Gran Bretagna sull’uscio d’Europa

0

L’Indro.it
La soluzione più facile, quando le cose vanno male, è andarsene. Lo sa bene la Gran Bretagna, dove di tanto in tanto, ultimamente piuttosto spesso, spunta la proposta di un bel referendum per uscire dall’Ue. Cavallo di battaglia dei tories ed euroscettici più intransigenti, andarsene da Bruxelles sbattendo la porta è il sogno recondito di molti politici d’oltremanica, capitanati da quel Nigel Farage, Eurodeputato dell’UK Independence Party, che a Bruxelles ci viene sempre con il naso tappato, ma i quasi 7000 euro di stipendio se li prende sempre.
Dopo il vertice europeo della scorsa settimana che, al di là dell’inflazionato ottimismo per il piano anti spread di Mario Monti, ha davvero indirizzato l’Unione europea verso una nuova direzione (unione bancaria e maggiore integrazione politica), a Londra sono tornate a cantare le sirene dell’anti Europa. La questione è semplice: l’Euro è in crisi, a Bruxelles sono tutti burocrati, ci sono Paesi che stanno bene anche fuori dall’Ue, e allora noi che ci stiamo a fare? Sembrarà esagerato, ma queste sono in parole povere le ragioni di quanti spingono affinché il Premier Cameron indica un referendum. D’altronde, come sostiene Farage, il popolo ha il diritto di esprimersi.

Questo Cameron, in effetti, lo sa bene, tant’è che in questi giorni sta lanciando messaggi a dir poco contrastanti. Di ritorno da Bruxelles ha detto che di referendum non se ne parlava. Il giorno dopo che le parole “Europa” e “referendum” possono stare nella stessa frase. In giorno dopo ancora, non si è davvero capito. Il fatto è che Cameron non può permettersi di andare alle urne adesso in piena crisi dell’Euro, dal momento che l’esito della consultazione referendaria, per un popolo mai più di tanto Europe friendly neppure in tempi di vacche grasse, sarebbe più o meno scontata.

Ma uscire dall’Ue per la Gran Bretagna vorrebbe dire uscire anche dal mercato unico, il vero cuore ad oggi dell’Unione stessa. Nei mesi scorsi i principali industriali del Paese hanno lanciato vari appelli alla classe dirigente affinché non facesse sciocchezze, snocciolando i dati della perdita dell’economia britannica in caso di uscita dal mercato unico. Si perché anche se fuori Euro e fuori Schengen (altri due piloni fondanti dell’Ue stessa), fino ad oggi la Gran Bretagna ha ber profittato del mercato unico, specie in termini di esportazioni. E anche questo Cameron lo sa bene.

Resta nella mente degli irriducibili anti europeisti il sogno del “modello norvegese”. La Norvegia, infatti, è in tutto e per tutto fuori dall’Ue, ma con Bruxelles ha accordo commerciale (EEA) che fissa le regole da rispettare affinché Oslo possa commerciare con il resto d’Europa. Ed è proprio qui che casca l’asino. Un recentissimo rapporto redatto dal governo norvegese stesso, mette in luce come questo rapporto si traduce in un’appartenenza de facto del Paese all’Ue visto l’ammontare delle clausole che bisogna rispettare, con una sola sostanziale differenza: nessun potere decisionale al tavolo europeo. Questo si traduce nella cosiddetta “fax democracy”, in quanto direttive e regolamenti vengono mandate via fax ad Oslo senza che questo abbia la minima voce in capitolo. E anche questo, tanto per cambiare il premier Cameron lo sa benissimo.

Non è un caso d’altronde che la think tank Open Europe, fondazione di “idee” apertamente euroscettica e che non perde un’occasione per criticare (anche in modo costruttivo) l’operato di Bruxelles, abbia scritto nero su bianco in un recente rapporto (“Trading places: Is EU membership still the best option for UK trade?” che alla Gran Bretagna conviene senza dubbio rimanere all’interno dell’Ue se non fosse altro per difendere i propri interessi.

D’altronde è sotto gli occhi di tutti che l’Europa sta attraversando un momento a dir poco storico. Dall’unione bancaria alla Tobin tax, dalla supervisione finanziaria ad una maggiore integrazione politica, è proprio in questi mesi che, grazie alla crisi economica, si stanno gettando le basi dell’Europa che sarà (o che non sarà). Un referendum pro o contro l’Ue a Londra vorrebbe dire chiedere ai Brits (cittadini britannici) se vogliono o meno avere voce in capitolo. Un concetto, tuttavia, che gli euroscettici stentano a digerire.

Leave A Reply