Grecia e Spagna, due pesi e due misure

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L’Indro.it
Due pesi e due misure. E’ difficile non dare ragione ad Alexis Tsipras, giovane leader della sinistra radicale Syriza in Grecia, quando dice che il suo Paese ha ricevuto un trattamento completamente diverso da Bruxelles rispetto a quello riservato alla Spagna. “Se la Spagna può ricevere un finanziamento da 100 miliardi di euro senza niente in cambio, perché alla Grecia viene imposto un accordo mortificante?”.
Al di là delle ideologie politiche, il ragionamento non fa una piega. Per ricevere i due bailout da 110 e 130 miliardi di euro, Atene ha dovuto sottostare alle durissime condizioni imposte dalla Troika, i rappresentanti di Ue, Bce e Fmi, che hanno perfino svolto diverse “ispezioni” nel Paese per verificare lo stato di avanzamento delle misure di austerità. Dall’altra parte, la Spagna ha ricevuto la settimana scorsa, un impegno da parte dei ministri delle finanze europei di un aiuto da 100 miliardi di euro per ricapitalizzare il proprio sistema bancario sull’orlo del collasso. Soldi puliti puliti senza alcune condizione. Già, perché?
Alla vigilia delle elezioni greche che (forse) consegneranno al Paese un nuovo governo domenica prossima, dopo il fallimento delle elezioni di maggio, i partiti politici stanno suonando la gran cassa di promesse, delusioni e speranze per spingere un elettorato stanco e strizzato all’osso a recarsi alle urne. Ed è qui che il leader di Syriza, che nel 2009 raggiungeva un misero 4,9 % ma oggi è dato per favorito alle elezioni, sembra aver messo il ditino nella piaga. Di fronte alle misure di austerità fatte di licenziamenti, tagli a stipendi e pensioni, privatizzazioni, liberalizzazioni e raddoppio di molte voci della spesa quotidiana (energia, trasporti, spese mediche), che hanno messo in ginocchio un Paese intero, la Spagna ha da pochi giorni ricevuto un finanziamento (per il momento solo la promessa) di 100 miliardi di euro per salvare Bankia e altri istituti di credito del Paese. E questo in cambio di niente. Nessuna misura di austerità, missione della Troyka o piccola postilla dell’Ue. Anche Christine Lagarde, scatenata contro “i greci che non pagano le tasse”, come dice lei, non ha aperto bocca nei confronti di Madrid.
Forse perché il premier Mariano Rajoy, che ha aspettato di avere letteralmente l’acqua alla gola prima di chiedere l’aiuto internazionale, è stato lesto e furbo a creare un fondo apposito nel quale confluiranno i 100 miliardi che verranno poi versati alle banche in difficoltà. Questo, almeno formalmente, taglia fuori il governo di Madrid da ogni responsabilità, che non può quindi essere chiamato in causa a rispettare alcuna misure di austerità. Si potrebbe pensare ad una bella furbata, ma è tutto in regola, anche se si può facilmente intuire quanto il senor Rajoy ci avesse pensato bene. A nessuno, infatti, tra i leader europei è venuto in mente di puntare il dito verso Madrid, tramite qualche blanda allusione da parte della Finlandia. “Ieri ha vinto la credibilità, la solidità e il futuro dell’euro”, ha commentato Rajoy il giorno dopo l’annuncio. Anche il governo del Regno Unito ha elogiato l’azione dell’Eurogruppo sulla Spagna. “Apprezziamo ciò che abbiamo saputo dei prestiti dell’Eurozona”, ha detto il Segretario di Stato, William Hague. Una decisione “giusta”, secondo il Premier francese Jean Marc Ayrault.
E a dire il vero non è la prima volta che la Spagna riceve un aiutino. Al Consiglio europeo dello scorso marzo, la Spagna palesò l’impossibilità di raggiungere l’obiettivo del 3% del deficit per il 2012 nonostante quanto scritto nero su bianco nel neo raggiunto accordo di bilancio europeo (fiscal compact). Gli altri leader europei, comprensivi come non mai, acconsentirono all’eccezione, e concessero al “povero Rajoy”, subentrato a Luis Zapatero lo scorso novembre, un deficit del 5,8 %. In quell’occasione quale protesta ci fu, d’altronde gli emissari della Troika erano appena tornati da Atene ancora sporchi di sangue, ma tempo un giorno e la polemica si stemperò. La Grecia, allora in piena tormenta economica visto che il secondo bailout da 130 miliardi di euro era appeso ad un filo, non osò alzare la voce.
Ma oggi Atene è in campagna elettorale. Alexis Tsipras, “giovane inesperto e inadatto a guidare il Paese” secondo il leader di Nuova Democrazia Antonis Samaras, non ha peli sulla lingua, e ha parlato pubblicamente del paradosso spagnolo. Tanto più, a voler spezzare una lancia per il giovane forse prossimo Premier greco, che a rischiare di affondare l’Euro non è tanto la piccola Grecia quanto la medio-grande Spagna.

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