi si sta dimostrando tutt’altro che morbida con i greci. In una recente intervista televisiva, la Lagarde ha detto di non essere nel ’mood’ di rinegoziare (non avere voglia di, nda) conservando la posizione inamovibile del Fondo monetario nei confronti della Grecia.
“I greci paghino le tasse” aveva tuonato la Lagarde a fine maggio parlando della situazione dell’economia greca, dichiarazioni che avevano scatenato un putiferio nella penisola ellenica. Sempre la direttrice del Fondo, in un’intervista a ’The Guardian’ a fine maggio, aveva detto di provare maggior compassione ed empatia per le vittime della povertà dell’Africa sub-Sahariana piuttosto che per i greci. Nessuna pietà nemmeno per i bambini: “Se sono sottoposti a tagli di risorse è perché i loro genitori non hanno pagato le tasse”, aveva detto. Apriti cielo. Tuttavia dopo i dati pubblicati sul sito del Ministero delle Finanze circa l’impossibilità di riscuotere le multe fatte agli evasori, la Lagarde deve ancora commentare. Forse aspetta la prossima riunione dell’Eurogruppo.

 

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