Germania declassata per colpa di Berlino

0

L’Indro.it
Il taglio dell’outlook (previsioni finanziarie) della Germania da parte dell’agenzia di rating americana Moody’s ha ricordato a tutti, Berlino compresa, quanto siano legati i destini dei Paesi dell’Eurozona. Stessa sorte è capitata a Olanda e Lussemburgo, due altri ’falchi’ della finanza europea ma non più immuni dalla crisi. Resta fuori solo la Finlandia, economia forte ma Paese piccolo. Una domanda sorge spontanea: com’è possibile? Ad eccezione dell’Olanda, che ha un bel problemino di deficit, gli altri Paesi restano lontano dalla recessione, eppure i mercati cominciano a sospettarne la stabilità. Oggi mantengono tutti la tripla A, ma domani è un altro giorno.
Per chi vive di finanza, la notizia non sorprende più di tanto. Dai guai che la moneta unica sta attraversando, con la Spagna ben al di dentro del ciclone crisi e tanti tanti dubbi sull’Italia, gli altri Paesi dell’Eurozona non potevano rimanere fuori. Questo perché le loro economie, o meglio le loro banche, sono pesantemente esposte ai sistemi creditizi dei Paesi in difficoltà, in primis quelle tedesche, che insieme alle francesi, erano e restano piene di titoli greci oggi spazzatura. Con un pizzico di cinismo, proprio questa potrebbe essere la ragione del perché il ’Grexit’ (uscita della Grecia dalla zona euro) è ancora solo una teoria.
Ma se la Germania non può permettersi di lasciar andare la Grecia (altrimenti lo avrebbe probabilmente già fatto), di sicuro ne deve pagare il prezzo. Secondo Moody’s, infatti, proprio i tedeschi e gli altri Paesi del nord Europa dovranno addossarsi la maggior parte del costo per salvare i Paesi del Sud, Grecia e Spagna in primis. Il sospetto che Madrid abbia bisogno al più presto di 28 miliardi non ha di certo aiutato. Questa presumibile spesa in uscita da parte di Berlino, la cui entità è ancora tutta da calcolare, è bastata all’agenzia americana per aggrottare le sopracciglia di fronte alla capacità dello Stato tedesco di tenere fede ai propri impegni, ovvero di pagare sempre e comunque i propri debiti (questo vogliono dire le AAA). “Il giudizio di Moody’s colpisce un Paese, la Germania, dal quale stanno provenendo buona parte degli aiuti. E posso solo aggiungere che la Cancelliera Angela Merkel ha più volte detto che le forze della Germania non sono illimitate”, ha commentato all’Ansa il portavoce del governo tedesco Georg Streiter. Parole misurate in perfetto stile tedesco da parte del portavoce che ha poi aggiunto: “Nessun dramma. I media cercano l’enfasi, ma noi non vediamo motivo per drammatizzare. Ne abbiamo preso atto”. Inutile dire che la notizia non deve aver fatto piacere.
Tuttavia prendersela solo con Grecia e Spagna sarebbe riduttivo. A questo punto della crisi anche la Germania ha le sue colpe, forse anche maggiori. L’infelice , anche se legale, decisione della Corte Costituzionale tedesca di rimandare a dopo l’estate (si parla del 12 settembre) la decisione sul fondo salva Stati Ems non è stata particolarmente felice. Questo vuol dire che nemmeno un soldo del meccanismo di stabilità europeo potrà partire a soccorrere gli istituti di credito in difficoltà prima del prossimo autunno, e la crisi è adesso. Sempre dal fondo Ems dipende inoltre il tanto acclamato piano anti spread strappato da Monti alla Merkel all’Eurosummit del 28 e 29 giugno, che resta in questo modo soltanto sulla carta.
Insomma, restano solo le intenzioni. A Bruxelles sono state gettate le basi per mosse importanti per contrastare la crisi e costruire un’Europa più solida per il futuro, come una vigilanza accentrata a livello europeo da parte della Bce, una garanzia comune per i depositi (per evitare la corsa agli sportelli) e un’autorità europea per liquidare le banche insolventi (con costi a carico anche dei detentori di azioni e obbligazioni e non solo dei contribuenti). Ma si tratta di decisioni che, come spesso capita in Europa, camminano lentamente. E, ancora una volta, la crisi è adesso. Oggi la Germania vede il proprio outlook declassato. Ma allora la colpa di chi è?

Leave A Reply